Cesarò: La DIA sequestra i beni al capo clan Giovanni Pruiti

La D.I.A. di Catania, in esecuzione del provvedimento emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione – ha eseguito un decreto di sequestro dei beni, in via di quantificazione, nei confronti di GIOVANNI PRUITI (foto in alto), indicato come presunto capo del clan mafioso operante a Cesarò e direttamente collegato alla cosca di Bronte, capeggiata da SALVATORE CATANIA e ai SANTAPAOLA di Catania. Determinante il protocollo di legalità stipulato a suo tempo grazie all’impegno del presidente del Parco dei Nebrodi GIUSEPPE ANTOCI, scampato ad un agguato lo scorso anno tra Cesarò e San Fratello e che, in merito alla odierna operazione, ha diffuso una nota…

Dalle prime ore della mattinata odierna personale della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta dal Primo Dirigente della Polizia di Stato Renato PANVINO, collaborata dalla Sezione Operativa di Messina, sta eseguendo il decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione – su proposta avanzata dal Direttore della D.I.A. Nunzio FERLA, in stretta sinergia con il Procuratore Distrettuale Antimafia di Catania Carmelo ZUCCARO, nei confronti di GIOVANNI PRUITI (attualmente detenuto), 41 anni, soggetto ritenuto reggente del clan mafioso operante a Cesarò e gerarchicamente inquadrato alle dirette dipendenze del pregiudicato Salvatore CATANIA, quale referente territoriale per la zona di Bronte e territori limitrofi della famiglia catanese dei Santapaola.

Gli approfondimenti investigativi avviati dalla D.I.A. di Catania, in stretta sinergia con la Procura Distrettuale Antimafia di Catania e quella di Messina, in seguito al noto attentato subìto dal presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe ANTOCI (nella notte del 18 maggio 2016, lungo la Strada Statale 289 Cesarò-San Fratello), hanno avuto ad oggetto anche le cospicue erogazioni di contributi Agea nei confronti di soggetti collegabili direttamente o indirettamente ad associazioni mafiose operanti nel territorio nebroideo con lo svolgimento di mirate indagini patrimoniali. Tra i numerosissimi soggetti monitorati e analizzati dagli investigatori della D.I.A. è emersa la figura di BONTEMPO Clelia, convivente del pregiudicato PRUITI Giovanni, fratello dell’ergastolano Giuseppe, condannato per associazione mafiosa ed omicidio.

PRUITI Giovanni è stato condannato nel 2005 con sentenza emessa dal Gip presso il tribunale di Catania per il reato di partecipazione ad associazione di stampo mafioso, associazione diretta da Salvatore CATANIA ed operativa nei territori di Bronte, Maniace, San Teodoro e Cesarò.

Il 14 febbraio scorso il PRUITI Giovanni, nel frattempo assurto a capo del clan di Cesarò dopo l’arresto del fratello Giuseppe, è stato sottoposto a fermo, insieme al noto boss mafioso Salvatore CATANIA, inteso Turi ed altri, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria (operazione “Nebrodi”) tesa a disarticolare le consorterie mafiose di Cesarò e Bronte. Il legame con Salvatore CATANIA consente di ritenere il clan di Cesarò, capeggiato dai PRUITI, espressione della potente e pericolosissima famiglia mafiosa catanese dei Santapaola-Ercolano, di cui il CATANIA costituisce elemento di spicco (a capo del clan mafioso di Bronte, affiliato alla famiglia Santapaola, di cui garantiva gli affari illeciti nel territorio che da Bronte si espandeva fino ad Adrano e Paternò, le investigazioni hanno tracciato i rapporti con il noto boss catanese Vincenzo AIELLO e gli emissari dei noti boss palermitani di Cosa Nostra LO PICCOLO). In particolare, da tale indagine è emerso come, in presenza di maggiori controlli e requisiti per ottenere l’affidamento di terreni demaniali (in seguito alla stipula del protocollo di legalità da parte del presidente dell’Ente Parco Antoci, subordinato al rilascio della certificazione antimafia), i clan mafiosi si siano adoperati, con intimidazioni tipiche del metodo mafioso, per avere il controllo di terreni privati tramite i quali ottenere i relativi benefici economici. Le attività investigative svolte in quel contesto consentivano di documentare come il sodalizio riconducibile a Salvatore CATANIA riuscisse ad ostacolare con il metodo mafioso ogni libera iniziativa agricola-imprenditoriale e condizionare fortemente il libero mercato. Il gruppo criminale operava in prima istanza su tutti gli aspiranti acquirenti provocandone il recesso dalle trattative in corso, anche mediante concrete intimidazioni.

