L’omicidio di Francesco Costanza: Sono due gli indagati, il boss Virga e il pentito Barbagiovanni

  

A conclusione delle indagini, chiuse in un mese e mezzo, sono due gli indagati in relazione all’omicidio di FRANCESCO COSTANZA, di Tusa, avvenuto la mattina del 29 settembre 2001 tra San Fratello e Acquedolci in un contesto tipicamente mafioso. Si tratta di DOMENICO VIRGA (foto in alto a sx), considerato il capo del clan di San Mauro Castelverde, accusato di essere il mandante del delitto e di CARMELO BARBAGIOVANNI (foto in alto a dx), esponente della cosca dei Batanesi di Tortorici pentito, auto accusatosi di essere uno dei due esecutori…

Giuseppe Lazzaro

A conclusione delle indagini, chiuse in un mese e mezzo, sono due gli indagati in relazione all’omicidio di Francesco Costanza, di Tusa, avvenuto la mattina del 29 settembre 2001 tra San Fratello e Acquedolci in un contesto tipicamente mafioso. Il Procuratore aggiunto di Messina Vito Di Giorgio ha firmato l’atto che riguarda Domenico Virga, 58 anni, di Gangi, ritenuto il capo del clan mafioso di San Mauro Castelverde e il 39enne di Tortorici Carmelo Barbagiovanni, esponente di spicco del clan dei Batanesi. Il primo è accusato di essere il mandante del delitto, il secondo di essere uno dei due esecutori visto che l’altro, stando alle dichiarazioni dello stesso Barbagiovanni, l’allevatore Sergio Costanzo, classe 1974, è stato ucciso nel 2010.

Il Procuratore aggiunto Vito Di Giorgio

VICENDA E ARRESTO

La Squadra Mobile della Questura di Messina, sezione di contrasto alla criminalità organizzata e “Catturandi”, ha dato esecuzione, lo scorso 19 gennaio, all’ordinanza applicativa della misura della custodia cautelare in carcere – richiesta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina – a carico di Domenico Virga, di San Mauro Castelverde. L’uomo è considerato elemento di spicco dell’organizzazione di tipo mafioso denominata Cosa nostra e, segnatamente, del mandamento di San Mauro Castelverde-Gangi, in quanto ritenuto responsabile – quale mandante – dell’omicidio di Francesco Costanza, di Tusa, commesso nella strada tra San Fratello e Acquedolci poco più di 19 anni fa. Alle ore 7,30 circa del 29 settembre 2001, in un terreno di contrada Cartolari di Acquedolci, fu rinvenuto il cadavere di Costanza inteso “Franco”, 67 anni, colpito da colpi di arma da fuoco esplosi con una pistola calibro 7,65 e successivamente finito con alcuni colpi di pietra al capo.

 

 

Francesco Costanza

La vittima, gravitante negli ambienti della criminalità organizzata di Mistretta, era già stato oggetto di molteplici azioni investigative della Direzione Distrettuale Antimafia messinese. Le indagini, pur confermando l’inserimento del Costanza nel contesto malavitoso delle famiglie operanti al confine tra le province di Messina e Palermo, non avevano portato all’identificazione di mandanti ed esecutori. A dare un contributo rilevante alle indagini sono state le recentissime dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia di Tortorici Carmelo Barbagiovanni, inteso “U muzzuni”, attualmente detenuto, esponente del clan malavitoso dei Batanesi, che ha deciso di varcare il fronte e collaborare dopo l’arresto dell’operazione “Nebrodi” il 15 gennaio 2020.

