Op. “Eolo”: Assoluzione definitiva per l’ex sindaco di Raccuja+8

Sono definitive le assoluzioni inerenti l’operazione “EOLO”, l’inchiesta che vide finire agli arresti, l’8 ottobre 2010, anche l’allora sindaco di Raccuja CONO SALPIETRO DAMIANO (foto in alto). Infatti la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura Generale di Messina che si era opposta alle assoluzioni disposte in secondo grado. Assolti definitivamente l’ex primo cittadino, il fratello e altre sette persone di Ucria e Raccuja, quasi tutti imprenditori…

Sono definitive le assoluzioni inerenti l’operazione “Eolo”, l’inchiesta che vide finire agli arresti, al tempo, anche l’allora sindaco di Raccuja Cono Salpietro Damiano. Infatti la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura Generale di Messina che si era opposta alle assoluzioni disposte in secondo grado. Sono pertanto diventate definitive le assoluzioni, perchè il fatto non sussiste, decretate dalla Corte d’Appello di Messina nel dicembre 2018, nei confronti dell’ex sindaco di Raccuja Cono Salpietro Damiano, del fratello Carmelo Salpietro Damiano, degli imprenditori Calogero Astone e del figlio Giuseppe di Ucria, quindi Calogero Manera, Michele Tripoli, Leo Tripoli, Riccardo e Leo Palazzolo, tutti di Raccuja ed imprenditori. Hanno difeso gli avvocati Carmelo Occhiuto, Maria Americanelli, Pippo Condipodero Marchetta, Alessandro Pruiti Ciarello, Nino Favazzo, Giuseppe Tortora, Marco Pedalina e Giovanni Mannucci. La “Eolo” era scattata a Raccuja l’8 ottobre 2010 e venne eseguita dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando e dai carabinieri della Compagnia di Patti sotto il coordinamento della Procura di Patti. Furono arrestati l’allora sindaco Salpietro, Giuseppe Astone e Tripoli, agli altri vennero imposti degli obblighi. Grazie alle denunce presentate da diversi imprenditori, gli inquirenti si accorsero di alcune irregolarità sulla gestione degli appalti relativi ai lotti per il posizionamento di numerose torri anemometriche e la realizzazione delle opere necessarie alla creazione del parco eolico “Nebrodi”, posto tra Ucria, Floresta e Raccuja. Dopo l’originaria convenzione stipulata nel 2002 tra l’Api Holding (società concessionaria) poi divenuta SER e SER 1 ed il Comune di Raccuja, il sindaco Salpietro avrebbe “abusato della qualità e dei poteri riconnessi alla funzione di primo cittadino, costringendo e minacciando di una serie di comportamenti ostruzionistici”, la società Maltauro (di Vicenza, aggiudicataria dell’appalto) per rescindere i contratti con le ditte di fiducia al fine di far ottenere i lavori in sub-appalto alla società “M.T.P.” i cui soci erano Tripoli, Leo e Riccardo Palazzolo e Manera, alla quale fu dirottato il subappalto. Carmelo Palazzolo (uscito dal procedimento in udienza preliminare), al tempo consigliere comunale di minoranza, sarebbe passato in maggioranza per garantire l’affidamento dei lavori a Giuseppe e Calogero Astone, rispettivamente amministratore unico e responsabile tecnico della “Astone Costruzioni srl”. La Maltauro, società incaricata di individuare le ditte che dovevano realizzare i lavori relativi alle infrastrutture, inizialmente aveva l’incarico per l’esecuzione dei lavori a ditte specializzate e di fiducia ma, a seguito di pressioni, sarebbe stata costretta e rescindere i contratti con tali imprese e ad incaricare la “Astone Costruzioni”. L’ex sindaco Cono Salpietro ed il fratello Carmelo furono accusati anche di una seconda ipotesi di concussione per avere, in concorso tra loro, indotto la “Api Holding spa”, ditta committente dell’intero parco eolico, a spostare indebitamente una torre dal terreno cui era predestinata in quello della cognata del sindaco (la moglie del fratello Carmelo), cui sarebbe stata procurata la percezione dei canoni di affitto, con ulteriore danno della stessa impresa che sarebbe stata costretta a sopportare l’aggiuntivo esborso di 20.000 euro per l’estirpazione di duecento alberi che si trovavano nel fondo inserito in un progetto regionale di rimboschimento. In primo grado l’ex sindaco Cono Salpietro Damiano era stato condannato a 4 anni, il fratello Carmelo a 3 anni e 6 mesi, Calogero Astone a 3 anni e a 2 anni, con la sospensione della pena, Giuseppe Astone, Calogero Manera, Michele Tripoli, Leo Tripoli, Riccardo e Leo Palazzolo. Tutte accuse andate in cenere con la sentenza di assoluzione decretata dalla Corte d’Appello di Messina poco più di un anno fa e adesso confermate dalla Suprema Corte.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 29 gennaio 2020, ore 9,30.   

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