Messina: Pestaggio a Gazzi. Otto gli indagati tra “Barcellonesi” e “Mazzarroti”

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A conclusione delle indagini, concluse dai pm della Dda VITO DI GIORGIO e ANGELO CAVALLO, sono otto gli indagati coinvolti nel pestaggio, avvenuto al carcere di Messina Gazzi (foto in alto) ai danni di ANGELO LORISCO e STEFANO ROTTINO, ritenuti fiancheggiatori del già capo del clan dei “Mazzarroti” CARMELO BISOGNANO, pentitosi nel dicembre 2010 ma da alcuni mesi ristretto in carcere poiché coinvolto nell’operazione “Vecchia maniera”. Il doppio pestaggio avvenne lo scorso 26 maggio, gli otto indagati sono ritenuti affiliati ai clan dei “Barcellonesi” e dei “Mazzarroti”…

A conclusione delle indagini sono otto gli indagati coinvolti nel pestaggio in carcere, avvenuto a Gazzi ai danni di Angelo Lorisco e Stefano Rottino, ritenuti fiancheggiatori del già capo del clan dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano, pentitosi nel dicembre 2010 ma da alcuni mesi ristretto in carcere poiché coinvolto nell’operazione “Vecchia maniera”. Gli indagati sono: Salvatore Bucolo, Angelo Bucolo (considerato il nuovo reggente della cosca dei “Mazzarroti”, fratello dell’ex sindaco di Mazzarrà Sant’Andrea Salvatore, solo omonimo del primo nome indicato nell’elenco), Maurizio Trifirò, Santino Benvenga, Carmelo Maio, Sebastiano Torre, Mario Pantè e Marco Chiofalo. Secondo l’accusa, sostenuta dai sostituti procuratori della Dda di Messina Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo che hanno chiuso le indagini preliminari, i due Bucolo, Trifirò e Benvenga avrebbero aggredito e malmenato Rottino il 26 maggio scorso mentre Maio, Torre, Pantè e Chiofalo, avrebbero fatto la stessa cosa nei confronti di Lorisco un’ora prima dello stesso giorno. Le accuse sono quelle di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale, aggravati dal cosiddetto metodo mafioso, al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa (nel caso di specie, della famiglia di Barcellona Pozzo di Gotto).

Il 26 maggio scorso, all’interno del carcere di Messina Gazzi, fu aggredito Angelo Lorisco che, unitamente al collaboratore di giustizia di Furnari Carmelo Bisognano, al mazzarrese Stefano Rottino e all’imprenditore di Gioiosa Marea Tindaro Marino, era stato tratto in arresto il giorno precedente in esecuzione di una misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Messina nell’ambito dell’operazione “Vecchia maniera”. Il giorno dopo il suo ingresso nel carcere di Gazzi, il Lorisco fu vittima di una violenta aggressione ad opera di un gruppo di quattro detenuti, tutti indiziati di appartenere al clan barcellonese. La dinamica dei violenti episodi è stata ricostruita dai carabinieri del Ros e, in tal senso, si è rivelato importante il contributo fornito dal personale della Polizia Penitenziaria presente al momento dei fatti. Si è accertato, in tal modo, che intorno alle 14, al rientro dal cosiddetto passeggio, i detenuti del primo piano si erano insolitamente posizionati ognuno davanti alla propria cella, come in attesa di un evento che sarebbe accaduto a breve. Pochi istanti dopo, Chiofalo, Pantè, Torre e Maio, dopo aver vanificato l’intervento dell’agente di polizia penitenziaria addetto al piano – che ha riportato a sua volta lesioni – avrebbero letteralmente trascinato Lorisco fuori dalla cella, picchiandolo brutalmente, senza che nessuno degli astanti intervenisse in difesa dell’aggredito. Alla luce delle risultanze investigative, può sostenersi che l’aggressione ai danni di Angelo Lorisco costituisse una spedizione punitiva pianificata per colpire un soggetto reo, agli occhi degli esecutori, di essere legato al collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, il quale con le proprie dichiarazioni ha dato avvio al processo di disarticolazione dell’associazione mafiosa barcellonese. Pantè e Torre, sentiti nell’immediatezza dei fatti, dichiararono di avere aggredito Lorisco poiché era “il braccio destro del Bisognano”, che con le sue dichiarazioni li avrebbe fatti “ingiustamente arrestare”. Maio ha, invece, ricondotto la propria partecipazione alla spedizione punitiva a motivi di vendetta nei confronti del Bisognano, ritenuto uno degli autori della morte del padre Alessandro, la cui scomparsa fu denunciata nel 1993 a Terme Vigliatore. Il corpo venne rinvenuto nel 2011 nel torrente Mazzarrà su indicazioni dello stesso Bisognano. L’altra novità è quella che i pm Di Giorgio e Cavallo hanno inviato una serie di atti ai magistrati della Procura di Rieti inerenti un gruppo di carabinieri, al tempo in servizio di scorta, al pentito Bisognano e accusati di favoreggiamento con l’aggravamento di avere favorito l’associazione mafiosa.

           Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 9 dicembre 2016, ore 10,34.
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