Barcellona P.G.: Il caso-Manca. Accolta la richiesta di archiviazione

Il Gip del tribunale di Roma ELVIRA TAMBURELLI ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma sull’ennesimo fascicolo contro ignoti sul caso del dott. ATTILIO MANCA (foto in alto), l’urologo barcellonese trovato cadavere il 12 febbraio 2004 nella sua casa a Viterbo. L’archiviazione segue due altri fatti importanti: il parere della Commissione parlamentare antimafia del marzo scorso e la sentenza di primo grado, del marzo 2017, con una pusher romana condannata per avere fornito all’urologo l’eroina che ne causò il decesso. Nel processo, anche secondo la pubblica accusa, emerse che il dott. Manca faceva uso di sostanze stupefacenti da quindici anni, “dapprima del tipo leggero, poi eroina” (parole del giudice SILVIA MATTEI nelle motivazioni)…

Il Gip del tribunale di Roma Elvira Tamburelli ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma sull’ennesimo fascicolo contro ignoti sul caso-Manca, l’urologo barcellonese trovato cadavere il 12 febbraio 2004 nella sua casa a Viterbo. Secondo la Direzione distrettuale antimafia dalle indagini non sarebbero emersi elementi sufficienti per avvalorare la tesi della famiglia Manca che da 14 anni si batte per dimostrare che Attilio è stato ucciso dalla mafia, secondo una loro deduzione: una tesi, infatti, che non ha mai trovato conferma nelle aule di giustizia. Da qui la richiesta di archiviazione presentata dal Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, dal Procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino e dal sostituto procuratore Maria Cristina Palaia. Richiesta di archiviazione a cui la famiglia Manca, tramite gli avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici, si è opposta.

IL PARERE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA – MARZO 2018

“Nessun rapporto tra Provenzano e Manca”. Secondo la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Rosy Bindi, “non è mai emerso alcun rapporto tra le cure approntate a Bernardo Provenzano per il suo tumore alla prostata e il dott. Attilio Manca”. Per i familiari di Manca invece il medico di Barcellona Pozzo di Gotto sarebbe stato ucciso dopo aver visitato e curato il boss di Corleone, scomparso nel 2016. La tesi però non ha trovato conferme nè nelle aule giudiziarie e nè nella relazione della Commissione parlamentare antimafia dalla quale si legge: “L’omicidio di mafia è movente che si è rivelato durante le indagini svolte dalla Procura di Viterbo privo di concreti riscontri. L’intervento chirurgico subito dal latitante a Marsiglia è stato ricostruito minuziosamente, quasi al minuto, con l’individuazione di tutti coloro che vi svolsero un ruolo (accompagnatori, soggetti che avevano prenotato le visite, personale medico e paramedico)”. Ma tra questi “non c’è l’urologo barcellonese – sottolinea la commissione antimafia -. Ammesso che Manca si trovasse in Francia nei periodi in cui il latitante era a Marsiglia, tale coincidenza (di cui non vi è prova certa) è da sola inidonea a dimostrare l’esistenza di rapporti diretti o indiretti tra Manca e Provenzano”. La commissione aggiunge che “nemmeno risulta, dalle complesse indagini svolte sul latitante, che Manca abbia comunque prestato, anche solo attraverso un consulto, la sua opera in favore di Provenzano. Né risulta che per curare il corleonese la mafia palermitana abbia chiesto ausilio a quella barcellonese. Né risulta che Provenzano abbia fatto mai ammazzare chi lo aveva riconosciuto, posto che nessuno sapeva dove si rifugiava. Né risulta accertata la presenza di Provenzano a Barcellona Pozzo di Gotto”.

SENTENZA E MOTIVAZIONI

Attilio Manca, giovane urologo di chiara fama nazionale, è morto a seguito di una dose di eroina che gli venne ceduta da Monica Mileti, una pusher romana condannata a 5 anni e 4 mesi. Lo scrive nelle ventidue pagine di motivazioni della sentenza emessa a marzo 2017, il giudice del tribunale di Viterbo Silvia Mattei. Il contenuto delle motivazioni sul “Caso Manca”, urologo di Barcellona Pozzo di Gotto trovato morto a Viterbo. “Le testimonianze raccolte – scrive il giudice Mattei – conducono univocamente a individuare in Mileti la fornitrice di stupefacenti di Manca che, è chiaramente emerso, era da circa quindici anni assuntore di stupefacenti, dal prima del tipo leggero e successivamente di eroina. La circostanza ha trovato conferma anche nell’esame tricologico, nonché nella frequentazione con l’imputata che non risulta avesse avuto altri motivi per rapportarsi con il medico”. Per il giudice, del “vizio di Manca non si ha motivo di dubitare. Gli unici elementi seriamente provati in atti sono quelli che inducono a ritenere che sia deceduto per overdose a seguito dell’assunzione volontaria di eroina acquistata da Mileti“.

Il giudice del tribunale di Viterbo Silvia Mattei, a fine marzo 2017, aveva condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di 18.000 euro di multa, Monica Mileti, l’infermiera romana, presunta pusher ed accusata di avere ceduto la dose di eroina risultata fatale al dott. Attilio Manca, l’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, in servizio all’ospedale di Belcolle (Viterbo), rinvenuto cadavere nel suo appartamento il 12 febbraio 2004. La condanna superò la richiesta del pm Paolo Auriemma (Procuratore capo di Viterbo) che aveva chiesto la pena a 4 anni e 6 mesi di reclusione+35.000 euro di multa per la Mileti, accusata di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Contro la Mileti, secondo la pubblica accusa, ci sono i tabulati con le tante telefonate intercorse tra lei e il dott. Manca. ”Che Manca fosse un assuntore sporadico di sostanze stupefacenti – aveva spiegato in aula il pubblico ministero Auriemma nel corso della requisitoria – lo dicono le testimonianze di persone incensurate, tutti professionisti, con nessun interesse a mentire. Tutte le altre ricostruzioni su questa vicenda – ha sottolineato il pm – sono mere supposizioni fantasiose”.

        Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 18 luglio 2018, ore 14,31.

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