Il caso-Antoci: La relazione della Commissione regionale antimafia, 2a puntata

Gl Press continua la pubblicazione dell’intera relazione della Commissione regionale antimafia (foto in alto), approvata all’unanimità dai componenti, con presidente l’on. CLAUDIO FAVA, lo scorso 2 ottobre sul caso-ANTOCI e l’attentato subito, nella notte fra il 17 e il 18 maggio 2016, dall’allora presidente del Parco dei Nebrodi (foto in alto il luogo). Pubblicata ieri la 1a puntata (vedere archivio sempre sul link Cronaca), ecco la 2a…

RELAZIONE COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA, 2a puntata. Collegandosi alla prima si riprende con l’audizione del giornalista de L’Espresso Mondani.

MONDANI: Ho intervistato il dottor Ceraolo ma ho sentito molti altri… Un punto lo abbiamo notato subito: tra i testimoni dell’attentato risulta l’allora commissario Manganaro che è contemporaneamente lo stesso cui sono state affidate le indagini. Opportuno? Non opportuno? Io ritengo che non sia opportuno, ma, insomma, è andata così… Complessivamente l’indagine parte e continua per molto tempo sulla base della testimonianza del vice questore Manganaro. Gli altri poliziotti presenti quella notte vengono sentiti solo nel maggio 2017, cioè ad un anno dall’attentato. (…) Perché la mafia prepara tre molotov, mai usate in precedenza, a mio ricordo, dalla mafia? Perché lasciano i mozziconi di sigaretta ma non c’è un DNA compatibile? Perché hanno cura di non lasciare impronte sulle bottiglie molotov mentre lasciano i mozziconi? Raccolgono i tre bossoli di fucile sparati contro la blindata. Io mi chiedo: quando avrebbero avuto il tempo di raccoglierli siccome, dice Manganaro, lui arriva contemporaneamente agli spari? Non voglio ovviamente rivelare le fonti ma, senza mezzi termini, i carabinieri non sembrano affatto convinti che siano andate così le cose, esattamente come i poliziotti che ho incontrato…I poliziotti si sono molto concentrati sul trasbordo, sull’uso che si è fatto della blindata, sul fatto che i poliziotti che avevano in carico la difesa, diciamo così, la vita del presidente Antoci non si siano comportati come i protocolli prevedono e i protocolli sarebbero stati radicalmente trasgrediti da quei comportamenti. Mentre, per la parte che riguarda i carabinieri, ho riscontrato vere e proprie convinzioni che non fosse andata com’è stata ricostruita. (…) Altro fatto strano: nel dicembre 2014 una lettera viene recapitata (ad Antoci) negli uffici del Parco dei Nebrodi, “finirai scannato tu e Crocetta”, il testo scritto con lettere di giornale ritagliate ed incollate. Ho chiesto a degli investigatori: ma è mai successo che la mafia facesse delle lettere anonime con lettere ritagliate incollate? (…) Il presidente Antoci mi parla di mascariatori. Io ho replicato che il fango cresce quando le domande rimangono senza risposta: chi ha ordinato la strage veramente? Chi l’ha realizzata? E perché per un fatto di questa gravità le indagini si sono curiosamente fermate o non si sono fermate ma non ne sappiamo niente?

LE ANOMALIE, LE CONTRADDIZIONI, LE INCONGRUENZE

  1. LA RIUNIONE DI CESARÒ – La riunione di Cesarò è così riassunta dal dottor Antoci nella relazione informativa depositata nel corso della sua audizione dinanzi questa Commissione: «Ero andato a Cesarò per comunicare, in un incontro pubblico organizzato dal sindaco, una bella notizia alla quale le persone tenevano molto. Prima di arrivare a Cesarò c’è un immobile in costruzione, si chiama Chisar, con un progetto del Parco che è fermo da quindici anni…In pratica era un posto che rappresentava per quel territorio il solito segnale: “Le cose fatte sempre a metà”. Quel territorio, invece, come dicevo, ci teneva tanto al Chisar, questi giovani ci credevano tanto. Quindi nell’azione di coordinamento per la parte dei Nebrodi, nel progetto governativo del Masterplan che ho personalmente curato come Ente, chiesi ai sindaci di inserire nei finanziamenti e nei progetti oltre alle altre operazioni che insieme avevamo deciso e scelto per il territorio, anche il progetto del Chisar…E così riuscimmo ad ottenere con il Masterplan della Città Metropolitana di Messina un finanziamento di due milioni e mezzo di euro per finirlo. Quindi io ero andato lì felicissimo, a fare questo incontro con i giovani…Anche il vicequestore aggiunto Manganaro partecipa alla riunione (sia pure arrivando quasi al termine) ed alla cena successiva assieme al sindaco di Cesarò, Calì, e a Giuseppe Antoci. ». MANGANARO: Quella sera (a Cesarò, ndr) c’era la presentazione di un Masterplan… Ricordo che qualche giorno prima mi aveva avvisato il sindaco (per chiedermi) se volevo fare un salto per partecipare…FAVA, Presidente della Commissione. Quindi l’aveva invitata il sindaco Calì? MANGANARO: Sì, il sindaco Calì mi teneva aggiornato. Sì, mi aveva detto di fare un passaggio, di farmi vedere, di andare, che era un momento importante. Diverso il ricordo del sindaco Calì, così com’è stato riportato in Commissione: FAVA, Presidente della Commissione. Come mai era stato invitato? Anzi diciamo da chi era stato invitato? Da lei o dal dottor Antoci?                                                        

Quindi l’audizione del sindaco di Cesarò Calì.

Il sindaco di Cesarò Salvatore Calì

CALÌ: Penso che alla riunione quanto meno da me non era stato invitato perché si parlava di politica non si parlava di sicurezza, ovviamente. Una iniziativa autonoma del Manganaro, anche secondo il dottor Antoci:  ANTOCI: Nel contempo il dirigente del Commissariato di Sant’Agata, il dott. Manganaro, sapendo che io ero andato a fare questo convengo, visto che doveva andare lì per fatti legati al suo ufficio, decise di venire anche lui…30 Invitato? Aggregato casualmente alla cena? I ricordi divergono. In ogni caso, da ciò che riferiscono Antoci e il questore pro tempore di Messina, la presenza di Manganaro alle iniziative pubbliche a cui partecipava il presidente del Parco dei Nebrodi era una consuetudine.

ANTOCI: “Io so, per detta anche del questore, che quando andavo in posti un po’ delicati, il questore diceva sempre a Manganaro “dagli un occhio ad Antoci…”.  (…) MANGANARO: Ogni movimento che facevo avvisavo il mio questore, quindi facevo servizio straordinario. Quindi il mio ordine di servizio era un servizio regolare, mi hanno anche pagato… Il questore, tra l’altro, era legato da un rapporto molto forte di amicizia con il presidente Antoci…Ogni cosa che facevo notiziavo il mio questore e il mio questore mi dava disposizione in merito. 

