Acquedolci: Il caso dell’infermiera deceduta per il morbo della mucca pazza. Depositate le motivazioni dal Giudice del Lavoro

Morbo della mucca pazza: depositate dal Giudice del Lavoro del tribunale di Patti LUCIA MARIA CATENA AMATO le motivazioni della sentenza che riconobbe l’indennità per cure ed assistenza presentata dal marito di BENEDETTA CARROCCIO (foto in alto), l’infermiera di Acquedolci deceduta il 7 novembre 2017 poiché affetta dal morbo. La famiglia è stata assistita dall’avvocato SALVATORE CAPUTO…

Sono state depositate ieri dal Giudice del Lavoro del tribunale di Patti, Lucia Maria Catena Amato, le motivazioni con le quali, nell’aprile dello scorso anno, accolse il ricorso per ottenere l’indennità per cure ed assistenza prevista dalla legge, intentato da Benedetta Carroccio, deceduta il 7 novembre 2017, poichè affetta da un caso probabile di variante della malattia di “Creutzfeldt-Jacob”, comunemente nota come variante umana del “morbo della mucca pazza”. Dopo quasi tre anni e numerose udienze si è chiuso un procedimento che, con ogni probabilità, rappresenta un “unicum” in giurisprudenza, destinato a diventare un precedente.

 

L’avvocato Salvatore Caputo

Un ruolo determinante nell’accoglimento del ricorso presentato dall’avvocato Salvatore Caputo, con il quale è stato  riconosciuto all’ex infermiera, morta a 48 anni, il massimo dell’indennità previsto dalla legge, ha avuto la consulenza tecnica d’ufficio affidata dal tribunale al neurologo Franz Di Stefano che, nella perizia, ha scritto che “Benedetta Carroccio fosse affetta da un caso probabile di variante della malattia di Creutzfeld-Jakobal, vale a dire l’encefalopatia spongiforme bovina (Bse), volgarmente intesa “malattia della mucca pazza”, ossia un’affezione neurologica cronica, degenerativa ed irreversibile”. Nel dispositivo si legge tra l’altro, “sono da condividersi le argomentazioni scientifiche sostenute su dati oggettivi, i referti medici, agli atti, motivate su tesi scientifiche verificabili e ripetibili e studi di livello internazionale”. In particolare “il neurologo Di Stefano specifica che dall’esame delle cartelle cliniche Benedetta Carroccio fu ricoverata al Policlinico di Messina dal 23 febbraio al 13 marzo 2015, con diagnosi di sospetta encefalopatia spongiforme”. Il marito, Antonio Triolo, dovette intraprendere un’estenuante azione legale poiché non si vide riconoscere dall’Asp di Messina l’indennità per cure ed assistenza. Il diniego dell’Azienda sanitaria provinciale sarebbe stato determinato e supportato sulla scorta di una diagnosi dell’Istituto Superiore della Sanità, che classificava il caso della donna come malattia di “Creutzfeldt- Jacob sporadica probabile” e non come “variante acclarata del cosiddetto morbo della mucca pazza” e, quindi, non rientrante nella casistica suscettibile di indennizzo. Con il deposito della perizia del neurologo Franz, commissionata dal giudice allo scopo effettuare un discrimine tra quanto reclamato dalla famiglia e quanto sostenuto dall’Asp e dall’Istituto Superiore di Medicina, è stata accordata validità alla tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Caputo ovvero che, sulla scorta degli esami strumentali effettuati sulla paziente, al momento della proposizione della domanda, questa avesse pieno diritto ad ottenere l’indennizzo.

            G.L.

Edited by, sabato 9 febbraio 2019, ore 15,00. 

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