L’omicidio stradale dell’orlandina Lorena Mangano: In appello citata una nuova teste, si riprende il 12 febbraio 2018

Una nuova teste, citata dalle parti civili e sulla cui ammissione la Corte d’Appello di Messina deciderà il 12 febbraio 2018. Questa la principale novità scaturita nella seconda udienza del processo di secondo grado per l’omicidio stradale di fine giugno 2016 a Messina, vittima la studentessa di Capo d’Orlando LORENA MANGANO (foto in alto). Imputati sono i messinesi GAETANO FORESTIERI e GIOVANNI GUGLIANDOLO, in primo grado condannati, rispettivamente, a 11 e 7 anni di reclusione e per i quali c’è già stata la richiesta di conferma della pena del sostituto procuratore generale FELICE LIMA…

Si è svolta lunedì, davanti alla Corte d’Appello di Messina, la seconda udienza del processo d’appello relativo alla morte di Lorena Mangano dove sono imputati Gaetano Forestieri e Giovanni Gugliandolo già condannati in primo grado rispettivamente a 11 e 7 anni di reclusione.

L’udienza è stata caratterizzata dalla ricostruzione di quanto accadde quella tragica sera di inizio estate 2016 a Messina e con il video di quello che, inizialmente indiziato come incidente stradale, si è poi trasformato in omicidio stradale. Hanno preso la parola gli avvocati delle parti civili costituite che, nel contempo, hanno citato una testimone, una ragazza nuova, passeggera di una delle auto che, nell’incrocio maledetto tra le vie Garibaldi e Torrente Trapani, si trovavano nei pressi della Fiat Panda condotta da Lorena. La Corte deciderà per l’ammissione o meno il 12 febbraio 2018 quando il processo di secondo grado riprenderà per avviarsi alla conclusione.

Foto in alto: la scena dell’omicidio stradale e i due imputati, Gaetano Forestieri (in alto) e Giovanni Gugliandolo (in basso)

LA REQUISITORIA DEL PG LIMA NELLA SCORSA UDIENZA

Nella prima udienza (lo scorso 10 ottobre) aveva già parlato il sostituto procuratore generale Felice Lima che, nel suo intervento, ha ribadito la gravità dei fatti accaduti con l’aggravante della divisa della guardia di finanza che Forestieri, sino al giorno maledetto, indossava ma che, soprattutto, sarebbe stato anche prodotto un testimone non attendibile visto che si è presentato presso la caserma dei carabinieri due giorni dopo l’incidente mortale spontaneamente, quando le indagini erano svolte dalla polizia municipale. Secondo il sostituto procuratore generale il fatto che il padre del Forestieri sia un carabiniere in congedo potrebbe essere significativo. Nella sua deposizione il testimone affermerebbe che al semaforo precedente quello dell’impatto, in via Fata Morgana, i due accusati della morte di Lorena Mangano sarebbero passati con il verde. Sempre secondo il dott. Lima (in passato alla Procura antimafia di Catania) questo va addirittura in contrasto con le dichiarazioni rese dagli stessi imputati. Gugliandolo avrebbe infatti dichiarato di essersi fermato a quel semaforo mentre Forestieri avrebbe ammesso di averlo oltrepassato con il rosso. Lima ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado ai due imputati. Secondo la difesa della famiglia Mangano entrambi avrebbero oltrepassato quell’incrocio con il rosso continuando la gara automobilistica in pieno centro cittadino.

