Galati M.: Op. “Colletti bianchi”. La Corte d’Appello stravolge l’accusa. Assolti ex sindaco Iannì e Paratore, riduzioni di pena

zurdi

Tutto stravolto. La Corte d’Appello di Messina ha completamente rivoluzionato il teorema accusatorio e la sentenza di primo grado (emessa al tribunale di Patti due anni fa), per l’operazione “COLLETTI BIANCHI” che, la mattina del 22 maggio 2005, mise in ginocchio il Comune di Galati Mamertino e la locale caserma dei carabinieri con l’arresto delle loro guide: l’allora sindaco, dott. PINO IANNI’ ed il comandante del tempo, maresciallo ANTONIO ZURDI (foto in alto). In appello Iannì è stato completamente assolto, al pari dell’ingegnere CARMELO PARATORE mentre per il sottufficiale c’è stata una riduzione di pena ma con 3 anni condonati. Assoluzioni e riduzioni di pena (sempre condonati) per altri carabinieri al tempo in servizio nella caserma galatese…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Assoluzioni, totali e parziali, un non doversi procedere, un annullamento di condanna e tre ridetermine di pena. La Corte d’Appello di Messina (presidente Alfredo Sicuro, componenti Brigandì e Gregorio), ha stravolto, a dieci anni e passa, il teorema accusatorio scaturito dall’operazione “Colletti bianchi”, che mise in ginocchio il Comune e la caserma dei carabinieri di Galati Mamertino nel maggio 2005. Infatti la sentenza di secondo grado ha totalmente assolto il dott. Giuseppe Iannì, per tutti Pino, al tempo sindaco del centro nebroideo e l’ingegnere Carmelo Paratore (era capo, a scavalco, dell’Ufficio Tecnico comunale), dal Capo A “perché il fatto non sussiste”; sempre per lo stesso Capo A, assolto Antonio Zurdi, oggi in quiescenza, al tempo maresciallo e comandante la Stazione dei carabinieri di Galati. E ancora, la Corte d’Appello ha assolto, dai Capi C e D, “perché il fatto non sussiste”, lo stesso maresciallo Zurdi e tre carabinieri in servizio, all’epoca, a Galati: si tratta di Giuseppe Di Troia (vice brigadiere), Francesco Pigliacampo (vice brigadiere), Totò Lombardo (appuntato) e Antonio Morgano (quest’ultimo era ausiliario). L’ex sindaco Iannì è stato assolto, per non avere commesso il fatto, anche dal Capo Z. Nei confronti del maresciallo Zurdi e del carabiniere ausiliario Morgano, disposto il non doversi procedere perché il reato contestato, al Capo C, è estinto per prescrizione. Annullata la condanna per l’appuntato dei carabinieri Totò Lombardo, in relazione al Capo H, perché mai contestato. Quindi, la Corte d’Appello, ha rideterminato tre sole condanne: al maresciallo Zurdi inflitti 4 anni e 8 mesi di reclusione (3 condonati), al carabiniere ausiliario Morgano pena rideterminata in 3 anni (interamente condonata), uguale condanna (sempre condonata) per il vice-brigadiere Pigliacampo. Il collegio difensivo è stato composto dagli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello, Nino Favazzo, Salvatore Saccà, Santino Trovato, Moro.

IL PROCESSO DI PRIMO GRADO

Il 15 ottobre 2013 il collegio giudicante del tribunale di Patti (presidente Maria Pina Lazzara, a latere Ugo Domenico Molina e Ines Rigoli), aveva condannato il maresciallo Zurdi a 9 anni di reclusione ed a 6 anni l’ex sindaco Iannì, funzionario dell’Asp al distretto di S.Agata Militello. Il maresciallo Zurdi, pugliese di origine, era stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere, truffa, simulazione di reato e falso in atto pubblico ed era stata disposta nei suoi confronti anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Oltre a Zurdi e all’ex sindaco Iannì, il tribunale aveva condannato a 3 anni e 6 mesi Antonino Morgano; a 3 anni e 3 mesi Francesco Pigliacampo; ad 1 anno e 6 mesi con pena sospesa Rocco Amabile e Antonino Emanuele; ad 1 anno e 3 mesi Totò Lombardo e ad 1 anno e 1 mese Giuseppe Di Troia, entrambi con la sospensione della pena. Il tribunale aveva assolto un altro ex carabiniere ausiliario, Giuseppe Battaglia. Per l’ex sindaco Iannì, Morgano e Pigliacampo, era stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Per alcuni imputati, in relazione a singoli episodi di reato contestati, era intervenuta la prescrizione. L’operazione “Colletti bianchi” scattò all’alba di una domenica, era il 22 maggio 2005, quando le solida fondamenta della caserma dei carabinieri di Galati Mamertino ed il comune, crollarono improvvisamente. Ad eseguire l’operazione furono i carabinieri del Reparto Operativo di Messina e della Compagnia di S.Agata Militello, che eseguirono l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Patti Maria Rita Gregorio. I loro stessi colleghi, da oltre un anno, controllavano, anche con una microspia infilata nel fuoristrada di servizio, cosa succedeva all’interno della caserma dei carabinieri di Galati e con gli affari che il comandante Zurdi si apprestava ad imbastire, stando alle intercettazioni, con l’allora sindaco Iannì. L’indagine accertò che gli imputati principali si apprestavano a mettere le mani su una serie di appalti di opere pubbliche per 10 milioni di euro che il comune aveva in cantiere anche se mai partiti al tempo. Al maresciallo Zurdi venivano contestati anche una serie di altri reati come l’omissione di rapporti d’ufficio, la falsificazione di atti, tutti per favorire i suoi complici o per procurarsi ingiusti vantaggi, come ad esempio una falsificazione di atti da parte del sindaco, che avrebbe consentito al maresciallo Zurdi di ottenere dall’allora Asl 5 di Messina l’assunzione del proprio genero. Il comandante Zurdi avrebbe inoltre garantito l’impunità per tutti nel paese ma commettendo di persona anche reati. Tra di questi destò scalpore l’intercettazione, messa agli atti, relativa ad un controllo del territorio svolto con il carabiniere ausiliario Antonino Morgano che guidava la gippetta di servizio con al fianco il maresciallo Zurdi: su ordine del sottufficiale, il Morgano trafugò degli agnelli da un ovile in una contrada galatese. Il dott. Iannì alcuni mesi dopo l’arresto si dimise dalla carica di sindaco: era stato eletto, con un autentico plebiscito di voti, alle elezioni amministrative del maggio 2002.

Edited by, venerdì 30 ottobre 2015, ore 11,49.


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