  1. LE TENSIONI DURANTE LA CENA – Secondo quanto riporta la richiesta di archiviazione, dopo l’incontro al comune, il sindaco Calì invita il presidente Antoci e il vicequestore aggiunto Manganaro a cena al ristorante-pizzeria “Mazzurco”, all’uscita di Cesarò. “All’interno del predetto locale – scrivono nella loro richiesta i PM – si aveva modo di riscontrare come il sindaco Calì Salvatore, verosimilmente dopo essersi recato alla toilette, si soffermava per qualche minuto a salutare quattro avventori del locale seduti attorno ad un tavolo. I predetti successivamente venivano identificati per Destro Pastizzaro Daniele, Destro Pastizzaro Sebastiano, Fabio Carmelo e Calà Campana Giuseppe” (braccianti agricoli con pregiudizi penali per reati comuni: lesioni, rissa, ubriachezza, attività illecita di raccolta di veicoli fuori uso, porto di oggetti atti ad offendere, etc.)”.                     Altra circostanza evidenziata dai magistrati messinesi è quella relativa ai due giovani che si avvicinano al tavolo di Antoci, Manganaro e Calì, identificati dallo stesso sindaco nelle persone di Giuseppe Calà Campana (uno dei quattro che aveva già salutato il sindaco Calì) e Sebastiano Foti, inteso “Biscotto”. L’incontro tra il sindaco Calì e i quattro braccianti agricoli nonché la circostanza dell’avvicinamento al tavolo da parte dell’altro soggetto di cui sopra rappresentano il primo motivo di tensione, così almeno come viene riportato agli atti e in Commissione Antimafia dai partecipanti alla cena. Le versioni però divergono sensibilmente sul significato da dare all’episodio. Così il dottor Antoci: FAVA, Presidente della Commissione. Durante la cena il sindaco le ha manifestato delle preoccupazioni per il fatto che ci fossero certe presenze all’interno del ristorante? ANTOCI: Il sindaco ci ha solo detto, quando sono venuti a salutare tre ragazzi al tavolo, che questa cosa non gli era piaciuta…  Così, invece, il dottor Manganaro:”Durante la cena no, non mi arriva nulla se non che ci vengono a salutare delle persone al tavolo… Nessuna preoccupazione nemmeno nella ricostruzione che il sindaco Calì fornisce alla Commissione:  FAVA, Presidente della Commissione. “Lei, dopo essere andato in bagno, si è soffermato qualche minuto a salutare quattro persone che erano nel locale che poi, identificate, fanno parte diciamo di quel circuito (malavitoso)… CALÌ: Più di qualche minuto da quello che penso io, forse ho bevuto anche qualche bicchiere di birra assieme. Non mi ricordo.  FAVA, Presidente della Commissione. Quindi non dava la sensazione di essere preoccupato.  CALÌ: Presidente, io nemmeno lo stesso giorno che mi hanno bruciato la macchina mi sono mai preoccupato perché Cesarò la conosco bene. FAVA, Presidente della Commissione. Quindi lei … era realmente preoccupato? CALÌ: La stessa identica domanda me l’ha fatta il magistrato e io gli ho risposto… no, perché per me è normale, io sono il sindaco di tutti… (il Foti, ndr) ci ha anche baciati, pensi”. 

Resta il fatto che, se mai preoccupazione vi fu da parte di Manganaro a cena o nel corso della serata, non ne fece parola con i due agenti di scorta di Antoci, Santostefano e Proto.

FAVA, Presidente della Commissione: durante la cena il dottor Manganaro espresse a lei e a Proto, preoccupazioni per delle presenze nel ristorante che lo preoccupavano…di soggetti appartenenti al circuito criminale? SANTOSTEFANO: No, assolutamente no…Il dottor Manganaro non mi ha espresso alcuna preoccupazione su soggetti o su persone…  (…) FAVA, Presidente della Commissione. Le capitò di notare qualcosa di strano? Tensione, preoccupazione, il dottor Manganaro le parlò? PROTO: No, no no, nessuna. Loro erano lì seduti tutti e tre…

FAVA, Presidente della Commissione: Cioè, clima sereno durante la serata? Lo stesso Proto, inoltre, aveva dichiarato ai pm.

ASSISTENTE PROTO:…hanno salutato il sindaco, poi hanno salutato il dottor Manganaro e il dottor Antoci. Non so se tutti e tre li conoscevano a quei soggetti…però il sindaco era bello tranquillo, il dottore non ha fatto nessuna cosa…Noi guardiamo. Giustamente, quando si avvicinano le persone, già ci mettiamo un poco sul chi va là, poi se vediamo che il sindaco si alza, “Oh, buongiorno…”, insomma, fa, tra virgolette, gli onori di casa…

Vale la pena dar conto anche dell’audizione dell’allora comandante della Stazione dei carabinieri di Cesarò, il maresciallo Lo Porto. Pur in ferie la sera del 17 maggio 2016, il maresciallo Lo Porto (in pensione dall’1 ottobre 2016) ha fornito spunti e valutazioni di contesto del tutto divergenti in molti punti da quelle raccolte dai testimoni diretti dell’agguato. A proposito delle normali frequentazioni nel ristorante in cui si tenne la cena dopo l’incontro, ecco cosa riferisce il maresciallo Lo Porto.

LO PORTO: Il bar-ristorante “Mazzurco” dove c’è stata la cena è un luogo di ritrovo per tutta Cesarò. Stiamo parlando di un comune di 2.500 anime, è bar e ristorante, frequentato da tutti, anche da chi non cena. La sera se vuoi mangiare anche una pizza devi andare là. Quindi, specialmente un comune dove non succede mai nulla, quando arriva un personaggio tutti quanti si vanno ad affacciare, poi c’era anche il sindaco, un amico di tutti là, se ci devi scroccare un caffè al sindaco glielo scrocchi”. Ed ancora, sul profiling criminale dei pregiudicati presenti quella sera nel ristorante “Mazzurco”. FAVA, Presidente della Commissione: Le dico l’elenco delle persone che sono state identificate nel bar-ristorante…che sono anche quelle che parlano con il sindaco Calì: Daniele Destro Pastizzaro, Sebastiano Destro Pastizzaro, Carmelo Fabio e Giuseppe Calà Campana e Sebastiano Foti (inteso “Biscotto”, ndr), mentre all’esterno in due macchine c’erano Litterio Cerro e Antonio Nicola Carra. Sono personaggi la cui presenza può preoccupare? LO PORTO: Sono tutte persone cha al massimo possono rubare qualche vitello. D’AGOSTINO, componente della Commissione: Lei può confermare, dalle informazioni avute dai suoi sottoposti, che quella sera a Cesarò l’ambiente, come tutte le altre sere a parte la concitazione per l’avvenimento straordinario, era abbastanza sereno? LO PORTO: Era una serata normalissima come tutte le altre. D’AGOSTINO, componente della Commissione: Perché, secondo lei…tutti gli organi inquirenti, in particolare la polizia ma anche la magistratura che conduceva le indagini, hanno dato, nei giorni successivi, per scontato che i fatti erano quelli che venivano raccontati? LO PORTO: Forse era l‘aria che si respirava, che l’antimafia per eccellenza era su quel settore…ad esempio quando il sindaco di Cesarò ha detto che “la mafia non c’è” è stato aggredito da tutti i lati, e ha dovuto fare due passi indietro. Se tu dici qualcosa che è controcorrente vieni preso a ceffoni. (…) FAVA, Presidente della Commissione: Lei ha parlato con il sindaco Calì della sua dichiarazione secondo la quale non c’era mafia nel paese che potesse fare quell’attentato? LO PORTO: Si, ne abbiamo parlato più volte, a suo parere era una cosa amplificata…Io venivo dalla Stazione di Catania di Librino, Cesarò per me è un’isola di pace. Va data nota che né l’autorità giudiziaria, né le forze di polizia a cui è stata delegata l’indagine (il Commissariato di Sant’Agata di Militello e la Squadra mobile di Messina) hanno ritenuto di interrogare il maresciallo dei carabinieri di Cesarò che, proprio sul profilo malavitoso dei quattro commensali (piuttosto marginale, ha riferito) e sulla prevedibile casualità di quell’incontro (il “Mazzurco” è l’unico ritrovo del paese) avrebbe potuto offrire un punto di vista rilevante. La ragione di tale scelta ci è stata fornita dal dottor Cavallo.