IL MOVENTE DELL’OMICIDIO

Il Barbagiovanni, in relazione all’omicidio di Francesco Costanza, ha fornito una precisa descrizione del contesto in cui esso è maturato e delle efferate modalità di esecuzione, autoaccusandosi di tale azione criminosa. Secondo il narrato del collaboratore, a commettere l’omicidio sono stati egli stesso e Sergio Costanzo, soggetto oggi deceduto in quanto assassinato nelle campagne di Centuripe. In data 1 ottobre 2010, infatti, in contrada Vaccheria del comune della provincia di Enna, era stato rinvenuto il corpo privo di vita di Sergio Costanzo, classe 1974, attinto da svariati colpi di fucile mentre era appena giunto al consorzio irriguo presso il quale prestava la propria attività lavorativa. Uno dei colpi, probabilmente costituente un preciso segnale, fu esploso ai genitali dell’uomo. Tornando ora alle vicende dell’omicidio del Costanza, secondo le evidenze investigative raccolte, il movente della sua eliminazione è da ricercarsi nella circostanza che il predetto avesse richiesto a titolo di estorsione del danaro a ditte impegnate in lavori nel comprensorio territoriale insistente ai confini tra le province palermitana e messinese, alcune delle quali riferibili all’imprenditore Michele Aiello, di Bagheria, ritenuto vicinissimo al defunto capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano e già implicato nella vicenda giudiziaria delle talpe in procura a Palermo che vide il coinvolgimento dell’allora presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, membri delle forze dell’ordine ed esponenti della sanità privata dell’Isola (detta operazione scattò il 5 giugno 2003). Il Costanza, quindi, aveva formulato pretese estorsive nonostante fosse già stata effettuata la cosiddetta “messa a posto” ed in seguito alle lamentele dell’Aiello, il Giuffrè, sensibilizzato in merito dal Provenzano, si rivolse al Virga per risolvere la questione il quale, a sua volta, interessò della cosa i referenti della famiglia mafiosa mistrettese, competente per territorio. La Squadra Mobile di Messina, con il coordinamento della DDA di Messina ha, quindi, avviato una serratissima attività di riscontro alle dichiarazioni del Barbagiovanni, accertando come le stesse siano perfettamente sovrapponibili a quelle rese, circa vent’anni prima, dal collaboratore di giustizia Antonino Giuffrè (inteso “Manuzza”, elemento di assoluto rilievo di Cosa Nostra palermitana, già capo mandamento di Caccamo e vicinissimo a Bernardo Provenzano) e, più di recente, da Carmelo Bisognano, al tempo uno dei più autorevoli rappresentanti della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto, avendo per anni ricoperto il ruolo di leader indiscusso di quella particolare articolazione del clan dei “barcellonesi” meglio conosciuta come gruppo dei “mazzarroti” operante in Mazzarrà Sant’Andrea e collaboratore di giustizia dal dicembre 2010. I pentiti hanno riferito del summit all’esito del quale fu decisa l’eliminazione del Costanza, svoltosi qualche settimana prima dell’omicidio in un casolare abbandonato a Tusa. Alla riunione in questione – stando alle verbalizzazioni dei pentiti – hanno preso parte elementi di assoluto rilievo delle famiglie mafiose operanti nella zona posta a confine tra le province di Palermo e Messina: Domenico Virga (nipote del boss Peppino Farinella, l’indiscusso capo di Cosa Nostra a San Mauro Castelverde, morto a 92 anni per cause naturali qualche anno fa) per i palermitani; Sebastiano Rampulla (oggi defunto) e fratello del più noto Pietro, artificiere della strage di Capaci del 23 maggio 1992 per i mistrettesi; Carmelo Bisognano per i barcellonesi; Carmelo Barbagiovanni per i Batanesi di Tortorici.

Peraltro, nel corso dell’incontro, i maggiorenti delle famiglie mafiose avrebbero chiesto al Costanza spiegazioni sia in merito a somme di denaro da lui trattenute nonostante fossero destinate a compagini mafiose palermitane che alla richiesta del “pizzo” a ditte già “protette” dalle stesse. Non ritenendo convincenti le giustificazioni addotte dal Costanza i presenti al summit lo congedavano, perfezionando poco dopo il proposito di ucciderlo. Presa la decisione di eliminare il Costanza, l’incarico fu affidato ai Batanesi ed il Barbagiovanni commise l’omicidio in concorso con Sergio Costanzo. L’omicidio del Costanza, in altri termini, è stato deliberato dai vertici delle famiglie mafiose operanti tra le province di Palermo e Messina per punire uno “sgarro” imperdonabile e per saldare i già esistenti rapporti tra le medesime consorterie criminali. Il Costanza aveva “disturbato” chi si era già messo in regola con le compagini malavitose dei luoghi dove vengono eseguiti lavori per la realizzazione di strade interpoderali in agro di Mistretta. L’Ufficio Gip del Tribunale di Messina, accogliendo l’imponente quadro indiziario raccolto incrociando anche le dichiarazioni rese dai tre collaboratori di giustizia, per di più rese in un contesto temporale assolutamente diverso, ha emesso il provvedimento restrittivo nei confronti di Domenico Virga, reputandolo responsabile (quale mandante) dell’omicidio, in concorso con Sebastiano Rampulla (mandante, ormai deceduto), Carmelo Barbagiovanni (esecutore materiale e reo confesso) e Sergio Costanzo (esecutore materiale, come detto anch’egli deceduto).

Edited by, mercoledì 10 marzo 2021, ore 14,19.  

 

 

 

 

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