Foto in alto: Felice Lima, è il sostituto procuratore generale che sostiene l’accusa in appello

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO

«Al di fuori di ogni ragionevole rispetto delle regole della strada e della vita umana». Forse le parole più vere della tragedia che ha portato via Lorena Mangano, la 23enne orlandina morta nell’incidente stradale del 26 giugno 2016 sulla via Garibaldi a Messina, sono queste. A pronunciarle è il giudice Salvatore Mastroeni, che aveva depositato le motivazioni della sentenza con cui il 21 dicembre 2016 ha condannato le due persone accusate di aver provocato tutto: il finanziere Gaetano Forestieri che travolse la Fiat Panda su cui si trovava Lorena, appena sbucata dalla via Torrente Trapani e il pasticcere Giovanni Gugliandolo che stava gareggiando con Forestieri. E sono 54 pagine di parole non soltanto prettamente giudiziarie ma anche “pietre” che si scagliano contro il poco valore che la vita umana ha purtroppo assunto nei frenetici giorni nostri. Le motivazioni che spiegano quelle due condanne vanno oltre, sono un severo monito a tutti quegli “utenti” della strada che adoperano le proprie auto super elaborate come “pistole” di una roulette russa rivolte verso gli altri e non verso sé stessi. Quindi ecco alcuni passaggi di questa lunga, accorata e complessa sentenza, atto finale di una storia straziante in cui tutti gli “attori” volontari e involontari, hanno sempre vissuto con davanti agli occhi il volto di Lorena.

LE PROVE E LE VALUTAZIONI

Dall’esame delle prove è emersa «…una ricostruzione certa e priva di interpretazioni alternative ma, nel contempo agghiacciante, della dinamica del sinistro». Le riprese «… forniscono immagini, che il gip della misura definirà: nel contempo “difficili” da comprendere e da spiegare per chi le osserva, perché esse si pongono al di fuori di ogni ragionevole rispetto delle regole della strada e della stessa vita umana». I due hanno «… ingaggiato una gara di velocità, una “sfida” che si è caratterizzata per una andatura a singhiozzo, avanti, indietro, affiancati, con anche azzardate manovre di sorpasso delle altre numerose auto presenti, effettuate a zig-zag e con momenti di folle velocità, incuranti entrambe del traffico veicolare e persino pedonale presente». Gugliandolo e il suo ruolo: «… per quel che emerge dalle parziali ricostruzioni video e per le attendibili e dettagliate testimonianze (la sua condotta ai predetti semafori è nettamente evidente e significativa) ha solo visto l’incidente prima di arrivare al semaforo e ha perso la voglia del gioco e di passare col rosso».

LA TRAGEDIA

Ecco la valutazione complessiva: «Alla luce di tutti i dati esposti, e delle valutazioni collegate, come si è detto, la responsabilità degli imputati appare provata oltre ogni ragionevole dubbio. Nel video in cui si vede una parte dello scontro fra l’auto omicida e l’auto della persona offesa, nel fotogramma di quell’istante vi è il momento più drammatico del fatto, documentato nel suo agghiacciante verificarsi. Ma tutti i video, acquisiti con sapienza dall’accusa, e visionati nello scorrere delle autovetture, fotografano, in chi guarda a posteriori, una marcia tragica e mortale (fatta più di gioco sinistro che di velocità pura) cui si immola, una piccola auto e una giovane ragazza, anch’essa ripresa nel presentarsi al suo destino di morte. E se i fotogrammi dello scontro individuano l’arma con cui è morta Lorena Mangano, un missile, un razzo, una macchina omicida che attraversava l’incrocio a folle velocità e con il rosso, disegnano anche, in una immagine di rara drammaticità, l’approssimarsi della macchinetta (il termine si usa con dolorosa tenerezza e plastica evidenza, rispetto alla “macchina” di morte) di Lorena al semaforo. A vederla più volte, fa impressione, sono gli ultimi attimi di vita, quel suo presentarsi al semaforo, e addirittura, essendo arrivata con il rosso o il giallo, ed avendo fermato l’auto qualche centimetro più avanti, il rispetto del Codice della strada, il tornare indietro quella decina di centimetri, per poi ripartire con un verde legittimo ma che per lei è stato mortale».