PROCURATORE CAVALLO (foto sopra): Secondo lei dobbiamo chiedere a un maresciallo di una Stazione dei carabinieri per sapere se i soggetti sono soggetti di interesse operativo o meno? Il maresciallo dei carabinieri non ha queste informazioni. Noi ci rivolgiamo a soggetti più titolati, noi abbiamo a disposizione il ROS, abbiamo a disposizione la DIA…Il maresciallo dei carabinieri è quello che ha il controllo del territorio, è vero, ma chi elabora queste notizie, le filtra, le confronta con altre notizie provenienti da un intero territorio non è certo il maresciallo dei carabinieri: è il ROS…FAVA, Presidente della Commissione: Glielo chiedo perché a noi il maresciallo dei carabinieri ha detto “… è gente che al massimo può rubare un vitello”. PROCURATORE CAVALLO: Mi compiaccio per le sue conoscenze! Però, voglio dire, noi questi soggetti, anche alla luce dei precedenti, poi li sottoponiamo a intercettazione. Sicuramente dalle intercettazioni uscì uno spessore, devo dire, non di stinchi di santo: erano persone che avevano estrema attenzione nel parlare, estrema attenzione anche nell’usare determinate frasi, nel non parlare in macchina, nel non parlare al telefono. Quindi con buona pace del maresciallo Lo Porto che io non conosco, questi personaggi credo che abbiano un certo rilievo. In ogni caso credo che le valutazioni di una DDA siano ben più importanti di un maresciallo di una stazione dei carabinieri”. FAVA, Presidente della Commissione: Infatti qui non è in discussione una gerarchia tra le opinioni, la domanda era perché non lo avete ascoltato. PROCURATORE CAVALLO: Perché non lo ritenevamo utile. Credo di essere stato chiaro.  

  1. LE “VEDETTE MAFIOSE”- Altro episodio destinato a far crescere le preoccupazioni del vicequestore aggiunto Manganaro, così come ha riferito all’A.G. e a questa Commissione, era accaduto prima di cena, quando il sindaco Calì, durante il tragitto verso il ristorante “Mazzurco” assieme a Manganaro, “gli aveva confidato di aver notato la presenza di alcune vedette dei gruppi mafiosi facendo riferimento a un’autovettura (…) condotta da Cerro Letterio e ad una Smart con a bordo tale Carra Nicola”. “Vedette di gruppi mafiosi” è espressione certamente impegnativa (“vedetta” è chi osserva per riferire o avvertire; “vedette di gruppi mafiosi” fanno pensare dunque a persone con il compito di segnalare i movimenti di Antoci in vista dell’agguato di quella notte). Ma è davvero questa l’espressione che il sindaco Calì usa con il vicequestore aggiunto Manganaro? MANGANARO: Allora, se il sindaco l’abbia usato o meno…se le ho scritte evidentemente il sindaco ha usato questo termine. Però non lo ricordo…”Evidentemente il sindaco ha usato questo termine”, riferisce in Commissione Manganaro. Ma aveva affermato esattamente il contrario nel corso del suo esame a sommarie informazioni. PM: Ma il termine “vedette mafiose” fu suo…lo usò lei nell’annotazione o lo usò proprio CALI’? davanti ai PM di Messina: MANGANARO: No, lo usai io…lo usai in annotazione…CALI’ mi disse che appartenevano ai gruppi operanti sul territorio. (…) “Vedette mafiose” perché io li ritengo gruppi mafiosi quelli, dottore, non mi nascondo dal dirlo apertamente. (…) PM: Però è strano che in un’annotazione lei parla di vedette mafiose, quindi insomma dà un connotato particolare a quella presenza e al tempo stesso… non le segnala (alla scorta di Antoci, ndr)…MANGANARO: L’annotazione la faccio col senno di poi. Dello stesso tenore (e dunque diametralmente divergente da ciò che Manganaro riferisce in audizione) è il ricordo del sindaco Calì in Commissione: FAVA, Presidente della Commissione: Dice sempre il dottor Manganaro che nel tragitto che vi ha portato al ristorante “Mazzurco” lei gli avrebbe confidato di avere notato la presenza di alcune “vedette di gruppi mafiosi”. CALÌ: Presidente, il dottore Manganaro è entrato dentro la mia macchina e ci siamo spostati per andare da Mazzurco…Non appena scendiamo verso Mazzurco c’è un rifornimento Esso e ci sono le telecamere che parlano, non sono io a parlare ma ci sono le telecamere che parlano. E si sono bloccati un certo Nicola Carra e il cognato Litterio Cerro. FAVA, Presidente della Commissione. Mi scusi, bloccati?  CALI’: Bloccati nella strada. Fermi. FAVA, Presidente della Commissione. A parlare dal finestrino? CALI’: Com’è abitudine parlare nei piccoli centri… Uno scende e l’altro sale.

FAVA, Presidente della Commissione. Ma erano in macchina? CALI’: Dentro in macchina, si sono scambiati: “che fai? quando vieni?” Non lo so quello che si sono detti, completamente… quello che scendeva non poteva girare se non prima io posteggiavo. Io ho posteggiato, poi magari la curiosità, è rimasto a guardare ma da qui a dire “vedette” onestamente…tutto questo sono le vedette che dice il dottore Manganaro. FAVA, Presidente della Commissione. Quindi la parola “vedette” della mafia non l’ha usata? CALI’: Presidente ci sono due macchine in movimento. FAVA, Presidente della Commissione. Ce l’ha spiegato. Volevo capire se l’espressione “vedette della mafia” è un’espressione che aveva usato lei o che è stata una libera interpretazione del dottor Manganaro. CALI’: No, no, il dottor Manganaro dice “ma questi chi sono”? E io glielo ho spiegato: sono Cerro Litterio e Nicola Carra. Il dottore Manganaro che conosce bene gli elementi ovviamente ha incominciato magari a immaginare o a dire o a pensare, non lo so, non è che gli dico “vedette” perché si incontrano due macchine perché purtroppo a Cesarò come nei piccoli centri sempre è così. Versione sostanzialmente analoga a quella che il sindaco Calì aveva usato nelle sommarie informazioni testimoniali raccolte dall’A.G. il 28 luglio 2016.

