Brolo: Agì per giusta causa, archiviazione per l’ex sindaco Irene Ricciardello

Il giudice del tribunale di Patti ha disposto l’archiviazione del procedimento che vedeva una ipotesi di reato, per abuso d’ufficio, nella condotta di IRENE RICCIARDELLO (foto in alto), al tempo in cui (legislatura 2014/19), l’attuale consigliere di minoranza, era sindaco di Brolo. La Ricciardello è stata difesa dall’avvocato MASSIMILIANO FABIO…

Il giudice del tribunale di Patti ha disposto l’archiviazione del procedimento che vedeva una ipotesi di reato, per abuso d’ufficio, nella condotta di Irene Ricciardello, al tempo in cui (legislatura 2014/19), l’attuale consigliere di minoranza, era sindaco di Brolo. Nel contempo l’archiviazione ricade anche sul procedimento a carico del ragioniere Filippo Conti nominato in quell’occasione esperto in materie contabili da parte dell’allora primo cittadino. La richiesta di archiviazione del caso è di fine ottobre ed è stata depositata adesso nella cancelleria del tribunale di Patti. L’allora sindaco di Brolo agì – per il giudice – in una situazione dove il Comune di Brolo, ed in particolare l’Area economico- finanziaria, viveva una situazione di estremo disagio per quanto si era verificato e che aveva portato al dissesto economico dell’ente. I giudici hanno dedotto che hanno rilevanza tutti gli elementi che la difesa di Irene (Rosaria nome ufficiale) Ricciardello ha prodotto nella memoria difensiva depositata il 29 gennaio 2019 e perorata dal suo legale, l’avvocato Massimiliano Fabio (foto sotto).

Il sindaco del tempo, si legge nel dispositivo, “rispetto all’esigenza di dover fronteggiare una situazione contingente che richiedeva la necessità di affiancare una persona con adeguate competenze in materia finanziaria al comandante della polizia municipale Passerelli, provvisoriamente nominato responsabile del settore finanza e contabilità (i cui addetti erano stati travolti dalla nota vicenda giudiziaria nota come “Mutui fantasma” ndr) non si ravvisa né l’elemento psicologico del reato ipotizzato ovvero il dolo intenzionale né l’elemento oggettivo riguardante l’ingiusto profitto procurato”. Pertanto il giudice non ha ravvisato elementi sufficienti “per sostenere l’accusa in giudizio con una prognosi favorevole per l’accusa; considerato che pertanto la notizia di reato deve reputarsi infondata” cioè l’ipotizzato ingiusto vantaggio, consistente in compensi per 3.000 euro, al ragioniere Conti al tempo già in pensione, per un incarico a titolo oneroso di cinque mesi.

         G.L.

Edited by, venerdì 29 novembre 2019, ore 14,41. 

        

 

 

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