L’agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Antoci: Pubblici i nomi dei 14 indagati

Sono pubblici, grazie al quotidiano Gazzetta del Sud che li ha riportati nell’edizione di stamane, sulle pagine Sicilia in un pezzo a firma del giornalista Nuccio Anselmo, i nomi dei 14 indagati che dovranno sottoporsi o si sono già sottoposti all’esame del dna per effettuare le comparazioni con i mozziconi di sigarette e tracce ematiche rinvenuti sulla scena dell’attentato (foto in alto) ai danni del presidente del Parco dei Nebrodi GIUSEPPE ANTOCI (foto in basso), avvenuto nella notte fra il 17 e il 18 maggio 2016, lungo la Strada Statale 289 Cesarò-San Fratello. DOPO IL PEZZO AGGIUNTO UN SERVIZIO CON LE DICHIARAZIONI DELLO STESSO ANTOCI…

Sono pubblici, grazie al quotidiano Gazzetta del Sud che li ha riportati nell’edizione di stamane, sulle pagine Sicilia in un pezzo a firma del giornalista Nuccio Anselmo, i nomi dei 14 indagati che dovranno sottoporsi o si sono già sottoposti all’esame del dna per effettuare le comparazioni con i mozziconi di sigarette e tracce ematiche rinvenuti sulla scena dell’attentato ai danni del presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, avvenuto nella notte fra il 17 e il 18 maggio 2016, lungo la Strada Statale 289 Cesarò-San Fratello.

Secondo le prime indiscrezioni alcuni degli indagati si sarebbero rifiutati di sottoporsi al prelievo del dna per le comparazioni, per questo i magistrati hanno inoltrato una richiesta formale all’Ufficio del Gip.

Ecco tutti i nomi, fra loro esponenti di spicco della mafia tirrenico- nebroidea e tortoriciana. Sono indagati con l’accusa di tentato omicidio aggravato dall’appartenenza all’associazione mafiosa:

Sebastiano Foti Belligambi; Giuseppe Conti Taguali; Salvatore Armeli Iapichino detto “Zecchinetta”; Sebastiano Musarra Pizzo; Nicola Antonio Karra; Sebastiano Destro Pastizzaro; Carmelo Fabio; Giuseppe Calà Campana; Antonino Foti detto “Biscotto”; Andrea Cerro; Giuseppe Foti Belligambi; Litterio Cerro; Daniele Destro Pastizzaro e Carmelo Giacucco Triscari.

“I nomi dei 14 soggetti destinatari degli avvisi di garanzia della DDA di Messina che indaga sull’attentato Antoci e sulla mafia dei pascoli, oggi resi noti dalla stampa, dimostrano che il business dei terreni e dei contributi europei per lo Sviluppo Rurale (PSR) sono interessi economici in mano alle organizzazioni mafiose che il Protocollo di Legalità ha destabilizzato”. È questa la prima dichiarazione di Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, dopo aver appreso i nomi dei 14 indagati. Si tratta di nomi importanti, di elevato spessore criminale, tutti legati ai clan dei Pruiti di Cesarò e di “Turi” Catania di Bronte. Tra questi spiccano anche i quattro soggetti indagati per l’omicidio dell’allevatore  Giuseppe Conti Taguali, ucciso barbaramente a colpi di lupara nel luglio del 2014 a Cesarò.

La maggior parte di loro sono gli stessi personaggi che lo scorso anno, in applicazione del protocollo-Antoci, sono stati colpiti da interdittiva antimafia con conseguente revoca di migliaia di ettari di terreni ricadenti nel Parco dei Nebrodi. Un danno economico consistente per questi soggetti che, da decenni, riuscivano a garantirsi indisturbati affitti pluriennali di terreni ricadenti nel Parco, particolare questo che permette di incassare maggiori contributi Agea. Si tratta di soggetti che, con il protocollo-Antoci, si sono visti bloccare contributi per milioni di euro. Basti pensare che alcune di queste famiglie avevano in affitto fino a mille ettari di terreno suddivisi su più aziende per rimanere sotto la soglia dei 150.000 euro prevista per il certificato antimafia. Ogni ettaro, ricadente in aree di riserva naturale, permette di intascare, esentasse, contributi fino a 1.300 euro/ettaro. Stiamo parlando di cifre annuali stratosferiche che vengono bonificate direttamente sui conti correnti.

“È evidente – continua Antoci – che dietro organizzazioni di questo livello vi è, necessariamente a supporto, una rete ben strutturata, che però l’impeccabile lavoro della magistratura ha portato alla luce. Questi clan vanno fermati ed i terreni dati ai giovani, come stiamo facendo. Hanno lucrato per anni su questo sistema, senza bisogno di ricorrere a reati tipici come rapine e “pizzo” ma con semplici truffe legalizzate. Il protocollo ha bloccato un business da milioni di euro, utilizzati dai clan mafiosi di tutta la Sicilia per conclamare il loro potere, nonché il completo controllo dei terreni e, attraverso la pressione e le minacce, anche dei poveri agricoltori e allevatori onesti. Ma ormai il dado è tratto – conclude Antoci -, la Sicilia con il Protocollo di Legalità ha dato esempio di vera lotta alla mafia, quella che segue, come diceva Giovanni Falcone, i soldi e gli interessi ed infatti a giorni, con grande soddisfazione, con l’approvazione del nuovo Codice Antimafia in discussione al Senato, il Protocollo-Antoci, in toto recepito nella norma, diventerà legge dello Stato Italiano e, dunque, un vero duro colpo per le infiltrazioni mafiose anche nelle altre regioni d’Italia”.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 24 giugno 2017, ore 12,06, aggiornato alle ore 14,28.  

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