P.M. DI GIORGIO: Lei ha mai usato l’espressione “vedette di gruppi mafiosi”?: CALÌ: “Vedette dei gruppi mafiosi”? P.M. DI GIORGIO: Riferendosi ai due che aveva notato? CALÌ: No, mai. P.M. DI GIORGIO: A Manganaro? Dice: “Guarda, queste sono vedette di gruppi mafiosi?” CALÌ: No, no. P.M. DI GIORGIO: Questa cosa gliel’ha mai detta? CALÌ: No, che io mi ricordi no. Anche l’assistente capo Proto e l’assistente capo Santostefano.

 

Il vicequestore aggiunto Daniele Manganaro

P.M. CAVALLO: Manganaro non le ha detto: “Guardate che durante il tragitto in macchina Calì mi ha parlato di brutte persone”?  ASSISTENTE PROTO: No, assolutamente no.  P.M. CAVALLO: Se lo sarebbe ricordato altrimenti.  ASS. PROTO: Sì, perché quello è un segnale di allarme. Cioè, forse mi sarei messo fuori dal locale e non avrei nemmeno cenato. (…) P.M. DI GIORGIO: Qualcuno dei due, il dottor Manganaro o il dottor Antoci, le riferirono quella sera che c’era una situazione di possibile pericolo derivante dalla presenza di soggetti in zona? ASS. SANTOSTEFANO: No. P.M. DI GIORGIO: E quindi non una cosa che lei ha visto, ma una cosa che l’è stata riferita, se l’è stata riferita. ASS. SANTOSTEFANO: No, no, no, non mi è stato riferito nulla di questo. P.M. DI GIORGIO: Siccome ci sono annotazioni di servizio che fanno riferimento alla presenza di… ASS. SANTOSTEFANO: Da parte mia le annotazioni? P.M. DI GIORGIO: No, no, di altri. ASS. SANTOSTEFANO: Ah… P.M. DI GIORGIO: Di “vedette mafiose” lì, e lei svolgeva il servizio di scorta di Antoci, ci chiedevamo se qualcuno glielo avesse detto. ASS. SANTOSTEFANO: No. Guardi, il discorso è uno: io cerco di fare il mio lavoro nel migliore dei modi possibili, però non sono stato informato sulla eventuale presenza di pregiudicati o meno perché comunque io il mio servizio lo faccio comunque… se qualcuno mi avesse detto qualche cosa del genere io mi pigliavo la personalità e gli dicevo: “Andiamocene, non possiamo stare qua”, ecco, io avrei fatto questo. Magari non mi è stato detto per non creare tensione. Non lo so, io non ne so niente di queste annotazioni…P.M. MONACO: Dico, ma che cautele avreste impiegato eventualmente? Visto che dovevate tornare da lì, da Cesarò, a casa. Diciamo, durante il tragitto che cautele avreste impiegato? Qualora vi fosse stata una situazione di pericolo…ASS. SANTOSTEFANO: Sicuramente non me ne scendevo a cinquantacinque chilometri orari, mi chiamavo dieci pattuglie dei carabinieri, altre quindici della polizia e magari operavo in maniera differente. Cioè, avrei adottato tutte quelle tecniche per porre la personalità quanto più al sicuro possibile, non so se mi sono spiegato!

Il “misunderstanding! relativo alla questione delle “vedette di gruppi mafiosi” si riallaccia ad un altro momento “critico” della vicenda in oggetto: le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Calì nei giorni successivi ai fatti del 18 maggio 2016. Ecco cosa scrivono a tal riguardo i pubblici ministeri. “L’interesse investigativo su Calì era derivato dal fatto che, alcuni giorni dopo l’agguato ad Antoci, su testate giornalistiche on line erano apparse alcune dichiarazioni di costui, concernenti proprio l’attentato in parola, nelle quali il sindaco di Cesarò attribuiva la paternità dell’agguato “alla delinquenza locale e non alla mafia vera e propria” in quanto, a suo dire, nel territorio del Comune di Cesarò“…non c’è tutto quell’interesse che potrebbe far gola alla mafia, alla delinquenza, di migliorarsi di incrementarsi. Io non lo vedo affatto…”. La richiesta di archiviazione della D.D.A messinese non dà particolare risalto, però, al fatto che due giorni dopo, il 20 maggio 2016 il Calì abbia smentito se stesso con un’altra dichiarazione. “Ieri, per mero errore, per il forte zelo di difendere tutti i cesaresi laboriosi mi sono scordato il vile gesto che hanno fatto al presidente Antoci e condanno fermamente il gesto allo stato mafioso così come è stato fatto, e ringrazio il presidente per il lavoro che sta effettuando qui sui Nebrodi e la collaborazione fattiva che sto avendo dal momento in cui ho avuto il piacere di conoscere il senatore Lumia, che lavorando assieme realmente mi ha dato dimostrazione e stanno dando dimostrazione vera, concreta e reale a voler pulire una volta per tutte quello che sono i Nebrodi. Grazie e mi scuso per la dichiarazione”. Sulle ragioni della sua prima esternazione e sul successivo dietrofront, il sindaco Calì ha così risposto nel corso della sua audizione: CALÌ: Dopo questa dichiarazione, è successo un pandemonio. È successo di tutto e di più e di telefonate ne sono arrivate da tutte le parti…FAVA, Presidente della Commissione: Da chi le sono arrivate le telefonate e che cosa le è stato detto? CALÌ: Il primo dal presidente Antoci, dice “Sindaco, ma ti stai rendendo conto che ho avuto un attentato?”. “Presidente, ho sbagliato. Lo sai come sono io. Sono stato anche un pochettino cassariato, mi sono visto preso…” “Dobbiamo smentire”. “Dimmi come devo fare e la smentiamo”. FAVA, Presidente della Commissione: E oltre Antoci, chi altro l’ha chiamata? CALÌ: Ha chiamato il senatore Lumia. FAVA, Presidente della Commissione: Per dirle? CALÌ: Dice: “Ma che stai dicendo? L’attentato c’è stato…Devi dire che c’è la mafia”. Infine, sull’esistenza di una scorciatoia. Così riferisce Calì: DE LUCA, componente della Commissione:”Che a lei risulti…esiste una strada, alternativa a quella principale, che consenta di raggiungere il luogo finale, il luogo dove si è svolto l’attentato, in un tempo più breve della strada principale stessa?  CALI’, sindaco del comune di Cesarò:“Onorevole che io sappia, ed io la faccio sempre questa strada, l’unica scorciatoia che noi abbiamo è quella di San Fratello per arrivare a Sant’Agata, l’unica scorciatoia. Altre scorciatoie, però…che io sappia, io la sconosco totalmente questa strada. 

