Mirto: Assolto il maresciallo Giuseppe Rossi, termina un calvario lungo 10 anni

Dopo un calvario di quasi 10 anni, il maresciallo dei carabinieri GIUSEPPE ROSSI, all’epoca dei fatti, risalenti al dicembre 2010, comandante interinale della Stazione di Mirto, ha ottenuto giustizia. Accusato di aver attestato falsamente che una denuncia di acquisto/cessione di armi, è stato assolto dal giudice del tribunale di Patti ANDREA LA SPADA. Il sottufficiale è stato difeso dall’avvocato WALTER MANGANO (foto in alto)…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Dopo un calvario di quasi 10 anni, il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Rossi, all’epoca dei fatti, risalenti al dicembre 2010, comandante interinale della Stazione di Mirto, ha ottenuto giustizia. Accusato di aver attestato falsamente che una denuncia di acquisto/cessione di armi era stata presentata alle ore 18,55 del 28 novembre 2010 da Attilio Vieni, il sottufficiale è stato assolto dal giudice monocratico del tribunale di Patti, Andrea La Spada, perché il fatto non sussiste, in accoglimento della tesi sostenuta in dibattimento dal difensore, avvocato Walter Mangano. E’ accaduto che il denunciante Vieni si era recato la sera del 28 novembre 2010 in caserma a Mirto, trovandola chiusa, per cui non aveva potuto consegnare la denuncia di acquisto-cessione armi che però era stata esibita all’appuntato Nunzio Fierro. Il Vieni ritornava in caserma la mattina successiva, consegnando materialmente il modulo di denuncia delle armi sempre all’appuntato Fierro ma non fu possibile redigere il relativo verbale in quanto, quella stessa mattina, il maresciallo Rossi fu impegnato in un servizio urgente per l’acquisizione di atti, su delega della Procura di Patti. Da quel momento, nonostante l’appuntamento dato per il pomeriggio, il Vieni  non si presentò più in caserma, se non il 3 dicembre quando il maresciallo, “vistando” la denuncia, dava atto correttamente che la stessa era stata esibita “alle ore 18,55 del 28 novembre 2010”, come gli era stato riferito dall’appuntato Fierro. Una precisazione doverosa da parte del sottufficiale per evitare che il Vieni potesse incorrere nei rigori della legge penale poiché la mattina, sempre di quel 28 novembre, gli fu rinvenuto, dai carabinieri della Stazione di San Marco d’Alunzio, un fucile nell’auto, acquistato quello giorno stesso dalla moglie, e non ancora denunciato, incombenza che avrebbe dovuto assolvere entro il 30 novembre. E’ evidente che, con quell’annotazione “incriminata”, il maresciallo Rossi ha voluto dare atto che il Vieni, presentandosi in caserma il 28 novembre, aveva fatto quanto nelle sue possibilità, e che la pratica non si era perfezionata, con l’apposizione del “visto” lo stesso giorno, per un fatto indipendente dalla sua volontà. Alla luce delle emergenze istruttorie, ne è conseguita l’insussistenza della contestata falsa attestazione della presentazione della denuncia, per carenza sia dell’elemento oggettivo della condotta che di quello psicologico del dolo generico, come evidenziato in sede di discussione dall’avvocato Mangano. Anche il pm d’udienza Mastrandrea aveva chiesto l’assoluzione con la stessa formula. L’imputato, per evitare conseguenze pregiudizievoli per la sua carriera, oltre che per tutelare la propria immagine, aveva dovuto rinunciare alla statuizione di prescrizione del reato per vedere riconosciuta nel merito la sua innocenza.

Edited by, giovedì 4 aprile 2019, ore 9,48. 

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