Op. “Copil”: La compravendita di un bambino a Sfaranda. Otto condanne confermate ma 7 con sconto di pena

  

Otto condanne confermate ma con uno sconto di pena per sette degli otto imputati ed una conferma. È questa la decisione dalla Seconda sezione penale della Corte d’Appello di Messina a conclusione del processo di secondo grado relativo all’operazione “COPIL” scattata, in due tranche, tra febbraio e maggio 2015. Foto in alto: i coniugi CALOGERO CONTI NIBALI e LORELLA MARIA CONTI NIBALI, condannati a 4 anni e messo in appello, la coppia di Sfaranda di Castell’Umberto al centro della vicenda per la compravendita di un bambino…

Otto condanne confermate ma con uno sconto di pena per sette degli otto imputati ed una conferma. È questa la decisione dalla Seconda sezione penale della Corte d’Appello di Messina (presidente Alfredo Sicuro) a conclusione del processo di secondo grado relativo all’operazione “Copil”. La sentenza ha in sostanza ridimensionato le pene inflitte in primo grado nel dicembre 2018 decisa dalla Prima sezione penale del tribunale di Messina. In appello, in pratica, sono sette le riduzioni di pena e una la conferma. La “Copil” vede al centro della vicenda una coppia di coniugi di Sfaranda, frazione di Castell’Umberto ma da anni residente in Svizzera, che si sarebbe rivolta ad alcuni mediatori per cercare di avere un bambino romeno e adottarlo ma non nelle maniere lecite. Questa la sentenza d’appello e, tra parentesi, quella di primo grado risalente al 13 dicembre 2018 al tribunale di Messina:

Condannati Calogero Conti Nibali e la moglie Lorella Maria Conti Nibali, di Sfaranda di Castell’Umberto, a 4 anni e 6 mesi di reclusione+4.000 euro di multa (6 anni e 6 mesi in primo grado);

Bianca Capillo (foto sopra), di Messina, condannata a 4 anni (4 anni e 8 mesi in primo grado);

Aldo Galati Rando, di Sfaranda di Castell’Umberto, condannato a 3 anni+3.000 euro di multa (4 anni e 7 mesi in primo grado);

Silvana Genovese, di Messina, condannato a 3 anni+3.000 euro di multa (4 anni e 7 mesi in primo grado);

Vincenzo Nibali, di Sfaranda di Castell’Umberto, condannato a 3 anni+3.000 euro di multa (4 anni e 7 mesi in primo grado);

Placido Villari, di Messina, condannato a 4 anni e 7 mesi+2.5000 euro di multa (conferma);

Tindaro Calderone, di Messina, condannato a 3 anni e 6 mesi (4 anni in primo grado).

In primo grado erano stati invece assolti per non avere commesso il fatto: Ugo Ciampi, Nadia Gibbin, Maurizio Lucà, Pietro Sparacino, Sebastiano Russo, Franco Galati Rando e Vito Calianno.

 

Aldo Galati Rando

LA VICENDA

La “Copil” ha visto quindici persone coinvolte nelle due tranche dell’operazione che, tra febbraio e maggio 2015, portò all’emissione di dieci provvedimenti cautelari, per la presunta compravendita di un minore romeno da parte di una coppia di coniugi di Castell’Umberto. Una vicenda complessa in cui alcuni degli imputati risultano anche come parte lesa. Gli imputati sono stati: Calogero Conti Nibali, la moglie Lorella Conti Nibali (la suddetta coppia al centro della vicenda), residenti in contrada Sfaranda di Castell’Umberto; quindi Bianca Capillo e Ugo Ciampi, di Messina; Aldo Galati Rando, di Tortorici; Silvana Genovese e Nadia Gibbin, di Messina; Vincenzo Nibali, di Castell’Umberto; Maurizio Lucà, Tindaro Calderone, Pietro Sparacino, Sebastiano Russo, tutti di Messina; Placido Villari, di Rometta; Franco Galati Rando, di Tortorici; Vito Calianno, di Fasano (Brindisi) e la romena Julieta Radulescu.

 

In alto: Vincenzo Nibali

A conclusione delle indagini preliminari era decaduto il reato più grave inizialmente contestato, la riduzione in schiavitù, mentre erano rimaste in piedi le altre accuse. Secondo l’accusa i coniugi Conti Nibali, genitori di una ragazza maggiorenne, avrebbero sborsato 35.000 euro per avere in adozione il figlio di 6 anni della messinese Nadia Gibbin, contattata attraverso gli intermediari che, però, sparì nel nulla, insieme al figlioletto, dopo avere intascato i soldi. Era il 2012 e, da qui, la ricerca della donna attraverso gli intermediari di Castell’Umberto, Tortorici e Messina, compreso un loro parente, l’umbertino Vincenzo Nibali. Inoltre, Lorella Maria Conti Nibali si sarebbe rivolta a Bianca Capillo per ottenere un falso atto di nascita, datato 18 gennaio 2008, a nome del piccolo Carmelo Luca Conti Nibali e per il quale era stato organizzato l’assurdo progetto di un finto funerale per chiudere la vicenda che sarebbe dovuto avvenire con una cremazione del minore, nella realtà però mai nato. La mattina del 10 gennaio 2015 i carabinieri, casualmente, intercettarono la Capillo che raccontava alla Conti Nibali di avere provveduto a farsi redigere un falso certificato di malattia terminale e poi di morte e che provvedeva lei stessa a Messina a fare tutto, compreso urna funeraria e carro funebre, ovviamente facendosi pagare. Ma in quella fase entrarono in azione gli altri personaggi, coinvolti nella prima tranche della “Copil”, di Castell’Umberto e Tortorici, incaricati dai Conti Nibali di recuperare i soldi per acquistare il bimbo. Un altro tentativo di “acquisto” di un bambino, che sfociò nella prima tranche del blitz, fu indirizzato a Timisoara (Romania), sempre attraverso dei mediatori di Castell’Umberto (Nibali), Tortorici (Galati Rando) e Fasano (Calianno), trovando la disponibilità di una madre che cedette il proprio figlio di 8 anni in cambio di denaro. Ma lo scambio fu interrotto, il 24 febbraio 2015, dai carabinieri del Nucleo Investigativo, agli imbarcaderi privati di Messina con gli arresti della prima fase dell’operazione. Del collegio difensivo hanno fatto parte gli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello, Massimo Lo Turco, Salvatore Silvestro, Carmelo Scillia, Vittorio Affannato, Giovanni Mannuccia, Antonio Scorso, Antonio Bongiorno, Antonia Ceraolo, Giuseppe Bonavita, Decimo Lo Presti, Alessandro Faramo, Pietro Celeste, Alessandro Barbera e Maria Falbo.

           Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 27 febbraio 2020, ore 16,26.   

 

 

 

 

 

 

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