  1. LA DECISIONE DI MANGANARO DI RAGGIUNGERE ANTOCI- All’1,32 Antoci e la sua scorta lasciano il municipio di Cesarò (dove Manganaro si stava ancora intrattenendo con il sindaco Calì per mostrargli il contenuto del pen drive recuperato qualche ora prima) e si dirigono verso Sant’Agata di Militello. Pochi minuti dopo anche il vicequestore aggiunto Manganaro conclude la riunione con il sindaco Calì e si allontana da Cesarò. È quello il momento in cui Manganaro decide di raggiungere l’auto di Antoci: decisione che, recuperando strada e tempo, gli consente di arrivare un attimo dopo che l’auto di Antoci è stata colpita da alcune fucilate e gli consente – secondo quanto riferisce il vicequestore aggiunto – di mettere in fuga gli assalitori sventando l’attentato. Sulle ragioni che inducono improvvisamente Manganaro a mettersi in auto per raggiungere la Lancia di Antoci le ricostruzioni offerte alla Commissione e all’A.G. non sono del tutto convergenti. Riferisce Manganaro: “Il sindaco (Calì) l’ansia me la mette nel momento in cui il presidente Antoci va via…mi dice: “questa sera sono veramente e fortemente preoccupato”. Ho detto: “Sindaco di che cosa si spaventa? Stia tranquillo, ci siamo noi…guardi se è preoccupato vada a casa e appena arriva mi manda un messaggio ed io mi incammino verso Sant’Agata di Militello”. Queste sono state le ultime parole che ci siamo detti io e il sindaco. (…). FAVA, Presidente della Commissione. Ma cosa determina il fatto che improvvisamente lei decida di raggiungere il dottor Antoci? MANGANARO: Quando alla fine il sindaco mi trasmette quelle cose io nell’incertezza, in questa situazione che potrebbe, tra virgolette, essere allarmante, ho detto al mio autista: “Raggiungiamo il dottor Antoci…raggiungiamolo e stiamo più sereni tutti”.  Diverso il ricordo del sindaco Calì su chi fosse preoccupato tra i due. Così ha riferito in Commissione: FAVA, Presidente della Commissione. Poi lei dice al dottor Manganaro: “Dottore mi accompagni a casa perché questa sera qui c’è qualcosa che non mi convince, ho paura”. Ci può spiegare. CALÌ: Non sono stato io, ma devo dire grazie al dottore Manganaro perché penso che lui aveva questo sentore quella sera e mi ha detto: “Appena arrivi a casa, mandami immediatamente un messaggio…”? FAVA, Presidente della Commissione. Quindi non è stato lei a dire al dottor Manganaro “ho paura”. CALÌ: Dopo tutto quello che ho subito, avrei avuto paura perché vedo due facce strane? FAVA, Presidente della Commissione. Glielo dico perché è scritto nel…  CALÌ: No, no, è stato più che zelante il dottore Manganaro, più che zelante…Questa, infine, la testimonianza dell’assistente Granata, raccolta dai PM nella sua testimonianza del 3 maggio 2017. GRANATA: Quando lui (Manganaro) è salito in macchina mi aveva detto che c’era il sindaco preoccupato e quindi mi ha detto: “Acceleriamo, cerchiamo di raggiungere il presidente”: P.M. DI GIORGIO: Preoccupato per cosa? Tale punto necessita di un doveroso chiarimento. Il quesito in questione è stato formulato sulla base di quanto contenuto nel verbale di udienza del 21/01/2019 relativa al procedimento n. 2069/18 R.G. celebratosi dinanzi la I Sezione Penale del Tribunale di Catania. Nell’ambito di tale processo, il dottore Antoci, nella qualità di testimone ha dichiarato che: «Sì. Io mi metto in macchina e vado via. Scopro dopo che, sono anche le dichiarazioni del sindaco, scopro dopo che il sindaco chiede al dottore Manganaro “dottore, mi accompagni a casa perché questa sera qui c’è qualcosa che non mi convince, ho paura”. A quel punto il dottore Manganaro pensa “ma se l’obiettivo non è il sindaco ed è Antoci, che è andato via adesso?”, per cui accompagna il sindaco sotto casa, non aspetta che sale, gli dice “quando sali su mi mandi un messaggio”, e quindi parte dicendo al suo autista “vediamo di raggiungere il presidente Antoci”».

GRANATA: Mi ha accennato che c’era il discorso che c’erano dei pregiudicati all’interno del ristorante, però più di tanto non mi ha detto. Dice: “Il sindaco era molto preoccupato quindi corri, cerchiamo di raggiungere il dottore”. Insomma, Manganaro improvvisamente preoccupato, decide di “correre” per raggiungere l’auto di Antoci. Eppure il vicequestore aggiunto sceglie di non far cenno di queste sue preoccupazioni né al presidente Antoci, quando lo vede andar via, né soprattutto – fatto incomprensibile – agli agenti della scorta di Antoci: FAVA, Presidente della Commissione. (…) Col dottor Manganaro vi siete detti qualcosa? ANTOCI: No, ci siamo salutati. FAVA, Presidente della Commissione. Non le dette la sensazione di essere preoccupato? ANTOCI: No, no… (…) FAVA, Presidente della Commissione: Sapeva che il dottor Manganaro…aveva deciso di raggiungervi? SANTOSTEFANO: No…FAVA, Presidente della Commissione: Durante la strada non avete ricevuto nessuna telefonata da Manganaro? SANTOSTEFANO: No…D’AGOSTINO, componente della Commissione: Secondo lei come ha fatto il dottor Manganaro a raggiungervi? Si parla di una strada alternativa che avrebbe fatto e in effetti c’è… però a guardarla sulla cartina è addirittura una strada più impervia… SANTOSTEFANO: Non conosco questa strada, ma se è più impervia sicuramente è più comoda per un fuoristrada. D’AGOSTINO, componente della Commissione: Più impervia vuol dire che ci sono più curve. SANTOSTEFANO: Non saprei rispondere…SCHILLACI, componente della Commissione: Non le sembra strano che il dirigente del Commissariato non le abbia riferito qualcosa (sulle sue preoccupazioni, ndr) dal momento in cui lei è il capo scorta e deve vigilare appieno sulla tutela della personalità? SANTOSTEFANO: Molto probabilmente il dottor Manganaro non ha detto nulla per non mettere ansia. Perché io il mio lavoro me lo so fare… Io sto ipotizzando, è una mia opinione. Io non faccio polizia giudiziaria…io faccio solo scorta… (…). FAVA, componente della Commissione: Durante il tragitto non avete ricevuto nessuna telefonata? PROTO: Assolutamente no!

