Caronia: La storia di Carmen, negativa al Covid-19 e abbandonata dalle istituzioni

Un’altra storia del Coronavirus. Riceviamo e pubblichiamo la storia di CARMELA NUNZIA NIBALI LUPICA, per tutti CARMEN, studentessa di 18 anni, quest’anno di maturità che, dopo una lunga attesa, è risultata negativa al Covid-19. Ma Carmela – che ovviamente ha chiesto e autorizzato la pubblicazione delle sue generalità e della foto – rivela come è stata trattata e abbandonata dalle istituzioni in una vicenda iniziata lo scorso 8 marzo…

Vorrei rendere pubblico quello che mi sta succedendo! Ho 18 anni e vivo a Caronia. Mi reco a Napoli l’8 marzo. Il giorno successivo non rientro in Sicilia ma mi pongo in isolamento volontario a Reggio Calabria per 14 giorni esclusivamente per mio scrupolo. Successivamente decido, per necessità, di tornare a Caronia dove rientro il 21. Da subito, appena arrivata, mi sono informata sulle varie misure preventive da adottare. Chiamo la Regione Sicilia per autodenunciare l’arrivo e avviso il mio sindaco e il mio medico curante. Per rispettare le regole stabilite, una volta giunta a destinazione, mi pongo in auto-isolamento in una casa di parenti utilizzata solo nel periodo estivo. Le Istituzioni del mio paese m’informano anche sulle regole da seguire (es.: come buttare la spazzatura ecc.). Successivamente mi arriva una e-mail dalla Regione che mi invita a registrarmi sull’app “Sicilia si cura”. Da allora non ho mai avuto contatti con la mia famiglia se non per ricevere il cibo che i miei parenti mi lasciano sul pianerottolo. Passano due settimane senza ricevere alcuna comunicazione e, quindi, contatto sindaco e polizia municipale per avere delucidazioni; ovviamente la risposta “tradizionale” è “non è di mia competenza”. Illustro brevemente la mia situazione: nell’appartamento non vi è televisore, la fornitura di acqua è saltuaria, non è presente la lavatrice e, soprattutto, non dispongo di rete wi-fi utilissima per seguire la didattica a distanza poiché quest’anno ho l’esame di maturità. È chiaro che in questa situazione mi sento veramente sola ed abbandonata da chi di dovere. Finalmente il tampone mi viene fatto il 10 aprile e da quel giorno ho trascorso quasi altre due settimane chiusa nel mio totale isolamento. Mi chiedo: ne vale la pena? È questo il modo con cui viene ripagata la mia correttezza? Come si può lasciare una persona sola senza neanche sapere come sta vivendo? Una situazione di questo genere non mi dà certo serenità pensando di dover affrontare a brevissimo quell’esame di stato che sarà il mio biglietto d’accesso per l’università o per il mondo lavorativo. Mi chiedo di nuovo dove sia lo Stato ma, soprattutto, abitando in un paese piccolissimo dove tutti conoscono tutti, dove sono coloro che dovrebbero tutelare e rappresentare la mia dignità di cittadina? Rispetto il sacrificio che ognuno fa ma deve anche essere tutelato il mio diritto di tornare a casa, di riprendere la mia vita e di stare al sicuro con la mia famiglia. Il rispetto delle regole deve essere reciproco.

       Carmela Nunzia Nibali Lupica

P.S.- Adesso una buona notizia. La giovane Carmela, dopo che ha inviato la mail di cui sopra, ci ha comunicato che il tanto atteso tampone è risultato negativo (g.l.).

Edited  by, mercoledì 22 aprile 2020, ore 15,00. 

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