Op. “Castello“: Il TdR rigetta i ricorsi, restano in carcere i 4 arrestati accusati di appartenere al clan dei Batanesi

Restano in carcere i quattro arrestati dell’operazione “CASTELLO” (in alto una fase del blitz), scattata lo scorso 14 dicembre ed eseguita dai carabinieri sotto il coordinamento della DDA di Messina. Il Tribunale del Riesame, infatti, ha rigettato i ricorsi presentati dagli avvocati SALVATORE SILVESTRO, ALESSANDRO PRUITI CIARELLO, ROSARIO VENTIMIGLIA e FLAVIA GALBATO MUSCIO nei confronti di NICOLINO GIOTTA, di Alcara Li Fusi; LIBORIO MILETI e GAETANO LIUZZO SCORPO, entrambi di San Salvatore di Fitalia e ANTONINO CONTI MICA, di Tortorici…

Restano in carcere i quattro arrestati dell’operazione “Castello”, scattata lo scorso 14 dicembre ed eseguita dai carabinieri sotto il coordinamento della DDA di Messina. Il Tribunale del Riesame di Messina, infatti, ha rigettato i ricorsi presentati dagli avvocati Salvatore Silvestro, Alessandro Pruiti Ciarello, Rosario Ventimiglia e Flavia Galbato Muscio nei confronti di Nicolino Gioitta, 50 anni, di Alcara Li Fusi; Liborio Mileti, 53 anni, di San Salvatore di Fitalia e Antonino Conti Mica, 40 anni, originario di Biancavilla, domiciliato a Tortorici, secondo l’accusa promotori e organizzatori del clan mafioso dei Batanesi di Tortorici e Gaetano Liuzzo Scorpo, 39 anni, di San Salvatore di Fitalia, al quale è contestata l’accusa di associazione mafiosa. Gli arrestati rimangono nel carcere di Gazzi di Messina.

L’INCHIESTA

I carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito, lo scorso 14 dicembre, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale di Messina Tiziana Leanza su richiesta della locale Procura della Repubblica – D.D.A., diretta dal Procuratore Maurizio De Lucia, nei confronti di quattro persone ritenute organiche al clan dei “Batanesi”, di Tortorici, ritenute responsabili – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentata estorsione e porto illegale di armi aggravati dal metodo mafioso, nonché detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il gruppo criminale era attivo per conto dei “Batanesi” nel quadrilatero compreso tra i comuni di Sant’Agata Militello, Alcara Li Fusi, Galati Mamertino e Rocca di Caprileone nella gestione delle estorsioni, del traffico di stupefacenti e nell’acquisizione del controllo di attività economiche e imprenditoriali, sfruttando la forza intimidatrice promanante dalla fama criminale della consorteria mafiosa tortoriciana. L’indagine scaturisce dall’operazione “Gotha” scattata il 24 giugno 2011 ed è stata sviluppata al fine di documentare l’operatività criminale di un gruppo di soggetti che erano risultati intrattenere rapporti stabili con Salvatore Calcò Labruzzo, esponente di spicco del clan dei “Mazzaroti” che costituiva una propaggine della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi” nell’area di Mazzarrà Sant’ Andrea. L’approfondimento investigativo curato dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Messina, con il coordinamento del Procuratore aggiunto di Messina, Vito Di Giorgio, ha consentito di dimostrare l’appartenenza di tale gruppo criminale al clan dei “Batanesi” e di documentare la gestione di due estorsioni in danno di ditte impegnate nell’esecuzione di appalti pubblici di manutenzione stradale e di ristrutturazione al Nuovo Comunale, lo stadio di Rocca di Caprileone, commesse mediante attentati incendiari eseguiti presso i cantieri, nonché la disponibilità di armi utilizzate per affermare il controllo criminale sul territorio. Sono state inoltre documentate una serie di condotte di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana, attribuite a vario titolo agli arrestati e a 5 ulteriori indagati a piede libero. Il delitto di associazione mafiosa è stato contestato a Nicolino Gioitta, 50 anni, di Alcara Li Fusi; Liborio Mileti, 53 anni, di San Salvatore di Fitalia e Antonino Conti Mica, 40 anni, originario di Biancavilla, domiciliato a Tortorici, secondo l’accusa promotori e organizzatori dell’associazione di tipo mafiosa e a Gaetano Liuzzo Scorpo, 39 anni, di San Salvatore di Fitalia.

