Caronia: Vicenda Lamonica. Il TdR scarcera il figlio, resta ai domiciliari il padre

Il Tribunale del Riesame di Messina, dopo avere discusso il ricorso presentato dagli avvocati ALESSANDRO PRUITI CIARELLO e LAURA TODARO, ha disposto la remissione in libertà di GIUSEPPE LAMONICA, di Caronia e confermato gli arresti domiciliari per il padre ANTONINO (foto in alto). Padre e figlio sono stati arrestati, lo scorso 6 ottobre, con l’accusa di trasferimento fraudolento di titoli e valori…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Libero il figlio, resta ai domiciliari il padre. Questo l’esito del ricorso (motivazioni da consegnare alle parti) inoltrato al Tribunale del Riesame di Messina (presidente Antonino Francesco Genovese, componenti Smedile e Di Dio), dagli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello e Laura Todaro nell’interesse di Antonino Lamonica, imprenditore di Caronia di 51 anni e del figlio Giuseppe, 21 anni, arrestati lo scorso 6 ottobre con l’accusa di trasferimento fraudolento di titoli e valori. Il ricorso è stato accolto a metà: il TdL ha confermato la detenzione ai domiciliari per il Lamonica padre e disposto la revoca del provvedimento per il figlio che torna libero. In sede di interrogatorio, davanti al Gip di Messina Eugenio Fiorentino, i due Lamonica si erano difesi. L’indagine, coordinata dalla Dda di Messina, è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Messina e della sezione operativa della Dia. Al centro dell’indagine il sequestro preventivo dell’intero compendio aziendale della “Technolam srls”, comprensivo di 23 autovetture di lusso (fra cui una Ferrari 548 ed una Maserati 4.7 S) e vari rapporti finanziari, fra cui conti corrente, depositi bancari e fondi di investimento, per un valore complessivo stimato in oltre 1,2 milioni di euro, che scaturiscono dai convergenti esiti di due distinte indagini, condotte rispettivamente dai carabinieri del Nucleo Investigativo attraverso attività tecniche, pedinamenti e analisi economico-finanziarie e dalla Direzione Investigativa Antimafia che ha svolto accertamenti patrimoniali sulle società riconducibili ai due imprenditori. Le risultanze delle attività hanno consentito di documentare la creazione ad hoc di un’impresa, la “Technolam” appunto, operante nel settore edile e della vendita e noleggio di autovetture anche di lusso, formalmente intestata a Giuseppe Lamonica ma, di fatto, riferibile al padre Antonino, sorvegliato speciale e già destinatario di un provvedimento definitivo di confisca per beni molto inferiori ai 30 milioni di euro di valore sottoposti a sequestro preventivo nel 2012, in ragione della sua riconosciuta intraneità a Cosa nostra palermitana (mandamento di San Mauro Castelverde), al solo scopo di aggirare le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale. Secondo l’accusa Antonino Lamonica gestiva a Caronia la citata società vanificando l’efficacia dei precedenti provvedimenti ablativi che lo avevano inibito nell’esercizio dell’impresa e – al contempo – occultando l’illecita provenienza di ingenti capitali fatti transitare sui conti correnti dell’azienda.

Edited by, martedì 24 ottobre 2017, ore 10,27. 

(Visited 655 times, 1 visits today)