Elezioni Regionali, il presidente: Nello Musumeci, il trionfo. Dal M.S.I. a governatore della Sicilia

NELLO MUSUMECI (foto in alto esultante davanti al logo del suo movimento, “Diventerà bellissima”), è il nuovo presidente della Regione Siciliana. Ha trionfato nello spoglio delle elezioni di domenica restando sempre in vantaggio su GIANCARLO CANCELLERI, candidato del Movimento 5Stelle che diventa primo partito dell’isola. Sconfitto su tutti i fronti il centrosinistra, solo briciole per la Sinistra. Musumeci avrà anche la maggioranza per governare, senza bisogno di “inciuci”. In questo primo servizio dedicato al voto: i numeri definitivi dei candidati alla presidenza; il commento; il profilo di Nello Musumeci: dal M.S.I. Destra Nazionale a governatore della Sicilia…

Foto in alto, i 5 candidati alla presidenza, da sx: Musumeci, Cancelleri, Micari, Fava, La Rosa

SPOGLIO PER LE ELEZIONI REGIONALI SICILIANE. SEZIONI SCRUTINATE: 5.300 su 5.300

NELLO MUSUMECI, candidato del centrodestra: 830.821 voti (39,85%)

GIANCARLO CANCELLERI, candidato del Movimento 5Stelle: 722.555 voti (34,65%)

FABRIZIO MICARI, candidato del centrosinistra: 388.886 voti (18,65%)

CLAUDIO FAVA, candidato della sinistra: 128.157 voti (6,15%)

ROBERTO LA ROSA, candidato della lista Siciliani Liberi 14.656 voti (0,7o%)

IL COMMENTO

Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione Sicilia. Applausi, baci, sorrisi e lo slogan ripetuto “Viva il presidente” lo accoglie all’arrivo nella sede del suo comitato elettorale allestito nell’hotel “Nettuno” di Catania. “E’ un sogno che diventa realtà – dice -. Il mio primo compito da presidente della Regione sarà quello di recuperare oltre il 50% di siciliani che ha deciso di non votare. L’Isola è in condizioni disastrose, quindi avrò una enorme responsabilità. Ma ce la possiamo fare. Dobbiamo convertire i rassegnati e i disperati. Quando lascerò il ruolo di governatore tra 5 anni voglio lasciare al mio successore una Sicilia normale”. Musumeci ha staccato Giancarlo Cancelleri (Movimento 5Stelle) di oltre cinque punti percentuali: 39,85% del candidato del centrodestra contro il 34,65% del rivale. Molto lontani Micari, Fava e La Rosa. “Dedico questa vittoria ai miei tre figli e ai figli di tutti i siciliani”, dice Musumeci, accompagnato dai cori dei suoi sostenitori. “I nostri ragazzi hanno il diritto di credere in un futuro migliore. Garantisco a tutti il mio impegno antimafia: sarà un pre-requisito del mio lavoro. A chi ci guarda con sufficienza dico che noi guardiamo davvero all’unità d’Italia, ma solo se avremo le stesse opportunità del Nord. Da domani vogliamo tutelare questa garanzia”. Quindi si rabbuia: “Vivo questi momenti con gli occhi incerti tra il sorriso e il pianto, vorrei gioire ma non posso”. Poi si riprende: “La campagna elettorale è finita, lasciamo perdere i contrasti e lavoriamo”.

Per quanto riguarda gli altri, Micari è stato “tradito” dal voto disgiunto. Il candidato del centrosinistra registra sette punti in meno della sua coalizione; e sette punti sono quelli che Cancelleri ha in più rispetto alla lista del Movimento 5Stelle. Gli appelli al “voto utile” lanciati in campagna elettorale dunque avrebbero danneggiato Micari e premiato Cancelleri, che probabilmente ha beneficiato di consensi provenienti da un pezzo di elettorato di centrosinistra. Tra 1 e 2 punti sopra la lista “Cento passi” è Claudio Fava mentre Musumeci è pressoché in linea col voto di coalizione. Rimane fuori dall’Ars la lista “Arcipelago” che faceva diretto riferimento a Fabrizio Micari, candidato del centrosinistra e al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, suo big sponsor. Fuori anche Alternativa Popolare del leader Angelino Alfano (ministro degli Esteri) e i centristi che non superano la soglia di sbarramento. Balla per tutta la giornata attorno al 5% la lista “Cento passi”, che raggruppa i partiti della sinistra, a sostegno di Claudio Fava. L’Udc di Cesa e la lista che raggruppa ex cuffariani ed ex autonomisti brindano invece al superamento dello sbarramento del 5%. Entrambe le liste, che sostengono Nello Musumeci, sono sopra il 7%. Festeggia anche “Diventerà Bellissima”, il movimento di Musumeci, che naviga sopra il 6%. Successo elettorale per “Sicilia futura”, promossa dall’ex ministro Dc Salvatore Cardinale.

