Il caso Manca: “Da 15 anni assumeva stupefacenti”. Le motivazioni della sentenza contro la ricerca di una verità contraria

Dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi della pusher MONICA MILETI, infermiera romana, le motivazioni della sentenza (emessa nel marzo scorso) danno una pesante mazzata a chi, familiari in testa, da anni cercano una verità contraria. La realtà, al momento, è quella che il giudice del tribunale di Viterbo SILVIA MATTEI ha scritto nelle 22 pagine delle motivazioni della sentenza contro la Mileti, accusata di detenzione e spaccio. E cioè che l’urologo barcellonese ATTILIO MANCA (foto in alto), trovato cadavere a Viterbo il 12 febbraio 2004, è morto a seguito di una dose di eroina cedutagli dalla Mileti e sottolineando (sempre il giudice a scriverlo) che il dott. Manca da quindici anni faceva uso di sostanze stupefacenti, prima leggere e poi passando all’eroina. Sul disegno dell’omicidio di mafia non vi è alcun fatto accertato e, per ora almeno, neanche un seguito alle dichiarazioni di un pentito…

Attilio Manca, giovane urologo di chiara fama nazionale, è morto a seguito di una dose di eroina che gli venne ceduta da Monica Mileti, una pusher romana condannata a 5 anni e 4 mesi. Lo scrive nelle ventidue pagine di motivazioni della sentenza emessa a fine marzo scorso, il giudice del tribunale di Viterbo Silvia Mattei. Il contenuto delle motivazioni sul “Caso Manca”, urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, trovato morto a Viterbo, sono state anticipate dal sito on line Tusciaweb che ha letto gli atti ufficiali in questi giorni. “Le testimonianze raccolte – scrive il giudice Mattei – conducono univocamente a individuare in Mileti la fornitrice di stupefacenti di Manca che, è chiaramente emerso, era da circa quindici anni assuntore di stupefacenti, dal prima del tipo leggero e successivamente di eroina. La circostanza ha trovato conferma anche nell’esame tricologico, nonché nella frequentazione con l’imputata che non risulta avesse avuto altri motivi per rapportarsi con il medico”. Per il giudice, del “vizio di Manca non si ha motivo di dubitare. Gli unici elementi seriamente provati in atti sono quelli che inducono a ritenere che sia deceduto per overdose a seguito dell’assunzione volontaria di eroina acquistata da Mileti“.

LA SENTENZA

Il giudice del tribunale di Viterbo Silvia Mattei, a fine marzo scorso, ha condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione e al pagamento di 18.000 euro di multa, Monica Mileti, l’infermiera romana, presunta pusher ed accusata di avere ceduto la dose di eroina risultata fatale al dott. Attilio Manca, l’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto, in servizio all’ospedale di Belcolle (Viterbo), rinvenuto cadavere nel suo appartamento il 12 febbraio 2004. La condanna supera la richiesta del pm Paolo Auriemma (Procuratore capo di Viterbo) che, il 15 marzo scorso, aveva chiesto la pena a 4 anni e 6 mesi di reclusione+35.000 euro di multa per la Mileti, accusata di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Contro la Mileti, secondo la pubblica accusa, ci sono i tabulati con le tante telefonate intercorse tra lei e il dott. Manca. ”Che Manca fosse un assuntore sporadico di sostanze stupefacenti – aveva spiegato in aula il pubblico ministero Auriemma nel corso della requisitoria – lo dicono le testimonianze di persone incensurate, tutti professionisti, con nessun interesse a mentire. Tutte le altre ricostruzioni su questa vicenda – ha sottolineato il pm – sono mere supposizioni fantasiose”.

L’atto d’accusa del pm e la sentenza e le motivazioni suonano come un’autentica mazzata per chi, con in testa i familiari dell’urologo (tra i più stimati in campo nazionale, seppur ancora 34enne all’atto della morte) e diverse associazioni, da anni cercano una verità diversa e tale da far diventare il Manca come una vittima di mafia, nella realtà non ancora accertata, se mai lo sarà. Per la famiglia Manca la morte per overdose del loro congiunto è una farsa voluta per nascondere un’altra verità, e cioè il fatto che l’urologo, nell’estate 2003, abbia operato alla prostata Bernardo Provenzano, il capo di Cosa nostra siciliana dopo l’arresto di Totò Riina, al tempo latitante (venne arrestato nel 2006, lo scorso anno è deceduto in carcere). Intervento chirurgico che si sarebbe svolto a Marsiglia. In merito ci sono le dichiarazioni di un pentito che suffraga questa tesi ma, dal punto di vista giudiziario, alcun passo avanti è stato fatto anche perché mancano i dovuti riscontri. In definitiva: ancora non sono stati trovati mandanti ed esecutori del presunto omicidio che, per la Procura ed il giudice di Viterbo, non esiste.

        Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 17 agosto 2017, ore 16,03.

 

 

 

 

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