L’OMICIDIO STRADALE

Ecco le considerazioni sulla qualificazione giuridica, ovvero sul nuovo reato di omicidio stradale: «Ove restassero dubbi si consideri che il tema, degli omicidi stradali, dell’altissimo numero di essi, delle relative cause, è notorio e all’attenzione di tutti, non vi è cioè neanche spazio al non pensarci o al non “sapere” (sarebbe una assurda fictio) che si ha sotto i piedi un’arma potenzialmente mortale. La differenza con una pistola è semplice ma non favorevole nel caso di specie, salvo preconcetti superati. Se sparo con una pistola posso uccidere, se muovo l’enorme carro di una macchina ad altissima velocità contro una autovettura che legittimamente passa col verde, e figurarsi un passante eventuale, posso uccidere. Il preconcetto nasce che la pistola nasce per offendere e l’auto no, ma è l’uso consapevole che fa la differenza non la destinazione abituale: se sparo mille colpi in aria non uccido nessuno, se passo a 120 ad un incrocio col rosso uccido, salva la fortuna che nessuno attraversi dall’altro lato con il verde. Né vi sono estremi di una abilità tale da dare speranza di uscirne vivi e fare uscire vive le vittime incolpevoli. Salvo ad accettare assurde prospettazioni di una dissociazione mentale o una mente che neghi la ragione, il rischio è prevedibile ed accettato, la sicurezza che non si verifichi non può esistere salvo che contino i desideri».

LA “ROULETTE RUSSA”

E infine, un’amarissima conclusione: «Non ravvisa questo giudice una sostanziale differenza con la cosiddetta “roulette russa”, salvo il fatto che l’affidarsi alla sorte, nello sparare il colpo, non riguarda la propria nuca ma la nuca e la vita di un soggetto incolpevole».

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LA SENTENZA EMESSA IL 21 DICEMBRE 2016

11 anni di carcere per il sottufficiale della guardia di finanza Gaetano Forestieri e 7 anni di reclusione per il pasticciere Giovanni Gugliandolo. A conclusione del rito abbreviato, il 21 dicembre scorso, è stato questo il pesante verdetto emesso dal Gup del tribunale di Messina Salvatore Mastroeni per l’omicidio stradale del quale è stata vittima la studentessa di Capo d’Orlando Lorena Mangano. Nello specifico Forestieri è stato condannato per omicidio stradale, competizione stradale (reati per i quali è stato arrestato il 4 luglio 2016 e, dopo cinque mesi in carcere, dopo la sentenza è finito ai domiciliari) oltre che per guida in stato di ebbrezza (per cui è stato denunciato) mentre il Gugliandolo è accusato di competizione stradale e omissione di soccorso (per il primo reato è stato arrestato sempre il 4 luglio, il secondo è stato contestato dopo, si trova ai domiciliari). Il verdetto è arrivato al termine di una lunga udienza servita a dare la parola agli avvocati delle parti civili, la famiglia di Lorena e gli amici della ragazza che quella sera erano in auto con lei. Il pm Marco Accolla, a conclusione della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 12 anni per Forestieri e a 6 per Gugliandolo (il massimo previsto con l’abbreviato che riduce le condanne di un terzo) e per il pasticcere aveva chiesto di riqualificare l’accusa, contestando un’aggravante più pesante. Il giudice Mastroeni ha anche stabilito un risarcimento in via definitiva per l’A.I.F.V.S., l’Associazione Italiana delle Famiglie delle Vittime della Strada di 15.000 euro, poi le provvisionali per le altre parti civili che sono state quantificate in 80.000 euro a testa per i genitori di Lorena, Vincenzo Mangano e Carla Germanà; 60.000 per il fratello, dott. Stefano; 50.000 per la sorella Marilena (dei tre la più grande) e 20.000 euro per la cognata della vittima, Ida Marincolo, la moglie del dott. Stefano. Inoltre ad entrambi gli imputati è stata revocata la patente, confiscato il mezzo e sono stati interdetti dagli uffici pubblici. Hanno assistito le parti civili gli avvocati Aurora Notarianni, Roberto Argeri e Francesco Rizzo mentre gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Pietro Luccisano e Salvatore Silvestro, tutti del foro di Messina ad eccezione di Argeri che è iscritto al foro di Roma.