Riepilogando: Manganaro non condivide le sue preoccupazioni con Proto e Santostefano, li lascia andar via senza dire loro nulla e non li chiama al telefono nemmeno quando decide di raggiungerli in auto. Perché? FAVA, Presidente della Commissione: Se c’erano già elementi per essere preoccupati, perché lei non ne parla con la scorta del dottor Antoci?  MANGANARO: Non lo farei mai.  FAVA, Presidente della Commissione: Come non lo farebbe mai? MANGANARO: Perché queste situazioni possono creare comunque problemi nei momenti operativi, nei movimenti…Cioè, mi spiego meglio, se sono delle ansie mie che mi tengo dentro…nel senso che io ho captato degli input che elaboravo…non potevo mai pensare che sarebbe successo un attentato…FAVA, Presidente della Commissione: E lei lascia andare via (il dottor Antoci ndr) dopo che qualcuno le ha detto “ci sono vedette dei gruppi mafiosi”? MANGANARO: Certo, presidente. Perché devo avvisare la scorta? Se avviso la scorta creo un’ulteriore situazione di pericolo. FAVA, Presidente della Commissione: Questo ce lo faccia capire perché ci sfugge. MANGANARO: Sono con una blindata…se metto in agitazione la scorta può succedere una qualsiasi situazione… he la scorta si agita e fa un incidente o succede qualcosa determinata dalla mia ansia. FAVA, Presidente della Commissione: Io mi allarmerei se mi parlassero di “vedette di gruppi mafiosi”… un’informazione di questo tipo come fa a tenersela per sé senza condividerla con quelli che hanno la responsabilità della sicurezza del dottor Antoci? MANGANARO: Non sono d’accordo a dare questo tipo di informazione, presidente…non ritengo che il personale di scorta venga messo in agitazione.

Nell’espletamento del loro servizio, anche perché la macchina di scorta è una macchina abbastanza sicura, il tritolo ci vuole per farla saltare! FAVA, Presidente della Commissione: E non ne parla neppure con Granata? MANGANARO: A Granata gli dico di camminare per raggiungerlo perché c’era qualcosa che non mi convinceva. (…) FAVA, Presidente della Commissione: E ha ritenuto anche di non telefonare a Santostefano e a Proto? MANGANARO: esatto, sì sì…FAVA, Presidente della Commissione: Lungo questo tragitto decide di utilizzare il lampeggiante? MANGANARO: Non lo ricordo…FAVA, Presidente della Commissione: Ci può ricordare più o meno i tempi? Che tipo di percorso fa? MANGANARO: Parto circa sei-sette minuti dopo il presidente Antoci…Granata fa il primo controsenso in modo da sbucare subito all’uscita del paese…senza passare da San Teodoro…scelta del mio collaboratore…FAVA, Presidente della Commissione: Quindi, sino a qualche minuto prima lei non riteneva di avvertire la scorta del dottor Antoci e poi si mette, diciamo, in una condizione quasi da inseguimento, facendo un controsenso…MANGANARO: No, no… attenzione…. l’ha fatta l’autista la strada…non è che gli ho detto “fai questa strada” o “fai quell’altra strada” … ha scelto quella… mi fido dei miei autisti, presidente… D’AGOSTINO, componente della Commissione: Lei disse (al sindaco Calì) di inviargli un sms, cosa che Calì dice di aver fatto. Ma risultano due sms che Calì inviò a lei ed un suo sms di risposta. MANGANARO: Non mi ricordo, onorevole… 

  1. LE PROCEDURE OPERATIVE DELLA SCORTA DI ANTOCI – Uno degli aspetti che la Commissione ha inteso approfondire è il comportamento dell’equipaggio di tutela del dottor Antoci. Nella ricostruzione dei fatti, condivisa da tutti i testi e riassunta nella proposta di archiviazione della Procura di Messina, si evidenziano diverse anomalie nel comportamento degli agenti che accompagnavano Antoci, alcuni addebitati dagli auditi ai momenti di concitazione vissuti dopo l’agguato, altri di più difficile comprensione. Vediamoli nel dettaglio. a) Il dottor Antoci arriva a Cesarò a bordo della sua Lancia Thesis blindata, accompagnato dall’assistente capo Proto (alla guida) e dall’assistente capo Santostefano come caposcorta. Il vicequestore aggiunto Manganaro, che avrebbe dovuto raggiungere Antoci, è a bordo di un Suv guidato dall’assistente Granata. Durante il percorso Manganaro si ricorda che occorre recuperare una pen drive contenente delle foto che il funzionario intende mostrare al sindaco di Cesarò. MANGANARO: Partii da Sant’Agata col mio Suv nero che mi era stato dato da qualche settimana…sequestrato ad un boss di Barcellona e riassegnata al mio ufficio…FAVA, Presidente della Commissione. Era un’auto attrezzata con sirena e lampeggiante? MANGANARO: È una macchina attrezzata con lampeggiante, senza sirena…quindi siamo saliti con Granata…poi l’assistente Granata dimenticò la chiavetta, e quindi per risparmiare tempo e riuscire ad arrivare a Cesarò…non ricordo se chiamai Proto, chiamai Santostefano, chi dei due chiamai, non mi ha risposto…chiamai il presidente Antoci e gli ho detto di farmi contattare dai ragazzi della scorta…non mi ricordo chi mi contattò dei due…FAVA, Presidente della Commissione. Cosa chiese in sostanza? MANGANARO: Di venirmi a prendere Questo invece il ricordo dell’assistente capo Santostefano. SANTOSTEFANO: Quando siamo giunti a Cesarò, la personalità ha salutato alcune autorità del luogo e subito dopo ha detto a noi due, sia a me che all’autista Proto: “uno di voi due potrebbe ritornare indietro… perché sta arrivando il dottore Manganaro poiché è col suo autista e deve rimandare indietro il suo autista a prendere delle carte… potresti andargli incontro…così recupera tempo”. Al di là del ricordo non coincidente (Manganaro afferma che chiese ad Antoci di farsi chiamare da uno degli uomini della scorta per chiedere che qualcuno gli andasse incontro, mentre Santostefano afferma che fu lo stesso Antoci a chiedere che uno di loro raggiungesse Manganaro con la Thesis), stupisce che la personalità scortata venga lasciata nel luogo dell’iniziativa senza la disponibilità dell’auto blindata e, quanto ci riferisce Antoci, a sua insaputa. FAVA, Presidente della Commissione: Chi chiede e chi decide che l’assistente capo Santostefano debba andare via con l’auto blindata? ANTOCI: Queste non sono decisioni che prendo io…Io ero seduto che facevo il convegno…poi la decisione l’hanno presa loro… questa telefonata… io ero là ancora… FAVA, Presidente della Commissione: Quindi lei apprende di questo scambio di auto per andare a recuperare solo dopo? ANTOCI: Io dopo”

Stupisce ancor di più che sia proprio il caposcorta Santostefano ad allontanarsi. Come recita il “Manuale tecnico per la formazione e l’addestramento del personale addetto ai servizi di scorta e sicurezza” della Polizia di Stato, per le scorte di 3° livello, ovvero di tutela su auto specializzata (blindata), il “capo scorta (…) segue il protetto negli spostamenti e gestisce l’amministrazione della scorta (supervisione, contatti con istituzioni/organizzazioni collegate)”. Appunti, questi, che sono stati sollevati nel corso delle audizioni di Santostefano, Proto e Manganaro. Ecco le loro risposte.

