Naso: Il sequestro dei beni per 9 milioni all’imprenditore Nunzio Ruggieri. Retroscena e particolari

Retroscena e particolari sull’operazione di ieri mattina che ha portato al sequestro di un ingente patrimonio, stimato in 9 milioni di euro, di un imprenditore di Naso, NUNZIO RUGGIERI, attivo nei settori della macellazione e della commercializzazione del pellame. Il sequestro è stato disposto dal Tribunale Misure di Prevenzione di Messina ed eseguito dalla Dia di Messina supportata dal Centro Operativo di Catania. I contatti del Ruggeri con tre personaggi rilevanti della criminalità organizzata nebroidea. Foto in alto: una delle imprese sequestrate…

DI GIUSEPPE LAZZARO, da Gazzetta del Sud (edizione di sabato 21 luglio 2018)

Un ingente patrimonio, costituito da imprese, unità immobiliari e rapporti finanziari, per un valore di 9 milioni di euro, è finito sotto sequestro preventivo ieri in una operazione scattata all’alba e che ha interessato il territorio di Naso. Ad agire gli agenti della Dia di Messina che, supportati dal Centro Operativo di Catania, guidati dal capo centro Renato Panvino, hanno messo sotto chiave i beni riconducibili ad un imprenditore del luogo, Nunzio Ruggieri, operante nel settore della macellazione e la commercializzazione di pellame, considerato vicino – ma non contiguo o affiliato – ad alcuni personaggi che, per anni, hanno rappresentato il “gotha” della criminalità organizzata nei Nebrodi.

L’operazione è il frutto di un’attività investigativa, culminata nella proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale formulata dal direttore della Dia, il Generale di Divisione dei carabinieri Giuseppe Governale, in piena sinergia operativa con la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, guidata dal Procuratore capo Maurizio De Lucia, su provvedimento emesso dal Tribunale Misure di Prevenzione di Messina. Nunzio Ruggieri è stato citato nei verbali dal collaboratore di giustizia di Brolo Santo Lenzo – legato ai sodalizi mafiosi nebroidei – per alcuni collegamenti con elementi di vertice della criminalità organizzata dei “Tortoriciani”, quali lo stesso Lenzo, il capo cosca Cesare Bontempo Scavo e il brolese Carmelo Armenio. In particolare, da alcune dichiarazioni risalenti al 2002 (all’inizio della sua collaborazione), Lenzo dichiarò che il Ruggieri, nel 1999, attraverso Armenio, “aveva chiesto che fossero incendiati i mattatoi di Sinagra, Barcellona Pozzo di Gotto e Giammoro, impegnandosi, nel contempo, a versare 50 milioni (delle vecchie lire ndc) all’organizzazione mafiosa” che lo avrebbe verosimilmente favorito. L’intento criminoso non giunse a compimento “per l’opposizione dei rappresentanti della criminalità organizzata barcellonese”. La caratura criminale dell’imprenditore di Naso, riferibile ad una lucrosa e continuativa attività usuraia, è stata rilevata con sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Messina nel 2005, divenuta definitiva nel 2009. La vicenda traeva origine dalle illecite condotte poste in essere dal Ruggieri, dal 1998 al 2000, nei confronti di un impiegato di banca che, in ragione della sua personalità facilmente condizionabile, aveva generato, all’istituto di credito presso cui lavorava, un dissesto economico per circa 76 milioni del vecchio conio attraverso la negoziazione di tre assegni. Il dipendente, nel tentativo di ripianare la situazione, attraverso alcune “amicizie”, si rivolgeva a diversi soggetti, tra i quali anche il Ruggieri, al fine di ottenere alcuni prestiti rilevatisi, poi, di natura usuraia. Diversi sono i pregiudizi nei confronti del Ruggieri. Nel 2002, unitamente ad altri venti soggetti, venne denunciato dalla Guardia di Finanza di Melito Porto Salvo (RC), quale utilizzatore di fatture per operazioni inesistenti emesse da una società di San Lorenzo (RC) operante nel commercio all’ingrosso di cuoio e pelli; nel 2005 fu denunciato dal Nucleo Antifrodi del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari di Roma, per falso ideologico aggravato e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e rinviato a giudizio quale legale rappresentante di una società ieri sottoposta a sequestro; nel 2012, a seguito di attività di indagine dei carabinieri della Compagnia di Sant’Agata Militello, venne rinviato a giudizio per il reato di usura continuata contro un imprenditore agrumicolo al quale aveva applicato tassi di interesse del 10% mensili su somme prestate illecitamente; quindi, nel 2016, è stato rinviato a giudizio, davanti al tribunale di Patti, per abusivismo finanziario, a seguito di attività d’indagine della Guardia di Finanza della Tenenza di Capo d’Orlando che rivelò l’illecita concessione di mutui con numerose dazioni, tra il 2005 e il 2010, di somme di denaro per complessivi 794.225 euro.

