Caronia: Nuovo sequestro di beni (2 milioni di euro) all’imprenditore Antonino Lamonica

In queste settimane la sezione operativa della Dia di Messina ha eseguito un nuovo sequestro di beni nei confronti di ANTONINO LAMONICA (foto in alto), 54 anni, imprenditore, residente a Caronia, che aveva già subito un precedente sequestro di beni, nel 2012. Il sequestro è pari a 2 milioni di euro. Lamonica è ritenuto vicino, ma non organico, ai clan mafiosi della zona ma per l’operazione “Barbarossa-San Lorenzo” venne assolto per una tranche e con una condanna annullata senza rinvio per l’altra tranche…

In queste settimane la sezione operativa della Dia di Messina ha eseguito un nuovo sequestro di beni nei confronti di Antonino Lamonica, 54 anni, imprenditore, residente a Caronia, che aveva già subito un precedente sequestro di beni, nel 2012, del valore di diversi milioni di euro, reso definitivo dalla Cassazione e, quindi, confiscato nel 2016. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina in merito a nuove indagini coordinate dal Procuratore aggiunto di Messina Vito Di Giorgio.

Il nuovo sequestro riguarda tre compendi aziendali di imprese edili e per il commercio di veicoli, una quarantina tra terreni e fabbricati con destinazione agricola, una serie di veicoli di vario genere, diversi conti correnti e rapporti finanziari per un valore complessivo di 2 milioni di euro. Secondo l’accusa l’imprenditore di Caronia, dopo la suddetta confisca, avrebbe continuato a svolgere la propria attività attraverso la costruzione di nuove società edili create con fondi sproporzionati rispetto ai redditi dell’intero nucleo familiare ed alimentate con guadagni ritenuti illeciti. Tra queste ditte c’è anche la “Technolam srl” che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata intestata al figlio ma diretta ugualmente dal padre.

Antonino Lamonica era un nome sconosciuto alle forze dell’ordine sino a quando, la mattina del 28 luglio 1999, venne arrestato nell’ambito dell’operazione “Barbarossa-San Lorenzo” quando l’accusa, supportata dalle indagini svolte sia dalla Dda di Messina che da quella di Palermo, lo riteneva vicino, e non organico, ai clan mafiosi della zona che controllavano la gestione, gli appalti e il materiale da fornire alle aziende che, al tempo, erano impegnate nel completamento della A20 Messina-Palermo nel tratto compreso tra Furiano di Caronia e Tusa. Ma per quella vicenda Lamonica venne assolto, sia in primo che in secondo grado, per la tranche inerente la Dda di Messina e con la condanna annullata dalla Cassazione, senza rinvio, per la tranche della Dda di Palermo.

        Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 16 novembre 2021, ore 14,34.   

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