ROCCA DI CAPRILEONE, LE INTIMIDAZIONI NEI CANTIERI

I cantieri sulla “Tortoriciana” e quelli per il rifacimento dello stadio comunale a Rocca di Caprileone sono tra i caposaldi dell’inchiesta riportati nell’ordinanza di custodia cautelare siglata dal Gip di Messina Tiziana Leanza. I quattro indagati arrestati, Antonino Conti Mica, Nicolino Gioitta, Liborio Mileti e Gaetano Sebastiano Liuzzo Scorpo, sono accusati di avere incendiato, a Rocca di Caprileone nell’ottobre 2011, la cabina di un caterpillar 205, appartenente all’impresa “Corrao Antonino”, di Longi, impegnata nei lavori di consolidamento e messa in sicurezza della Strada Provinciale 157 “Tortoriciana”, nel tratto compreso fra Rocca di Caprileone e Tortorici che vennero assegnati, l’anno prima, alla “Fjilmich srl”, per un importo di 2.190.000 euro. Impresa che, dalla “Corrao”, aveva noleggiato i mezzi per l’esecuzione dei lavori. In pratica al titolare della “Corrao” venne chiesta una somma di denaro imprecisata a titolo estorsivo, non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà. Scattata l’aggravante per la minaccia perpetrata in danno dell’imprenditore e con l’aggravio dell’associazione mafiosa per agevolare l’associazione per delinquere di tipo mafioso operante sul territorio di Tortorici. La “157” era soggetta a lavori a causa del dissesto idrogeologico in diversi punti. Lo stadio di Rocca, denominato Nuovo Comunale, con l’erba sintetica di ultima generazione e il rifacimento durato tre anni, venne inaugurato nel febbraio 2013 con una amichevole tra la locale compagine di calcio ed il Messina. Il cantiere venne attenzionato – stando all’ordinanza – dal clan dei Batanesi tanto che, sempre nell’ottobre 2011, Gioitta, Liuzzo Scorpo e Mileti, avrebbero collocato una bottiglia piena di benzina all’interno del cantiere dell’impresa “La Spina Alfio”, di Mascali, che si era aggiudicata i lavori per il rifacimento della struttura. Anche in questa occasione al titolare dell’impresa sarebbe stata chiesta una imprecisata somma di denaro: una tentata estorsione non andata in porto. Altra impresa nel mirino la “Mangano Antonino Costruzioni generali”, con sede a Capo d’Orlando, che, il 3 dicembre 2011, in un cantiere aperto a Rocca, si vide incendiati due mezzi d’opera cingolati e un autocarro Volvo. Episodio per il quale, sempre per agevolare la consorteria mafiosa dei Batanesi, sarebbe stato messo in atto da Gioitta, Mileti e Conti Mica. Gli episodi inerenti i lavori nei cantieri, in materia di appalti pubblici, si fermano qui, stando all’ordinanza. Si tratta tutti di tentate estorsioni, quindi non andate in porto ma che, con la minaccia e le intimidazioni subite dai titolari delle imprese sotto pressione, hanno disegnato un grave quadro indiziario tale da far scattare l’aggravante dell’associazione mafiosa. Quindi nell’ordinanza sono riportati sette episodi di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina e marijuana) avvenuti tra ottobre e dicembre del 2011 a Cesarò, San Fratello e San Salvatore di Fitalia. Per questi fatti sono accusati: Gaetano Catalano Puma, Liborio Mileti, Salvatore Pietro Noto, Nicolino Gioitta, Carmelo Mangione e Calogero Artale. Il Catalano Puma (nato a Sinagra, residente a Bronte), Noto (nato a San Salvatore di Fitalia, residente a San Filippo del Mela), Mangione (di San Fratello) e Artale (di San Salvatore di Fitalia), sono indagati a piede libero. Infine la detenzione di armi da fuoco. Il messinese Sebastiano Perrone (indagato a piede libero) è accusato di avere portato illegalmente un fucile automatico, episodio accertato nel maggio 2011 a Messina. Carmelo Mangione è accusato del porto di due pistole in San Fratello e zone limitrofe nell’ottobre 2011, infine Antonino Conti Mica è accusato del porto di una pistola, fatto accertato a Tortorici nel dicembre 2012.

GLI EPISODI DI SPACCIO E ARMI

Carmelo Mangione, 51 anni, di San Fratello, Calogero Artale, 54 anni e Salvatore Pietro Noto, 55, ambedue di San Salvatore di Fitalia, Gaetano Catalano Puma, 56 anni, di Bronte ma originario di Sinagra ed il messinese del Villaggio Spartà Sebastiano Perrone, 55 anni. Sono questi i cinque indagati a piede libero dell’operazione “Castello”. A loro il Gip Leanza, rigettando le richieste di arresto avanzate dalla procura (del carcere per Mangione, i domiciliari per gli altri) contesta, a vario titolo, singoli episodi di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e armi. Da segnalare, per il quantitativo, i circa cinquecento grammi di cocaina che Gaetano Catalano Puma avrebbe ceduto – si legge nell’ordinanza – a Liborio Mileti in Cesarò il 16 ottobre 2011, lo stesso quantitativo che il Mileti, lo stesso giorno, affidava al compaesano Salvatore Pietro Noto, probabilmente per essere spacciata sul territorio. E ancora, il 31 ottobre 2011, a San Fratello, Nicolino Gioitta e Liborio Mileti, cedevano a Carmelo Mangione un chilogrammo di marijuana. Agli atti risultano un altro paio di episodi di cessioni di marijuana per quantitativi imprecisati, avvenuti tra novembre e dicembre, sempre del 2011, a San Salvatore di Fitalia con indagati Mileti e Artale.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 29 dicembre 2018, ore 11,28.

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