FAVA, Presidente della Commissione. Dal punto di vista dei protocolli è normale che si possa lasciare la personalità sottoposta a tutela senza la disponibilità dell’auto blindata nel posto in cui si trova? SANTOSTEFANO: In quel momento la personalità era all’interno di un luogo sicuro perché era vigilato da forze dell’ordine… e comunque… queste sono cose che vengono attuate a discrezione.

GALVAGNO: In termini procedurali… è stato fatto tutto secondo quello che potrebbe essere questo protocollo?

SANTOSTEFANO: Si possono fare errori di valutazione per la concitazione del momento però alla fine è andato tutto bene e per me questa è la cosa più importante… (…) MANGANARO: Non era la prima volta… (omissis, parte secretata) i protocolli operativi ci sono, presidente, l’applicazione nella realtà è un pochettino differente da quello che realmente è…  FAVA, Presidente della Commissione. Come mai viene a prenderla Santostefano, che è il caposcorta di Antoci, e non viene l’autista Proto? 

MANGANARO: È una decisione che hanno preso tra loro, io non entro nel merito di questa decisione… (…) PROTO: Io ho eseguito una disposizione datami superiormente in quel momento. FAVA, Presidente della Commissione. La decisione chi l’ha presa?  PROTO: Santostefano, il capo scorta era lui quel giorno… «si deve tornare a prendere il dottor Manganaro che ha urgenza pure lui di arrivare qui», ora se lui ha ricevuto l’ordine superiormente dal dottor Manganaro o l’ha preso d’iniziativa, sinceramente… FAVA, Presidente della Commissione. Chi può prendere decisioni sulle modalità con cui si deve svolgere il servizio tra il capo scorta ed un superiore gerarchico… che però non ha la responsabilità della scorta?  PROTO: È giusto che l’assuma comunque il capo scorta.  b) Quando la Lancia blindata, percorrendo sulla via del ritorno la strada statale 289, s’imbatte in una fila di pietre piazzate per ostruire la carreggiata, la scorta di Antoci non prova a forzare l’ostacolo, come suggeriscono in questo caso le prassi operative. L’auto invece rallenta, frena, poi prova a ripartire a marcia indietro un istante prima che dalla boscaglia qualcuno apra il fuoco. Ecco il ricordo dei due agenti in audizione e del questore pro tempore di Messina, Cucchiara: FAVA, Presidente della Commissione. A che distanza le vede (le pietre che ostruiscono la carreggiata, ndr)? PROTO: Non la saprei quantificare… FAVA, Presidente della Commissione. Era un rettilineo comunque… PROTO: C’era prima la semicurva e poi ci si immetteva… FAVA, Presidente della Commissione. Cioè, non le ha viste all’ultimo momento?  PROTO: Io non ho fatto una frenata brusca… perché poteva essere anche una cosa da poter evitare… nel momento in cui vedo i massi per tutta la carreggiata dico a Santostefano: «questi sassi così?» e schiaccio il freno più forte… Il tempo di fermare la macchina… mi è venuto istintivo di mettere la retromarcia e la macchina si muove all’indietro per 50 centimetri? Un metro? Non lo so, poco, perché sempre in questa manciata di secondi in cui innesto la retromarcia arrivano dei colpi.

D’AGOSTINO, componente della Commissione: Lei oggi ritiene che sarebbe stato più giusto andare avanti?  PROTO: Non ci ho provato… purtroppo con quella macchina (di esperienza) ne avevo poca… (…) SANTOSTEFANO: c’era un tornante, una specie di curvone chiuso… usciamo da questo curvone chiuso a circa 200-300 metri… adesso non saprei vedo ‘sti massi…che occupavano entrambe le due carreggiate… lì per lì avendo percorso …diverse strade di montagna, sa a volte trovi palle di fieno, a volte trovi pecore… quindi lì per lì a quella distanza, in quei frangenti di secondi, dico “vabbè una piccola frana, facciamo una sorta di gimcana e proseguiamo”, ma il tempo di pensare questo, praticamente io ho notato che tutte le pietre erano equidistanti tra di loro, di grosse dimensioni e quindi non potevi passarci sopra con la macchina, né tra una pietra e l’altra, e occupavano tutta la carreggiata… Appena abbiamo realizzato questo improvvisamente arrivano ‘sti colpi… appena ho realizzato questo ho detto al collega: “dietro, dietro” … perché ho pensato il peggio… la personalità dormiva dietro, si era appisolata, il tempo che si è arrestata la macchina, ha messo la marcia indietro, il tempo di metterla siamo stati presi da ‘sti colpi di arma da fuoco. È questa la scena.  FAVA, Presidente della Commissione. come si spiega la capacità (degli aggressori, ndr) di riconoscere la vostra auto? Che fosse quella e non un’altra auto? SANTOSTEFANO: Non saprei spiegarlo. FAVA, Presidente della Commissione. Come hanno fatto a mettere le pietre esattamente in prossimità del vostro arrivo? Poteva passare un’altra auto un attimo prima, un attimo dopo… SANTOSTEFANO: Questo l’ho pensato anch’io, ne ho fatti centomila di ‘sti pensieri… però io non so dare una spiegazione. (…) FAVA, Presidente della Commissione. È normale, secondo i protocolli, che un’auto blindata con il “Monza 500” a bordo si fermi invece di cercare di aggirare o di forzare appena c’è un ostacolo? CUCCHIARA: Presidente, la teoria dei servizi di scorta prevede che l’autista… vorrebbe che l’autista evitasse l’ostacolo… Però, per onestà mia intellettuale… devo anche ipotizzare che in quel frangente… l’oscurità, la notte, la sorpresa abbiano per un attimo confuso il collega che stava alla guida della macchina blindata. 

