Capo d’Orlando: Processo per estorsione al farmacista Velardi, sentiti il dirigente Bruno e un agente. Si riprende il 16 giugno

Si è svolta nei giorni scorsi la quarta udienza del processo che, davanti al tribunale di Patti, vede imputato FRANCO MANCARI (foto in alto), accusato di estorsione continuata ai danni del farmacista di Capo d’Orlando GIANFRANCO VELARDI. Escussi alcuni testi tra i quali il dirigente del Commissariato di polizia GIULIANO BRUNO e l’assistente capo DANIELE TRISCARI, della Squadra Investigativa. Si riprende il 16 giugno con altri testi citati dall’accusa…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

E’ entrato nel vivo, davanti al collegio giudicante del tribunale di Patti (presidente Sandro Potestio, a latere Vona e Aliquò), il processo nei confronti di Franco Mancari, 47 anni, originario di Naso, residente a Capo d’Orlando, accusato di estorsione continuata in danno del farmacista orlandino Gianfranco Velardi. La Corte ha sentito l’escussione di due testi citati dall’accusa, il vicequestore aggiunto Giuliano Bruno e l’assistente capo Daniele Triscari, rispettivamente dirigente e componente della Squadra investigativa del Commissariato di polizia di Capo d’Orlando che hanno seguito le indagini e, in aula, ricostruito il lavoro svolto. In particolare è stata acclarata la circostanza che la parte offesa, il farmacista, veniva chiamato, per subire le richieste estorsive, da un’utenza mobile intestata ad una società di Marsala, domiciliata nell’abitazione di Mancari e, quindi, nella sua disponibilità. Il presidente Potestio ha poi aggiornato l’udienza al prossimo 16 giugno per l’escussione di altri tre testi dell’accusa. Per un anno intero, secondo il racconto del farmacista, il Mancari, già coinvolto e condannato nelle operazioni antidroga “Due Sicilie” (scattata nel giugno 2005) e “Domino” (luglio 2006) e con il quale vi erano all’inizio semplici rapporti di conoscenza, avrebbe preteso la corresponsione di somme di denaro che gli inquirenti quantificarono in circa trentamila euro. Dalle carte dell’inchiesta emersero due episodi documentati da intercettazioni ambientali, ai quali si aggiunsero anche le dichiarazioni rese in Commissariato dal farmacista e le velate minacce rivolte al medico ed ai suoi familiari. Nel luglio 2015 le richieste divennero più esose tanto che Mancari avrebbe richiesto la cifra di 10.000 euro in un solo colpo, con la scusa di ottemperare ad un cospicuo debito ma Velardi rispose di non essere in grado di pagare e che inoltre i protocolli di legalità della sua categoria di appartenenza gli impedivano di farlo. La conversazione fu registrata dalle “cimici” ormai posizionate dagli inquirenti nell’ufficio di Velardi all’interno della sua farmacia di via Consolare Antica. L’imputato, difeso dall’avvocato Salvatore Silvestro, si è sempre difeso sostenendo di avere solo chiesto aiuto ad un amico e di non avere mai avuto intenzioni estorsive. Nel processo sono costituite parte civile la Federfarma attraverso il presidente Francesco Mangano con l’assistenza dell’avvocato Alberto Gullino, l’Ordine dei Farmacisti con l’avvocato Caterina Bonfiglio, la Fai antiracket e l’Acio (Associazione commercianti ed imprenditori orlandini) con l’avvocato Francesco Pizzuto, la parte offesa Velardi, assistito dall’avvocato di fiducia Alessandro Pruiti Ciarello ed il Comune di Capo d’Orlando con l’avvocato Antonino Muscarà.

Edited by, venerdì 19 maggio 2017, ore 14,08.

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