Nebrodi: Chiedevano il pizzo a due imprenditori. Condanna definitiva e arresto per tre estortori di Brolo, Gioiosa e Piraino

Avevano chiesto il “pizzo” a due imprenditori tra Patti e Brolo. Già arrestati, sono adesso definitive le condanne per tre presunti estortori arrestati dai carabinieri della Compagnia di Patti. Si tratta di GIUSEPPE SAVERIO BARATTA, di Brolo, che deve scontare 5 anni e 6 mesi di reclusione; MARCELLO COLETTA, di Gioiosa Marea (deve scontare 5 anni e 4 mesi) e FRANCESCO PAPA, di Piraino (deve scontare 3 anni e 6 mesi). Foto in alto, da sx: Papa, Baratta e Coletta…

I carabinieri della Compagnia di Patti, in attuazione di ordini di esecuzione per la carcerazione, emessi dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura presso la Corte d’Appello di Messina, nella tarda serata di ieri hanno tratto in arresto Saverio Giuseppe Baratta, 47 anni, di Brolo; Marcello Coletta, 38 anni di Gioiosa Marea e Francesco Papa, 42 anni, di Piraino, tutti e tre pluripregiudicati. I tre sono stati condannati per aver commesso estorsioni, in concorso tra loro, aggravate dal metodo mafioso, effettuate tra il 2003 e il 2006 nei confronti di alcuni imprenditori dell’area dei Nebrodi. Il Coletta è stato rintracciato dai militari dell’Arma presso la propria abitazione mentre Baratta e Papa, che si trovavano dapprima ricoverati presso il reparto di Psichiatria dell’ospedale “Barone Romeo” di Patti, sono stati dimessi e immediatamente arrestati.

I provvedimenti eseguiti sono frutto di un’attività investigativa iniziata nel 2005 e condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Patti e della Stazione di Gioiosa Marea, proseguita fino al 2006 con pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche, che ha permesso di accertare come i tre arrestati avessero preso di mira i titolari di due imprese di costruzioni edili di Patti e Brolo.  Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno accertato che Baratta, Coletta e Papa, in concorso tra loro, con violenza e minaccia, avrebbero costretto un imprenditore edile impegnato nell’ambito dei lavori di rifacimento tra Gioiosa Marea e Brolo, a versare circa 2.000 euro. Secondo gli investigatori i tre avrebbero anche cercato di intimidire la vittima proclamando la loro presunta appartenenza a un clan mafioso. L’indagine ha tratto spunto dall’arresto di Saverio Giuseppe Baratta operato dai carabinieri della Compagnia di Patti qualche tempo prima per il reato di tentata estorsione commesso a Brolo ai danni di un’impresa edile. Baratta e Coletta erano già coinvolti in alcune operazioni antimafia condotte dai carabinieri nei confronti di clan tortoriciani nelle operazioni “Romanza” (scattata il 31 marzo 2000 con 31 arresti) e “Icaro” (scattata il 29 novembre 2003 con 44 arresti), in quanto ritenuti organici al gruppo criminale e autori di una serie di reati estorsivi posti in essere ai danni di imprenditori e commercianti operanti nella fascia tirrenica da Patti a Brolo. L’attività investigativa condotta dai carabinieri della Compagnia di Patti, diretti all’epoca dell’indagine dalla Procura Distrettuale Antimafia di Messina, faceva emergere come, nonostante la carcerazione e le prescrizioni imposte dalle misure di prevenzione cui erano stati sottoposti, una volta liberi Baratta e Coletta avrebbero immediatamente ripreso a delinquere, con il concorso di Papa. Una volta contattato l’imprenditore di turno, i tre avanzavano subito richieste estorsive cospicue, che dinanzi alle difficoltà di pagamento mostrate dalla vittima, tendevano poi ad abbassarsi di livello. Nel corso dell’indagine sarebbe anche emersa la procedura della falsa fatturazione effettuata dall’estorsore per far risultare l’erogazione di prestazioni, mai eseguite, a favore della vittima, a copertura delle somme illecitamente acquisite.

I tre arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati tradotti e rinchiusi presso la casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto dove dovranno espiare rispettivamente: Baratta Saverio Giuseppe 5 anni e 6 mesi di reclusione; Coletta Marcello 5 anni e 4 mesi di reclusione; Papa Francesco 3 anni e 6 mesi di reclusione.

Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 25 febbraio 2017, ore 16,00.

 

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