Op. “Corsi d’oro 2”: Condanna definitiva, a 6 anni e 8 mesi, per Francantonio Genovese

Stanno per riaprirsi per un determinato periodo di tempo, prima di chiedere la misura alternativa, le porte del carcere per FRANCANTONIO GENOVESE (foto in alto), ex deputato nazionale messinese del Pd, poi passato a Forza Italia. In merito all’operazione “Corsi d’oro 2” la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione e rinviato alla Corte d’Appello di Reggio Calabria gli atti per la celebrazione di un nuovo processo per l’accusa di riciclaggio…

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 6 anni e 8 mesi dell’ex deputato nazionale del Pd Francantonio Genovese, poi passato a Forza Italia, accusato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, associazione a delinquere, riciclaggio, frode fiscale e tentata concussione nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Messina, denominata “Corsi d’oro 2”, su illeciti nella gestione dei fondi destinati alla formazione. Condannato a 11 anni in primo grado, in appello la pena di Genovese era stata ridotta ed era caduta l’accusa di riciclaggio. Il Procuratore generale ha fatto ricorso e la Cassazione per questo capo di imputazione ha disposto un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Tra gli imputati del processo c’erano anche il cognato di Genovese, l’ex deputato regionale di Forza Italia Franco Rinaldi e le rispettive mogli dei due politici, le sorelle Schirò, Chiara ed Elena. Per Rinaldi sarebbe caduta l’accusa di associazione a delinquere e sarebbe stata confermata una condanna a 2 anni e 6 mesi. La Corte di Cassazione ha pronunciato il verdetto ieri sera e non tutto il dispositivo è ancora noto. Secondo quanto si apprende, però, per le due donne le condanne sarebbero definitive.

Nel 2014 Genovese venne arrestato. I magistrati scoprirono una vasta rete di società tra loro collegate e riconducibili al deputato, recordman di preferenze, e al suo entourage create, secondo l’accusa, per drenare fondi europei. L’accusa parlò di “una rete estesa e preoccupante di complicità in palese conflitto di interessi” che aveva sottratto “importanti risorse a un settore vitale come la formazione professionale”. L’indagine fece emergere l’esistenza di un sistema grazie al quale venivano gonfiati i prezzi delle prestazioni di servizio o degli acquisti di beni necessari per l’attività degli enti di formazione. In particolare gli inquirenti accertarono prestazioni totalmente simulate e sovrafatturazione delle spese di gestione. Grazie a questi artifici, i rappresentanti legali dei centri di formazione, attraverso la compiacenza dei titolari di alcune società, riuscivano a documentare spese a prezzi notevolmente superiori a quelli di mercato. I centri in questione, che hanno come scopo l’organizzazione – senza fini di lucro – di corsi formativi, avrebbero così ottenuto finanziamenti per importi di gran lunga superiori ai costi effettivamente sostenuti. In cinque anni, secondo i conti fatti dal consulente dei pm, gli enti incriminati avrebbero ricevuto circa 50 milioni di euro, gonfiando del 600% fatture per affitti o prestazioni di servizi.

“È una di quelle notizie che, chi crede nel proprio lavoro e nella giustizia che presto o tardi trionfa sempre, non vorrebbe mai sentire. È una decisione che porterà il mio assistito a tornare a trascorrere almeno diversi mesi in carcere, prima dì poter chiedere di accedere ad una misura alternativa”, ha detto l’avvocato Nino Favazzo, legale di Francantonio Genovese. “E’ un epilogo inaccettabile quello che vede il mio assistito – ha aggiunto il penalista messinese – condannato ad una pena severissima per un delitto che non ha certamente commesso: il tentativo di estorsione ai danni di Ludovico Albert. Sì, perché il processo per il principale dei suoi protagonisti, si è ridotto ad una condanna per un reato odioso, ma insussistente, nonostante le due pronunce di merito, oggi confermate, abbiano ritenuto il contrario. Per il resto non mi meraviglia la dichiarazione a tappeto di inammissibilità dei ricorsi, perché quasi tutti i reati per cui c’è stata condanna avrebbero dovuto essere dichiarati prescritti, così come è avvenuto per il ricorso di Franco Rinaldi. In questo caso, infatti, l’accoglimento del motivo ha comportato l’annullamento senza rinvio per il delitto di associazione a delinquere per cui vi era stata condanna in secondo grado”.

           g.l.

Edited by, martedì 12 ottobre 2021, ore 14,21. 

 

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