Capo d’Orlando: Morì all’ospedale dopo una caduta. Condannati medico e una infermiera di Caprileone

Un medico, FILIPPO PIZZINO e una infermiera di Caprileone, CALOGERA SCAFFIDI, sono stati condannati, il primo a 2 anni per omicidio colposo e falso e l’infermiera ad 1 anno per falso, in relazione alla caduta, una volta ricoverato all’ospedale “Barone Romeo” di Patti (foto in alto), di ANTONINO NANI’, di Capo d’Orlando, che morì per le ferite riportate. Parte civile al dibattimento la moglie MARIA RAVI’ e le figlie ALBA, ANNA, IRENE e IVANA, costituite parte civile con l’avvocato WALTER MANGANO (foto in basso)…

Il dott. Filippo Pizzino, nato a Vietri di Potenza, classe 1954, medico in servizio presso il reparto di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale “Barone Romeo” di Patti, è stato condannato a due anni di reclusione, pena sospesa, per omicidio colposo e falso mentre l’infermiera Calogera Scaffidi, di Caprileone, classe 1966, in servizio allo stesso nosocomio, è stata condannata ad un anno soltanto per falso. Questa la sentenza emessa dal giudice monocratico del tribunale di Patti Sandro Potestio.

I fatti accaddero nel mese di ottobre del 2010 quando Antonino Nanì, di Capo d’Orlando, dopo il ricovero all’ospedale “Barone Romeo” di Patti per effettuare una dialisi, cadde a terra battendo violentemente la testa e successivamente morì. I due imputati erano stati citati a giudizio in quanto, si legge nella citazione disposta dal Gup di Patti Onofrio Laudadio, la morte di Nanì sarebbe stata causata dalla “negligenza, imprudenza ed imperizia di non aver effettuato, pur in presenza dei relativi sintomi, una tempestiva diagnosi e di non aver attuato un adeguato trattamento medico a fronte della grave e protratta condizione ipertensiva endocranica, determinata dalla presenza del voluminoso ematoma subdurale scaturito dal trauma cranico riportato e che cagionavano la morte dello stesso quale conseguenza dei danni encefalici irreversibili prodottisi”. Inoltre lo stesso medico, insieme all’infermiera di Caprileone, avrebbero anche alterato la cartella clinica relativa al paziente, modificando entità della caduta ed orari. A certificarlo la perizia nominata dal giudice che testualmente scrive “vi è una discrasia tra quanto risultante dal diario infermieristico (redatto dalla Scaffidi) e quanto invece annotato sul diario clinico (redatto dal personale medico)”. Il perito continua scrivendo che “dal raffronto tra i due documenti risulta l’aggiunta dell’aggettivo lieve in corrispondenza dei rilievi inerenti allo stato soporoso nella cartella medica rimasta all’ospedale di Patti”. Inoltre “un tempestivo intervento rispetto a quando si è verificata la caduta dal letto avrebbe dato certamente maggiori chance di sopravvivenza al signor Nanì, ne avrebbe sicuramente aumentato le possibilità di vita”.

Parte civile del procedimento a carico del dottor Pizzino e dell’infermiera Scaffidi la moglie di Nanì, Maria Ravì e le sue quattro figlie, Alba, Anna, Irene e Ivana, tutte assistite dall’avvocato Walter Mangano. Il giudice Potestio ha inoltre condannato i due imputati ed il responsabile civile dell’Asp di Messina al risarcimento danni in favore delle cinque donne da liquidarsi in separata sede.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 8 marzo 2018, ore 11,04. 

 

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