Gioiosa Marea: Il caso di Cristina Piraino. Istigazione al suicidio?

Istigazione al suicidio. C’è una possibile svolta nella vicenda del misterioso suicidio di CRISTINA PIRAINO, la 40enne di San Giorgio, frazione di Gioiosa Marea, che il 2 luglio 2018 si gettò nel vuoto vicino Gioiosa lasciando il figlio, la famiglia, il lavoro. “Chi l’ha visto?” ha dedicato un servizio alla bellissima dipendente e barman (foto in alto la copertina) ipotizzando una possibile istigazione al suicidio…

Istigazione al suicidio. C’è una possibile svolta nella vicenda del misterioso suicidio di Cristina Piraino, la 40enne di San Giorgio, frazione di Gioiosa Marea, che il 2 luglio 2018, giustappunto due anni fa, si è gettata dal costone roccioso che finisce a strapiombo sulla spiaggia a poche centinaia di metri dall’ingresso di Gioiosa, lungo la Strada Statale 113. L’attenzione è tornata alta a seguito di un dettagliato servizio che, mercoledì scorso 24 giugno, è stato trasmesso dal noto programma “Chi l’ha visto?”, condotto dalla giornalista Federica Sciarelli su Rai Tre e con tanto di inviato spedito a Gioiosa e in casa Piraino. Come si può vedere sul canale telematico Rai Play, l’inviato ha raccolto alcune testimonianze, in particolare della madre Rosa, della sorella Angela e di Tindaro, un grande e fidato amico di Cristina.

IL PROFILO

Cristina Piraino era una grande lavoratrice, bellissima e solare, tanto che veniva chiamata la “Anna Falchi dei Nebrodi” per la sua incredibile rassomiglianza con la nota attrice. Tutti la conoscevano per le attività svolte al residence “Santa Margherita” a Gioiosa o al ristorante “Il Tempio di Giove” a Mongiove (frazione di Patti) o da barman alle discoteche “La Pineta” nella sua San Giorgio, al “Follia” e al “Coconut” a Capo d’Orlando. Gentilissima, persona squisita e fine, la sua scomparsa, non accompagnata da un incidente o da una malattia, ha lasciato tutti sgomenti e senza parole. La sua tomba, nel piccolo cimitero di San Giorgio a poche decine di metri da quella della campionessa di marcia Annarita Sidoti, è continua meta di visite. Cristina, che aveva perso il padre anni fa, ha lasciato nel dolore la madre e le due sorelle, una delle quali, Nunzia, dice spesso:”Aspetto sempre che Cristina ritorni”. E ha lasciato soprattutto l’adorato figlio Oreste, 4 anni al momento della disgrazia, avuto dal rapporto con l’ex compagno di Gioiosa.

ISTIGAZIONE AL SUICIDIO

Una ragazza che lavorava pure troppo, non aveva problemi, un figlio, la famiglia: cosa può essere successo? E’ quello che “Chi l’ha visto?” ha cercato di ricostruire, partendo anche da quanto fatto da Cristina in quella maledetta notte fra l’1 e il 2 luglio 2018. “Cristina – ha detto la sorella Angela – è uscita verso le 3 della notte ma lei spesso si alzava presto, soprattutto se doveva lavorare alla preparazione di un matrimonio di mattina. Ha lasciato tablet e telefonino a casa, pensavamo che, come faceva ogni tanto, da sola sarebbe andata al Santuario del Tindari per una preghiera”. E invece, come confermato dalle telecamere, Cristina alla guida della sua auto e da sola, è entrata al casello autostradale di Patti sulla A20, è uscita allo svincolo di Milazzo, subito è rientrata e, da Milazzo, si è portata sino a Rocca di Caprileone, per poi tornare indietro. Pochi minuti prima della disgrazia, le telecamere hanno inquadrato Cristina al centro di Gioiosa, senza essere seguita da nessuno. Meno di 2 km dopo ha cercato di sprofondare dal costone roccioso direttamente con l’auto che si è fermata sul muro. Qui Cristina è scesa ed un giovane che stava andando al lavoro, tra l’altro ex collega di lavoro della ragazza, ha notato la sua sagoma sul muro, ha gridato cercando di fermarla ma Cristina, dopo averlo guardato, si è gettata nel vuoto morendo sul colpo pur non davanti a gravissime ferite. Lo stesso giovane, scosso, e non potendo fare nulla vista la ripidità del pendio, chiamò subito i carabinieri. Cosa e perché ha spinto Cristina a lasciare la vita, la famiglia, il figlio, il lavoro? Pare che da due anni Cristina fosse in cura da uno psicologo e, a “Chi l’ha visto?”, è stata diffusa una lettera che aveva scritto, sempre due anni prima, direttamente all’on. Giulia Bongiorno, nota penalista, presidente dell’Associazione “Doppia Difesa”. Nella missiva Cristina chiedeva aiuto ma una risposta, sino al momento del suicidio, non è arrivata. Da considerare quanto emerso nel servizio: da tempo Cristina, sentimentalmente libera, sarebbe stata oggetto di avances da parte di un collega di lavoro, avances insistite e sfociate, pare, in un presunto caso di mobbing. E, chissà come e chissà perché, da poco tempo Cristina si era licenziata dal lavoro tra lo sbigottimento dei titolari e dei colleghi, che tanto la apprezzavano. Il servizio di “Chi l’ha visto?” potrebbe offrire interessanti spunti per una ipotetica riapertura del caso da parte della Procura di Patti con la possibile tesi dell’istigazione al suicidio.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, lunedì 29 giugno 2020, ore 15,57.   

 

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