L’attività d’indagine economico-finanziaria, che ha portato all’esecuzione del provvedimento di sequestro, ha permesso di accertare che il Ruggieri, pur non avendo dichiarato redditi ufficiali sufficienti e capienti, era riuscito con l’illecita attività usuraia, nel periodo esaminato, ad incrementare il suo patrimonio personale ed imprenditoriale, anche intestandolo a congiunti parenti, di fatto suoi fidati prestanome. I flussi finanziari intercettati nell’attività d’indagine, anche in riferimento ad anomali incrementi patrimoniali versati in “contanti” nelle casse sociali delle società, difformemente alle previsioni in materia di antiriciclaggio, non risultano giustificati dalle evidenze ufficiali. La Dia ha sottoposto a sequestro: 2 imprese comprensive di capitale sociale e compendio aziendale; una quota pari al 20% del Fondo Consortile di un Consorzio; 20 unità immobiliari (fabbricati e terreni); 23 mezzi personali ed aziendali e vari rapporti finanziari, anche intestati a soggetti terzi individuati.

I CONTATTI DI RUGGERI CON LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Nell’operazione di ieri mattina della Dia vengono citati, anche se non sono indagati, tre personaggi di punta della criminalità organizzata dei Nebrodi degli ultimi trent’anni.

Santo Lenzo (FOTO SOPRA), di Brolo, per anni è stato un tranquillo imprenditore di successo e conosciuto per avere creato e lanciato sino al campionato di Promozione di calcio la Piana Brolo. Poi, il 31 marzo 2000, l’arresto per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Romanza” nella quale la Dda lo considerava il referente, su Brolo e hinterland, del clan dei Bontempo Scavo di Tortorici in particolare nella gestione delle estorsioni. Elementi che emersero, leggendo l’ordinanza di custodia cautelare, nell’operazione “Icaro”, scattata il 29 novembre 2003 ma nata dalle dichiarazioni dello stesso Lenzo. Infatti, nel frattempo, dopo la condanna in primo grado per la “Romanza”, Lenzo si era dato alla latitanza violando l’obbligo di firma nell’aprile 2002. Venne arrestato due mesi dopo, qualche chilometro dopo, a Salinà (frazione di Piraino), nascosto in un appartamento e iniziando a collaborare con la giustizia. Una curiosità: il nome del blitz “Romanza” fu dato dagli inquirenti poiché, intercettando le sue conversazioni con una microspia all’interno della sua auto, Lenzo spesso ascoltava i brani del cd “Romanza” di Andrea Bocelli.

Si trova invece al carcere duro dal 25 febbraio 2001 Cesare Bontempo Scavo (FOTO IN ALTO), arrestato dai carabinieri a Frazzanò il 13 gennaio precedente dopo quattro anni di latitanza, dagli inquirenti considerato il numero 1 del clan omonimo di Tortorici e condannato definitivamente all’ergastolo per associazione mafiosa finalizzata all’omicidio (quale mandante) e altri reati, nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum”. In precedenza era stato condannato a 5 anni, per associazione mafiosa ed estorsione, nell’ambito dello storico processo di Patti (sentenza definitiva della Cassazione nel 1993) contro i componenti dei clan di Tortorici inchiodati dalle coraggiose testimonianze dei commercianti di Capo d’Orlando sottoposti a tentate estorsioni.

Infine Carmelo Armenio (FOTO IN ALTO), altro personaggio di peso nell’enclave mafiosa dei Nebrodi. Brolese, ritenuto vicino ai Bontempo Scavo, Armenio sta scontando la condanna definitiva, a 27 anni, per la “Mare Nostrum” con l’accusa di associazione mafiosa e omicidio.

Edited by, sabato 21 luglio 2018, ore 16,31.

 

 

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