Le evidenze investigative emerse dalle svariate indagini condotte nel tempo sul conto dei clan mafiosi operanti nel territorio dei Nebrodi, suffragate dalle condanne pronunciate in via definitiva dall’Autorità Giudiziaria, confermano l’elevato spessore criminale della famiglia PRUITI, i cui affari ruotano intorno all’accaparramento dei terreni agricoli in affitto, degli allevamenti e al controllo del settore della commercializzazione della carne.

Le indagini condotte dalla D.I.A. si sono sviluppate principalmente sulla ricostruzione reddituale e patrimoniale di PRUITI Giovanni e del proprio nucleo familiare. In particolare è stata evidenziata la sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio acquisito nel corso dell’ultimo decennio. Nonostante la cospicua percezione di contributi erogati da parte della comunità europea che, tra l’altro, non potevano essere assegnati a soggetti destinatari di misure di prevenzione e dei loro familiari, il patrimonio rilevato dalle investigazioni è risultato frutto di investimenti di gran lunga superiori ai flussi finanziari regolarmente dichiarati. Il tribunale di Catania quindi, accogliendo la proposta avanzata dal direttore della D.I.A., ha disposto il sequestro dell’ingente patrimonio di cui il PRUITI risulta disporre direttamente o indirettamente, consistente in imprese operanti prettamente nel settore agricolo (allevamento e coltivazione dei fondi), numerosi terreni agricoli, fabbricato ubicato in Cesarò, diversi veicoli, titoli ordinari Agea e rapporti finanziari in corso di quantificazione. L’odierno provvedimento giunge a completamento di una attività più ampia espletata dalla D.I.A. di Catania, che aveva determinato, con la proposta avanzata dal direttore della D.I.A., l’esecuzione, in data 17 marzo, di un decreto di sequestro del patrimonio nella disponibilità di PRUITI Giuseppe, fratello di Giovanni.

LA NOTA DI ANTOCI

“L’operazione di oggi – dichiara il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci – non è altro che una ulteriore conferma dei giri vorticosi di denaro ed erogazioni di fondi pubblici che erano diventati, ormai, patrimonio esclusivo delle famiglie mafiose. Ringrazio la Procura di Catania e la Dia per l’opera di bonifica che stanno svolgendo sul territorio e che consentirà agli agricoltori onesti di poter finalmente intercettare i fondi europei a loro dedicati e che devono sempre più servire allo sviluppo della Sicilia e alla creazione di nuovi posti di lavoro”.
Già nell’indagine precedente svolta qualche mese fa dalla Procura di Catania si era evidenziato il clima di intimidazione che veniva posto in essere nei confronti dei poveri proprietari dei terreni ai quali venivano poste in essere tutta una serie di intimidazioni per far sì che gli stessi terreni venissero concessi proprio alle famiglie mafiose e sui quali poi venivano percepiti, attraverso truffe all’Agea, milioni e milioni di euro. Un clima di paura che subivano gli agricoltori dei Nebrodi e di tutta la Sicilia che, a seguito del “Protrocollo Antoci”, cominciano ad essere liberati da una pressione mafiosa che durava da anni.
“Un ulteriore passo avanti per dimostrare ai cittadini onesti che lo Stato reagisce con forza a questa ignobile pratica di intimidazione ma, soprattutto, un segnale forte ed inequivocabile alle associazioni mafiose alle quali anche oggi diciamo: giù le mani dai fondi pubblici, questi andranno – conclude Antoci – solo alla gente per bene, che è la stragrande maggioranza dei cittadini dei Nebrodi e della Sicilia”.

            Giuseppe Lazzaro

Edited by, venerdì 9 giugno 2017, ore 14,08.

 

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