Messina: Cateno De Luca, “l’impresentabile”, assolto per il “sacco di Fiumedinisi”

E adesso? La parola ai “grillini” e allo sconfitto nella corsa alla presidenza Giancarlo Cancelleri che aveva sparato a zero. Oggi pomeriggio CATENO DE LUCA (foto in alto, prima della sentenza, con il prof. CARLO TAORMINA, uno dei suoi legali), neo eletto deputato dell’UdC alle regionali di domenica scorsa, a fronte di una richiesta di condanna a 5 anni, è stato assolto “perché il fatto non sussiste”, nel processo scaturito dal cosiddetto “sacco di Fiumedinisi”, suo centro di origine e del quale è stato sindaco. De Luca resta agli arresti domiciliari con l’accusa di evasione fiscale ma, intanto, in questa sua autentica settimana di passione, mette a segno un punto importante. Cancelleri lo aveva definito “impresentabile”, nella campagna elettorale, proprio per la vicenda giudiziaria dalla quale De Luca è stato oggi assolto al tribunale di Messina…

Il deputato regionale siciliano del centrodestra Cateno De Luca è stato assolto dalla seconda sezione del tribunale di Messina (presidente Mario Samperi). Era accusato di tentativo di concussione, abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Si tratta di una vicenda diversa rispetto all’indagine per evasione fiscale che mercoledì ha portato il neo deputato regionale dell’UdC agli arresti domiciliari. Proprio per la vicenda Fiumedinisi, Cateno De Luca nel 2011, nel corso del primo mandato da deputato regionale, venne arrestato. Dopo la lettura della sentenza De Luca si è commosso, tra le lacrime ha alzato le dita a V, il segno della vittoria. Ha salutato le persone che lo applaudivano ed è uscito dall’aula accompagnato dai carabinieri.

De Luca, difeso dal prof. Carlo Taormina e dall’avvocato Tommaso Micalizzi, è stato assolto perché il fatto non sussiste. Alla lettura della sentenza c’è stato un boato delle urla di gioia da parte di circa 150 persone, che stavano dentro e fuori l’aula del tribunale di Messina, che hanno così accolto la notizia dell’assoluzione. Il procedimento per cui era sotto processo De Luca cominciò per presunti reati commessi tra il 2004 e il 2010 all’interno di un programma di opere di riqualificazione urbanistica e incentivazione dell’occupazione (contratto di quartiere II) a Fiumedinisi, comune di cui era sindaco. De Luca venne arrestato nel giugno 2011. Secondo l’inchiesta della Procura messinese l’ex sindaco avrebbe stravolto il programma per favorire imprese edilizie della sua famiglia. I fari della Procura erano stati puntati sulla costruzione di un albergo con annesso centro benessere da parte della società “Dioniso” e la realizzazione di centri di formazione permanente del Caf “Fenapi”, oltre all’edificazione di 16 alloggi da parte della cooperativa “Mabel”.

”Ora vado alla Regione anche contro Salvini che su di me ha dato dei giudizi falsi”, ha detto dopo la sentenza De Luca. Il deputato era accompagnato dalla moglie e, dopo la lettura della sentenza, è stato portato via dai carabinieri per tornare nell’abitazione dove si trova ai domiciliari. Le persone presenti dentro e fuori l’aula del tribunale hanno applaudito e gridato di gioia. “In questo tribunale ci sono giudici onesti e altri meno. Ho sempre denunciato il verminaio e continuerò a farlo”, ancora le parole di De Luca.

IL PROCESSO DEL SACCO DI FIUMEDINISI – Il procedimento per cui è stato sotto processo il neo deputato del centrodestra Cateno De Luca, arrestato mercoledì per evasione fiscale, comincia per presunti reati (tentata concussione e falso in atto pubblico) commessi tra il 2004 e il 2010 all’interno di un programma di opere di riqualificazione urbanistica e incentivazione dell’occupazione (contratto di quartiere II) a Fiumedinisi, comune di cui era sindaco. De Luca venne arrestato nel giugno 2011. Secondo l’inchiesta della Procura messinese, l’ex sindaco aveva stravolto il programma per favorire imprese edilizie della sua famiglia. I fari della Procura erano stati puntati sulla costruzione di un albergo con annesso centro benessere da parte della società “Dioniso” e la realizzazione di centri di formazione permanente del Caf “Fenapi”, oltre all’edificazione di 16 alloggi da parte della cooperativa “Mabel”. La tentata concussione sarebbe stata commessa nei confronti dei proprietari di alcune aree che andavano cedute – a volte a prezzi più bassi rispetto a quelli di mercato – per consentire alla “Mabel” la costruzione degli alloggi. I reati di falso riguardavano l’approvazione del progetto in variante dei lavori di costruzione eseguiti dalla “Dioniso” e la creazione di muri di contenimento del torrente Fiumedinisi, realizzati – secondo l’accusa – per incrementare il valore commerciale di alcune aree ricadenti nel progetto e riconducibili alla ditta il cui amministratore unico era proprio il sindaco, che è fondatore e direttore generale della Fenapi. Il fratello, Tindaro invece, era amministratore della coop “Mabel”. Le indagini erano partite dopo le denunce del Wwf e dei consiglieri comunali di opposizione. Il processo ha subìto uno stop dopo la richiesta dei legali di De Luca di spostarlo a Reggio Calabria perché nel tribunale di Messina non vi sarebbero state le giuste condizioni ambientali per consentire al collegio di giudicare l’imputato. La Cassazione, dopo qualche mese, ha respinto la richiesta ma ha aperto un procedimento su uno dei magistrati del collegio giudicante.

La Procura aveva chiesto la condanna a 5 anni per Cateno De Luca, 4 anni per il fratello Tindaro, 2 anni per il funzionario comunale Pietro D’Anna, l’assoluzione del presidente della Commissione edilizia Benedetto Parisi; un anno e 7 mesi per Gregorio Natale Coppolino, 1 anno e 4 mesi per il vice sindaco Grazia Rasconà, 1 anno e 2 mesi per l’assessore Giuseppe Bertino e i colleghi Paolo Crocé, Carmelo Crocetta, Giuseppe Giardina, Antonino Cascio e Salvatore Piccolo. E’ stata sollecitata la prescrizione per i componenti della commissione edilizia comunale Renzo Briguglio, Angelo Caminiti, Roberto Favosi, Fabio Nicita, Francesco Carmelo Oliva e per l’ex sindaco di Alì Carmelo Satta, coinvolto quale presidente del Consiglio di Amministrazione della Fenapi, arrestato mercoledì insieme a De Luca per evasione fiscale.

             Giuseppe Lazzaro

Edited by, venerdì 10 novembre 2017, ore 15,25. 

 

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