Il caso Antoci/ Il presidente Claudio Fava:”Aggredito violentemente dalle Iene”. Il cronista: “Solo qualche critica”

Scoppia un nuovo caso intorno alla vicenda dell’ex presidente del Parco dei Nebrodi GIUSEPPE ANTOCI, in questo caso indirettamente interessato. Infatti il presidente della Commissione regionale antimafia CLAUDIO FAVA (foto in alto a sx) ha accusato l’inviato dalla trasmissione “Le Iene”, su Mediaset, GAETANO PECORARO (foto in alto a dx), di essere stato “aggredito violentemente” nel corso di una intervista, realizzata a sorpresa a Comiso domenica scorsa e non ancora andata in onda, dopo che la Commissione, come noto, all’inizio di ottobre scorso ha espresso dubbi sull’attentato nel quale è rimasto coinvolto Antoci nel 2016 e votata all’unanimità (l’intera relazione, divisa in quattro puntate, è sempre visibile nel nostro archivio sul link Cronaca). La replica dell’inviato:”Solo qualche critica”(g.l.)…

La Commissione regionale antimafia siciliana ha trasmesso alla Procura di Ragusa e alla Dda di Catania l’audio di 84 minuti relativo a una intervista sul “caso Antoci” che è stata fatta domenica scorsa al presidente Claudio Fava da una troupe de “Le Iene, non andata ancora in onda. Per Fava, che ha raccontato quanto accaduto parlando con alcuni cronisti negli uffici dell’antimafia alla presenza di tre componenti della Commissione, si è trattato di “una violenta aggressione verbale”, “con tante affermazioni false”. Il file con l’audio, registrato a sua volta con un telefonino mentre era in corso l’intervista fatta in un hotel a Comiso dove Claudio Fava per tre giorni ha tenuto laboratori di scrittura, è stato consegnato dalla Commissione antimafia anche ai cronisti. La vicenda riguarda Giuseppe Antoci, l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, che fu vittima di un attentato mai chiarito fino in fondo nella notte fra il 17 e il 18 maggio 2016 lungo la Strada Statale 289 Cesarò-San Fratello. Il caso è stato al centro di una istruttoria dell’antimafia che ha depositato la relazione finale lo scorso ottobre formulando tre ipotesi: l’avvertimento, l’attentato e la messinscena, con Antoci comunque vittima in ognuno dei casi.

“Domenica scorsa ero a Comiso, sono stato avvicinato in un albergo da un giornalista delle ”Iene” che mi ha proposto una intervista sul “caso Antoci”, intervista che ho concesso di buon grado pur non essendo mai stato avvertito della loro visita – dice Fava -. Ma non è stata una intervista ma una aggressione molto violenta nei toni, offensiva nei contenuti e minacciosa nelle forme: senza domande ma con affermazioni false e calunniose e provocazioni”, sostiene Fava, che aggiunge:”E’ stata una operazione ben organizzata. Chi ha mandato questo signore? A che scopo? E’ una forma di intimidazione? Un avvertimento affinché nessuno continui a occuparsi di questa vicenda? Se l’obiettivo è intimidire, sono caduti male, si sbagliano. E’ un atto di una gravità istituzionale irreparabile nei confronti di questa Commissione antimafia”.

L’intervistatore Gaetano Pecoraro replica così: “Non ho fatto nessuna aggressione all’onorevole Fava ma gli ho gentilmente chiesto un’intervista che lui ha accettato di fare. Non ho mai fatto nessuna intimidazione o minaccia né a lui né alla Commissione, non ho alle nostre spalle nessun mandante se non la nostra redazione e l’amore per il lavoro che faccio. Ci siamo semplicemente permessi di muovere delle critiche sul svolto lavoro della Commissione antimafia riguardo all’attentato ad Antoci e agli uomini della sua scorta. Ad ogni modo, ogni telespettatore, quando l’inchiesta andrà in onda, potrà farsi la propria idea” (ANSA).

Edited by, mercoledì 12 febbraio 2020, ore 18,23. 

(Visited 1.410 times, 2 visits today)