Omicidio Rizzo (1999): Tre condanne a 30 anni, assolto il pentito Carmelo D’Amico

    

Tre condanne a 30 anni di reclusione ed un’assoluzione nel processo, con il rito abbreviato, per l’omicidio dell’autotrasportatore barcellonese CARMELO MARTINO RIZZO, ucciso il 4 maggio 1999 a Lauria, in un tratto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, mentre si trovava all’interno del proprio autoarticolato. Condannati due dei capi del clan, SALVATORE “SAM” DI SALVO, GIOVANNI RAO (foto in alto da sx) e BASILIO CONDIPODERO (era già stato condannato, a 27 anni, il presunto killer, STEFANO GENOVESE). Assolto il pentito CARMELO D’AMICO per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 30 anni…

Il giudice del tribunale di Potenza Antonello Amodeo, a conclusione del processo celebrato con il rito abbreviato, ha condannato a 30 anni di reclusione Basilio Condipodero, Salvatore “Sem” Di Salvo e Giovanni Rao, i primi due di Barcellona, il terzo di Castroreale. Assolto, per non avere commesso il fatto, Carmelo D’Amico, il già capo del “braccio armato” del clan dei “Barcellonesi”, da tre anni diventato collaboratore di giustizia.

Carmelo D’Amico

Al termine della requisitoria, pochi giorni fa, il pubblico ministero Vincenzo Montemurro, sostituto procuratore della Dda di Potenza, aveva chiesto invece la condanna all’ergastolo per Condipodero, De Salvo e Rao e a 30 anni per D’Amico. A tutti gli imputati era stata contestata l’aggravante di avere commesso l’omicidio per agevolare l’attività di un’associazione mafiosa – il clan dei “Barcellonesi” – punendo una persona che, avendo contribuito al furto di un mezzo di lavoro ad una ditta che pagava l’estorsione alla cosca mafiosa, avrebbe interferito negli interessi economici del clan. Il giudice ha disposto poi il risarcimento del danno a favore delle costituite parti civili e cioè la vedova, il figlio ed il padre della vittima, da liquidarsi in separata sede e il pagamento di una provvisionale di 50.000 euro per ognuna. Il collegio della difesa è stato composto dagli avvocati Tommaso Calderone, Tino Celi, Tommaso Autru Ryolo, Antonella Pugliese, Giuseppe Lo Presti, Diego Lanza e Francesco Scattareggia Marchese. Le parti civili si sono costituite con gli avvocati Filippo Barbera, Gaetano Pino e Santino Trovato.

LA VICENDA

La Polizia di Stato del Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto, il 12 dicembre 2019, aveva eseguito l’ordinanza di custodia in carcere emessa dal Gip del tribunale di Potenza a carico del barcellonese Basilio Condipodero, 45 anni, ritenuto responsabile insieme a Giovanni Rao, 58 anni, Salvatore “Sam” Di Salvo, 54 anni e Carmelo D’Amico, 48 anni, dell’omicidio, avvenuto il 4 maggio 1999, dell’autotrasportatore barcellonese Carmelo Martino Rizzo, di 27 anni, avvenuto su una piazzola di sosta dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, nei pressi di Lauria, in provincia di Potenza. Per Rao, Di Salvo e D’Amico l’analogo provvedimento è stato notificato in carcere dove si trovano già ristretti per altri procedimenti e per altre condanne passate in giudicato. Tra l’altro Di Salvo è considerato uno dei “capi” del clan dei “Barcellonesi” così come Rao. Secondo le indagini coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Potenza, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico hanno permesso di ricostruire mandati ed esecutori dell’omicidio avvenuto per ritorsione nei confronti dell’autotrasportatore accusato dalla famiglia mafiosa barcellonese di aver partecipato al furto di un escavatore ai danni di una ditta che pagava il pizzo e che, quindi, era sotto la protezione della criminalità organizzata barcellonese. Condipodero, secondo l’accusa, avrebbe accompagnato Stefano Genovese, 45 anni, esecutore materiale dell’omicidio, con un ruolo di autista nel commando di fuoco entrato in azione il 4 maggio 1999. Genovese è stato già condannato definitivamente a 27 anni per l’omicidio di Rizzo, che venne ucciso con tre colpi di pistola calibro 7,65 mentre si trovava nella cabina del suo automezzo, nella piazzola di sosta di Lauria, durante una sosta del suo ultimo viaggio che l’avrebbe portato in Piemonte.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, venerdì 11 settembre 2020, ore 17,11. 

 

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