Op. “Concussio”: Le mani della mafia sugli appalti di Fiumara d’Arte, 9 rinviati a giudizio. Processo al via il 22 gennaio 2019

Il Gup del tribunale di Messina MONIA DE FRANCESCO ha rinviato a giudizio tutti i nove originari indagati coinvolti nell’operazione “CONCUSSIO”, scattata lo scorso 20 aprile con la scoperta di come la mafia aveva cercato di manipolare gli appalti su Fiumara d’Arte. Tra i nove rinviati a giudizio anche GIUSEPPE LO RE, detto Pino (foto in alto a sx), di Caronia, considerato elemento di spicco della consorteria mafiosa di San Mauro Castelverde ed il commercialista di Mistretta VINCENZO TAMBURELLO (foto in alto a dx), consigliere comunale allo stato sospeso. Il processo inizierà il 22 gennaio 2019 al tribunale di Patti…

Il Gup del tribunale di Messina Monia De Francesco ha rinviato a giudizio tutti i nove originari indagati coinvolti nell’operazione “Concussio”, scattata lo scorso 20 aprile con la scoperta di come la mafia aveva cercato di manipolare gli appalti su Fiumara d’Arte e con la complicità di un consigliere comunale di Mistretta. Il processo inizierà il 22 gennaio 2019 davanti al collegio giudicante del tribunale di Patti. L’operazione venne messa a segno dai carabinieri del Comando Provinciale di Messina in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del tribunale di Messina, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia peloritana, nei confronti di 14 soggetti, 3 dei quali ristretti in carcere, 11 sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ritenuti responsabili – a vario titolo – di tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di valori.

GLI IMPUTATI RINVIATI A GIUDIZIO

GIUSEPPE LO RE, detto Pino, 55 anni, di Caronia, esponente del sodalizio mafioso di Mistretta, in passato arrestato ma assolto per l’operazione “Barbarossa”, sottoposto ad altri procedimenti, con i beni sequestrati e confiscati per un valore di 25 milioni di euro;

VINCENZO TAMBURELLO, 41 anni, commercialista e consigliere comunale di opposizione di Mistretta, carica dalla quale è attualmente sospeso;

ISABELLA DI BELLA (foto sotto), 68 anni, di Acquedolci, cartomante, zia del suddetto Giuseppe Lo Re.

Dei tre Lo Re e Tamburello sono ristretti nel carcere di Messina Gazzi dal 20 aprile mentre la Di Bella, inizialmente in carcere, si trova agli arresti domiciliari. I tre sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Quindi:

GIUSEPPE BELVEDERE, 52 anni, di Caronia;

MARIO BONELLI, 27 anni, di Nicosia;

DIMITRINA DIMITROVA, 49 anni, bulgara, residente a Caronia;

FLORIAN FLOREA, 25 anni, romeno, domiciliato a San Filippo del Mela;

DIMONA DIMITROVA GUEORGUIEVA, 40 anni, bulgara, residente a Caronia;

ANNAMARIA HRISTACHE, 29 anni, romena, domiciliata a Torrenova.

Questi sei indagati sono accusati – in concorso con Giuseppe Lo Re – di trasferimento fraudolento di valori.

L’OPERAZIONE

L’operazione è scaturita dagli esiti di una complessa indagine condotta, sin dal 2015, dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Messina – coordinata dai sostituti procuratori della DDA Angelo Cavallo (oggi Procuratore capo a Patti) e Vito Di Giorgio (oggi Procuratore aggiunto a Messina) – nei confronti della famiglia mafiosa di Mistretta, che ha permesso di disvelare un tentativo di estorsione – posto in essere da un consigliere comunale di Mistretta, il Tamburello, in concorso con altri due soggetti, di cui uno già destinatario di un provvedimento di sequestro dei beni, Giuseppe Lo Re, in ragione della sua riconosciuta intraneità a Cosa nostra palermitana (mandamento di San Mauro Castelverde) – ai danni di due imprenditori titolari dell’impresa “Pegaso” di Brolo, aggiudicatari dell’appalto, del valore di circa 1 milione di euro, indetto dal citato Comune e finanziato dall’Unione Europea per la riqualificazione dei dodici siti dove sono installate le opere d’arte contemporanea che costituiscono il noto percorso culturale Fiumara d’Arte del maestro Antonio Presti. Le investigazioni, che avevano già consentito di trarre in arresto, il 6 ottobre 2017, una coppia di imprenditori edili per trasferimento fraudolento di valori, hanno altresì permesso di documentare l’intestazione fittizia, in favore dei complici di due locali notturni ed uno stabilimento balneare ed un’attività di compravendita on line di auto usate, attività ubicate a Torrenova e Nicosia (due night club) e un lido a Santo Stefano di Camastra. Contestualmente, è stata data anche esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo disposto nei confronti delle medesime attività commerciali, del loro compendio aziendale, dei conti correnti e depositi bancari, nonché di cinque autovetture nella disponibilità degli indagati, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro. L’inchiesta è stata avviata nel settembre 2015 quando una coppia di coniugi imprenditori edili, i titolari della “Pegaso”, si rivolgeva ai carabinieri del Comando Provinciale di Messina raccontando di essere vittima di un tentativo di estorsione. Gli imprenditori si erano aggiudicati, a seguito di una pronuncia giurisdizionale del Tar di Catania conseguente ad un ricorso, l’appalto indetto dal Comune di Mistretta per i lavori di  valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo denominato Fiumara d’Arte – opere finanziate dalla Comunità Europea, con un importo a base d’asta pari ad 1 milione di euro ed aggiudicati alla sua A.T.I. (Associazione Temporanea d’Imprese) con un’offerta pari a 802.000 euro e spiegava che era stata avvicinato dal consigliere comunale di Mistretta Vincenzo Tamburello, il quale gli aveva rappresentato che la ditta che aveva ottenuto l’appalto prima del suo ricorso aveva già versato la somma di 50.000 euro ad alcuni soggetti del luogo, i quali li avevano successivamente restituiti dal momento che quella ditta era stata poi estromessa dai lavori. Pertanto il Tamburello  gli aveva richiesto  di corrispondere la somma di 35.000 euro – da devolvere ad una donna che veniva indicata come la “signorina” la quale aveva un fratello detenuto (per le cui spese legali sarebbero stati destinati i soldi versati alla donna) – e, inoltre, lo invitava ad assumere nei  propri cantieri  tre operai dei quali gli avrebbe successivamente indicato i nomi e infine lo esortava a  rifornirsi del conglomerato cementizio presso l’impianto dei fratelli Lamonica di Caronia e assicurandogli che assolvendo a questi obblighi, non ci sarebbe stata alcuna richiesta estorsiva né danneggiamenti di sorta aggiungendo che, per il resto delle ulteriori  forniture, egli avrebbe potuto rivolgersi al libero mercato. Le investigazioni immediatamente avviate attraverso servizi di osservazione, intercettazioni telefoniche e acquisizioni documentali, permettevano di riscontrare le prime dichiarazioni rese informalmente dall’imprenditore ampliandole ed identificando i complici di Tamburello e ricostruendo i rapporti tra loro.