FAVA, Presidente della Commissione. Lei fece un sopralluogo? CUCCHIARA: No. FAVA, Presidente della Commissione. Quindi, diciamo, ha potuto farsi un’idea soltanto in base alle fotografie. CUCCHIARA: Assolutamente sì, sia sulla base delle informazioni che nella delicata veste di questore mi ha fornito il capo della squadra mobile. FAVA, Presidente della Commissione. Come mai di fronte ad un attentato abbastanza eclatante (…) non andò a fare anche lei, da questore, un sopralluogo? CUCCHIARA: Per due ordini di fattori. Intanto perché sono andato in piena notte da Antoci e dai poliziotti…Poi, l’indomani mattina, la prima cosa che ho fatto è stata andare in procura per incontrare il procuratore della Repubblica. Sui massi che ostruivano la carreggiata la Commissione ha raccolto anche l’opinione del dottor Cavallo, oggi Procuratore della repubblica a Patti, all’epoca dei fatti uno dei PM della Procura di Messina che condussero le indagini e poi ne chiesero l’archiviazione, e del dottor Anzalone, capo della squadra mobile di Messina all’epoca dei fatti. Entrambi furono sul posto nelle ore successive all’attentato, ma sulle dimensioni delle pietre (o massi) i ricordi non coincidono. PROCURATORE CAVALLO: Io sono stato sul posto…Le pietre non erano dei massi. Erano pietre che ovviamente potevano essere collocate, avendole preparate, nell’arco anche di due minuti d’orologio… (…) ANZALONE: Dopo circa mezzora mi sono recato sul posto a Cesarò per avere immediata idea del contesto in cui era avvenuto l’attentato, quando sono arrivato sulla strada, sul rettilineo dove vi era questa fila di pietre, due o tre, massi abbastanza grossi ognuno del peso di circa 10/15 chili… (…) FAVA, Presidente della Commissione. Queste pietre che lei sappia sono state repertate, misurate, valutate anche rispetto alla possibilità che fermassero davvero un’auto blindata a piena velocità? CUCCHIARA: È intervenuta la polizia scientifica insieme agli investigatori, quindi hanno fatto tutti i rilievi di rito. Sull’idoneità delle pietre o dei piccoli massi, a seconda di come li si vogliano chiamare, a fermare l’auto io non sono in grado ovviamente di dire nulla. Questo è quello che hanno affermato i poliziotti che erano sul luogo e che hanno dichiarato di essere stati fermati da quelle pietre.

FAVA, Presidente della Commissione. Secondo lei c’era la possibilità che la blindata le superasse forzandole? PROCURATORE CAVALLO: Su questo c’è stato un lungo dibattito. Io sono sottoposto a scorta, alcune di queste persone mi dissero: “noi siamo stati addestrati nel senso che quando troviamo un ostacolo lo dobbiamo speronare”. Quindi dal punto di vista operativo non era il massimo della condotta così com’è richiesta. Noi chiedemmo delle spiegazioni anche in questo senso a Proto e Santostefano, però devo fare una premessa: erano le 2 di notte, venivano da una cena, anche loro avevano mangiato, avevano bevuto… Loro ci dissero che in un primo momento non ebbero il minimo sentore di uno sbarramento, pensarono ad una serie di massi franati. Quando si accorsero che c’era questo sbarramento effettivamente Proto ingranò la retromarcia… in quel momento gli arrivarono gli spari. Gli è stata fatta la domanda: “scusi, ma a lei non le hanno detto che bisogna sfondare?”. Lui (Proto) ha detto che in quel momento aveva sentito gli spari, aveva ricevuto dei colpi nella macchina…per cui pensarono, in quel momento, che forse la situazione migliore era frenare, fare la retromarcia e non speronare. Questa, ripeto, può essere una modalità forse non perfetta secondo i manuali, ma non mi sembra neanche così impossibile che si possa realizzare nella realtà dei fatti…Sulle scelte della scorta di Antoci di fermarsi davanti alle pietre che ostruivano la carreggiata, sui tempi e le modalità dell’agguato, sulla fuga degli aggressori è utile riportare anche le valutazioni dell’allora comandante della caserma dei carabinieri di Cesarò, Giuseppe Lo Porto.

LO PORTO: Allora, io a parte che essere maresciallo dei carabinieri ho fatto il corso di guardia del corpo e di guida di sicurezza, e la cosa che a me ha lasciato il dubbio è che al corso dicono che quando succede qualcosa la macchina deve essere usata come un ariete per fuggire… Il mio pensiero era: perché ti sei fermato? Perché sei rimasto là fermo, perché? Se a me mi sparano, sto fermo là? Anche se ci sono delle pietre davanti, ma anche se c’è una macchina davanti, sperono e vado via. (…) Non me la sono formulata solo io, tutto il paese vociferava, tutti quanti: “ma, però…ma, però” … FAVA, Presidente della Commissione: Quale era l’elemento che non convinceva? LO PORTO:…si vociferava, perché in un paese di montagna, ogni famiglia ha il suo fucile, vanno a caccia e quindi lo sanno usare, capiscono cos’è una rosata. (…) Per fare un attentato buono si doveva fare un tiro incrociato, non uno solo, ci dovevano essere più persone, invece uno solo rischia di non prenderlo… Due o tre persone decidono di sparare con un solo fucile se voglio fare un attentato? Non fanno un tiro incrociato? Lo fanno anche i cacciatori al coniglio. (…) FAVA, Presidente della Commissione: Un’ultima cosa, visto che lei conosce bene la morfologia dei luoghi: gli attentatori sparano, e poi sarebbero stati messi in fuga. Come si fugge in un bosco come quello? La scientifica dice, senza luci, senza torce è molto complicato riuscire a scappare. LO PORTO: Le racconto un fatto, facevo servizio a Bronte, quindi un territorio a fianco, e notammo, una sera che eravamo di pattuglia, una persona con un fucile in mano, la caccia era chiusa, gli abbiamo detto di fermarsi, questo comincia a scappare, lo abbiamo inseguito, dopo un poco lo abbiamo trovato infilato in un rovo che poverino era un ammasso di sangue, perché al buio come fai a scappare? Infine, nel fascicolo dei rilievi tecnici redatto dalla polizia scientifica di Sant’Agata di Militello il 25 maggio 2016:“Davanti al primo veicolo Lancia Thesis, sono presenti alcuni massi che occupano la metà destra della carreggiata, altri massi si osservano antistanti nell’altra metà (sinistra) di carreggiata” , la presenza dei massi viene così dettagliata. I massi in questione vengono fotografati nei rilievi (3 e 4) del fascicolo nonché rappresentati in un rilievo planimetrico. Nulla si dice in merito al peso o alle dimensioni. Altra circostanza degna di considerazione è il fatto che nel momento in cui i rilievi vengono eseguiti, i massi occupano soltanto la carreggiata destra. Quella sinistra è vuota. A rimuoverli – lo spiega Sebastiano Proto ai PM.

ASS. PROTO: La strada viene liberata già da quando è arrivata la volante… Dall’operatore della volante perché loro pure volevano avvicinare anche la macchina, perché quando sono arrivati loro non sono potuti passare… – sono stati gli operatori della prima volante accorsa sul luogo: P.M. MONACO: Lei partecipa, diciamo, alla materiale rimozione di queste pietre?  ASS. PROTO: Sì, una l’ho aiutato io perché era pesante…non so se Granata ha partecipato e ha aiutato l’altro. Io, per me, io ho aiutato uno dei due della volante perché era pesante e l’abbiamo… P.M. DI GIORGIO: Certo, l’avete spostata.                                                          

2a puntata- CONTINUA

Edited by, martedì 15 ottobre 2019, ore 16,34. 

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