Con la vittoria del centrodestra entreranno all’Assemblea regionale siciliana, oltre al candidato Nello Musumeci, i componenti del suo listino che sono: il commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè, gli attuali deputati regionali Bernadette Grasso (Forza Italia), Giovanni Di Mauro detto Roberto (Popolari e autonomisti), Girolamo Turano (Udc), l’ex deputata Giusy Savarino (Diventerà bellissima), Elvira Amata (Fratelli d’Italia). Entra anche il primo candidato governatore non eletto che è Giancarlo Cancelleri del Movimento 5Stelle.

MUSUMECI, DAL M.S.I. A PRESIDENTE DELLA REGIONE

Una vita dalle mille sfaccettature ma tutta vissuta sulla corsia di destra, quella di Sebastiano Musumeci, detto Nello, il nuovo governatore della Sicilia. Prima, sin da giovanissimo, militante del Msi Destra Nazionale, poi passato da Alleanza Nazionale a Storace, per dissensi con l’allora leader Gianfranco Fini. Infine, front-man vincente della coalizione di centrodestra. Queste le tappe della sua storia politica, iniziata nel paese natio, Militello in Val di Catania, lo stesso di Pippo Baudo, del quale è stato dirimpettaio. E dove domenica ha preso ben il 75,4% dei consensi. Ha svolto il lavoro di bancario ed è anche giornalista, oltre ad aver fondato l’Istituto siciliano di studi politici ed economici (Isspe) e aver scritto numerosi saggi di storia dell’isola. Da ragazzo ha fatto parte dell’Azione Cattolica, come ha rivelato lui stesso in questi giorni. A soli 15 anni, nel 1970 (è infatti nato nel 1955), è entrato nella Giovane Italia, l’organizzazione studentesca missina. Da lì è iniziata la gavetta: consigliere comunale a Militello e in vari altri paesi del catanese, diventa anche vice sindaco a Castel di Judica nel 1983. Poi consigliere provinciale e infine presidente della Provincia di Catania dal 1994 al 2003. Queste le tappe di un curriculum di tutto rispetto per un politico nato e cresciuto alla vecchia scuola dei partiti della cosiddetta Prima Repubblica.  Che si trova catapultato nel post Tangentopoli su una delle due poltrone – l’altra è del sindaco repubblicano Enzo Bianco – di quella che viene definita la “primavera di Catania”. Prima di vedere la sua vita colpita da un evento che l’ha tragicamente segnata, la perdita del figlio Giuseppe (quello piccolo si chiama Giorgio, pare in omaggio ad Almirante), morto all’improvviso per un infarto fulminante: «Una cosa tremenda. Questo mi aiuta però a relativizzare tutto il resto», ha dichiarato. La “marcia” politica lo porterà a ricoprire incarichi di partito a livello regionale, ad entrare nell’Assemblea regionale siciliana e a tentare la scalata alla presidenza della giunta. Quella di domenica era, infatti, la terza candidatura di Musumeci: le altre due nel 2006 e nel 2012. Prima in rottura con l’attuale coordinatore di Forza Italia, Gianfranco Miccichè, poi su sua indicazione diventa il candidato del centrodestra (ma vince il “civico” Rosario Crocetta). A livello isolano è stato anche presidente della Commissione Antimafia dell’Ars. Già in precedenza era stato sotto scorta per anni in seguito a minacce mafiose. Nel frattempo nell’intensa vita politica del neo governatore è stata tutta una girandola di incarichi e di iniziative. Dal 1994 è per tre volte di fila europarlamentare. Nell’ultima tornata, nel 2004, prende più voti perfino del suo segretario nazionale, Gianfranco Fini. I rapporti tra i due si rompono e nel 2005 Musumeci abbandona Alleanza Nazionale e fonda un movimento regionale tutto suo: Alleanza Siciliana. Barra sempre a destra. Tanto che nel 2008 confluisce nell’omonimo movimento fondato da Francesco Storace. Riesce, però, a uscire dall’angolo in cui la destra identitaria pian piano finisce. Tanto da diventare, sia pure per pochi mesi da aprile a novembre del 2011, sottosegretario al Lavoro nel governo Berlusconi IV. Circostanza che in questi giorni ha opposto come prova di fiducia a chi gli ricordava che il cavaliere avrebbe preferito che domenica corresse l’economista Gaetano Armao.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 7 novembre 2017, ore 10,04. 

 

 

 

 

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