LA RICOSTRUZIONE

I due messinesi sono stati condannati per avere ingaggiato la contestata corsa in macchina che ha portato alla morte di Lorena Mangano, la studentessa universitaria di 23 anni di Capo d’Orlando deceduta, il 28 giugno scorso, a seguito del gravissimo impatto avvenuto a Messina, tra le vie Garibaldi e Torrente Trapani, nella notte fra il 25 ed il 26 giugno. Sia Forestieri che Gugliandolo, arrestati la sera del 4 luglio scorso, nell’interrogatorio di garanzia avevano negato di avere ingaggiato una folle corsa sulla via Garibaldi in quella tragica notte. Forestieri ha invece ammesso di essere passato con il semaforo rosso, di procedere ad alta velocità e di avere alzato il gomito prima di mettersi al volante. Il sostituto procuratore di Messina Marco Accolla aveva fatto svolgere ulteriori approfondimenti tecnici per stabilire con certezza qual era la velocità dell’Audi TT (pare poco oltre i 130 km orari), guidata dal finanziere e della 500 Abarth prima del momento dell’impatto per accertare se Forestieri e Gugliandolo quella notte avevano ingaggiato una corsa, fuori da ogni regola, oppure no. Gaetano Forestieri viene definito dal Gip di Messina Daniela Urbani, che ha siglato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita la sera del 4 luglio scorso dagli agenti della polizia municipale di Messina, “killer stradale”, in quanto è accusato di avere condotto ad altissima velocità la sua Audi TT che, tra via Garibaldi e via Torrente Trapani, alle 00,30 della notte fra il 25 ed il 26 giugno scorsi, ha causato il devastante impatto con la Fiat Panda alla cui guida, pulita e con la marcia prima appena inserita dopo avere rispettato il rosso al semaforo e partendo con il verde, si trovava Lorena Mangano, insieme a due amiche e due amici. A causa delle gravissime ferite riportate nello scontro, Lorena è deceduta, al reparto di Rianimazione del Policlinico, la sera del 28 giugno ed i familiari hanno concesso l’autorizzazione per la donazione degli organi. Il certosino lavoro svolto dagli agenti della polizia municipale di Messina, sezione Infortunistica, ha prodotto un ricco carteggio che venne inviato al pm Accolla. Negli atti ci sono i rilievi del sinistro, la positività all’alcol test del finanziere (1,25 gl, oltre la soglia consentita di 0,5) e, in particolare, la conferma che ci fosse una corsa automobilistica, ovviamente fuori da ogni regola, con una Fiat 500 Abarth alla cui guida si trovava il proprietario, il pasticciere Giovanni Gugliandolo che, non per nulla, accortosi di quanto successo, dapprima si è fermato sul luogo del sinistro, poi è fuggito lasciando a piedi un amico che aveva a bordo, ha depositato la 500 nel garage, in una zona nord della città (poi ritrovata e sequestrata dalla polizia municipale) ed è tornato sul posto dell’incidente al volante di una Ford Focus per recuperare l’amico lasciato a piedi poco prima. Il tutto immortalato dalle telecamere dei sistemi di video sorveglianza presenti nella zona, pubblici e privati, le cui immagini sono state acquisite ed analizzate dagli agenti dell’Infortunistica. Non solo. La Audi TT condotta dal finanziere e la 500 Abarth, con il Gugliandolo al volante, nella corsa sfrenata avrebbero passato diversi semafori con il rosso poi, prima del fatale impatto, il Gugliandolo rallentava e si fermava all’ultimo rosso mentre il finanziere proseguiva la sua folle corsa addosso alla Panda condotta dalla sfortunata Lorena.

        Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 14 novembre 2017, ore 10,45. 

 

 

 

 

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