 

In alto: Fiumara d’Arte, una delle opere sotto il ponte dell’autostrada

La donna citata come la “signorina” è stata identificata in Maria Rampulla, deceduta nel maggio 2016, sorella di Pietro (condannato per essere stato l’artificiere della strage di Capaci ed all’epoca dei fatti detenuto) e di Sebastiano, storico capo della “famiglia di Mistretta”, deceduto nel 2010. Gli ulteriori due complici sono stati identificati in Giuseppe Lo Re detto Pino, di Caronia, personaggio ritenuto intraneo all’associazione mafiosa e colpito da una misura di prevenzione personale e patrimoniale nel 2015 e dalla zia di questi, Isabella Di Bella, una cartomante di Acquedolci alla quale, durante le vicissitudini che avevano preceduto l’aggiudicazione dell’appalto, l’imprenditrice si era rivolta per domandare quale sarebbe stata la sorte della controversia sull’appalto. La Di Bella, avendo appreso di questa situazione, la volgeva a proprio favore, facendo apparire necessario ai coniugi l’intervento del nipote presentato come persona di rispetto ed in grado di intervenire in loro favore in relazione all’aggiudicazione dell’appalto ed al contenzioso aperto di fronte al Tar. I due imprenditori accettavano l’aiuto ed incontravano il Lo Re in uno dei suoi night club. Pino Lo Re – in questo primo incontro – riferiva ai coniugi che la ditta che precedentemente era stata aggiudicataria aveva comprato l’appalto versando 50.000 euro e che egli avrebbe attivato un amico per intervenire in loro favore nella gara. I due erano stati successivamente contattati da Vincenzo Tamburello con il quale si incontravano all’interno del Comune di Mistretta. Questi confermava la versione fornita da Lo Re. Quando nel settembre 2015 il Tar di Catania ha dato ragione ai due imprenditori, il Lo Re dapprima attraverso la Di Bella e, successivamente di persona, avanzava ai coniugi la richiesta di denaro e le altre richieste specificando che erano state concordate con la “signorina”. I due imprenditori, che attraverso ricerche su internet acquisivano notizie sulla caratura criminale del Lo Re, si preoccupavano e rappresentavano a Tamburello la richiesta ricevuta da Lo Re e questi, per nulla sorpreso, riferiva loro di aspettare spiegando che sarebbe stato lui a dare loro le indicazioni in merito al pagamento, con il ciò dimostrando quasi una sovra ordinazione rispetto al Lo Re. Solo successivamente, molti mesi dopo, quando ormai le indagini avevano in gran parte dipanato la vicenda, gli imprenditori, superati i timori che gli avevano inculcato i soggetti coinvolti nell’estorsione, integravano le prime sommarie indicazioni fornite ai carabinieri con ulteriori dettagli che hanno permesso di ricostruire completamente la vicenda. Inoltre le indagini avviate hanno permesso di accertare come Giuseppe Lo Re, in ragione della sottoposizione ad una misura di prevenzione personale e patrimoniale, al fine di sottrarsi ad eventuali ulteriori provvedimenti ablativi, attraverso dei complici (undici iniziali, di cui cinque stranieri, adesso in totale sei come da rinvio a giudizio) che nel tempo si sono prestati a fare da teste di legno alle sue attività economiche – tutti colpiti dalla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla P.G. – , gestisse di fatto due night club, uno a Torrenova ed uno a Nicosia, un lido balneare nel Comune di Santo Stefano di Camastra ed un’attività di compravendita di auto usate esercitata principalmente attraverso la vendita on line. In particolare, l’attività investigativa ha consentito altresì di accertare che il Lo Re disponeva dei conti correnti bancari delle società ancorché formalmente intestati ai fittizi titolari nonché come lo stesso gestisse quotidianamente i suoi night club occupandosi personalmente del reclutamento e del pagamento delle ragazze impiegate. Sui predetti beni è intervenuto il provvedimento di sequestro preventivo che ha colpito tutti i compendi aziendali, i conti correnti personali dei prestanome e delle ditte oltre a numerosi veicoli e locali acquisiti con i proventi degli illeciti guadagni in virtù dell’evidente sproporzione con i redditi dichiarati.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 11 ottobre 2018, ore 15,57.

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