Op. “Dinastia”: Estorsione con il metodo mafioso su una vincita da 500.000 euro. Imprenditore torna in carcere

Torna in carcere – si trovava ai domiciliari su decisione del Tribunale del Riesame – MASSIMILIANO MUNAFO’ (foto in alto), imprenditore barcellonese, coinvolto nell’operazione “Dinastia” scattata nel febbraio scorso e, in precedenza, in “Gotha 7”. L’uomo è accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso: nel 2011 avrebbe partecipato ad una richiesta di 2.000 euro a due giovani che avevano vinto mezzo milione di euro alla Slot machine…

I carabinieri del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) e del Comando Provinciale di Messina hanno dato esecuzione ad un’ordinanza del Tribunale del Riesame di Messina che ha ripristinato la custodia cautelare in carcere per il barcellonese Massimiliano Munafò, imprenditore di 51 anni. L’uomo, già destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione “Gotha 7” scattata nel gennaio 2018,  era stato raggiunto da un nuovo provvedimento restrittivo il 28 febbraio scorso nell’ambito dell’operazione “Dinastia” condotta dai militari dell’Arma sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, che aveva portato, complessivamente, all’arresto di 59 persone ritenute responsabili – a vario titolo – dei delitti di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, violenza e minaccia. In tale contesto al Munafò era stato contestato il delitto di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo l’accusa l’imprenditore avrebbe partecipato alla richiesta estorsiva, di 2.000 euro quale contributo all’organizzazione malavitosa, effettuata con modalità mafiose su una forte vincita, di 500.000 euro, realizzata da due giovani, Giuseppe Bonina e Salvatore Cutropia, il 16 settembre 2011 ad una slot machine installata al punto Snai di via Del Mare a Barcellona. I due vincitori pagarono dopo essersi intimoriti per avere rinvenuto due bottiglie incendiarie con relative cartucce da fucile calibro 12, attraverso l’intermediazione di un parente. Il 20 marzo il Gip del Tribunale di Messina aveva sostituito la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari ma il Tribunale del Riesame, accogliendo il ricorso della Procura, ha ritenuto che – considerata la gravità dei fatti contestati e la sanzione applicabile all’esito del giudizio -, al Munafò dovesse essere applicata la misura del massimo rigore che è stata eseguita ieri.

           Giuseppe Lazzaro

Edited by, venerdì 20 novembre 2020, ore 10,30. 

 

 

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