Op. “Eolo”: Insussistenza del fatto, tutti assolti

Erano stati arrestati in tre, tra cui l’allora sindaco di Raccuja, prof. CONO SALPIETRO DAMIANO (foto in alto), dopo un periodo ai domiciliari e con altri indagati sottoposti ad obblighi. Dopo la sentenza di primo grado di condanna (22 gennaio 2016), la Corte d’Appello di Messina ha ribaltato tutto e ha disposto l’assoluzione, per insussistenza del fatto, per tutti gli imputati coinvolti nell’operazione “EOLO”, scattata a Raccuja l’8 ottobre 2010 ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando e dai carabinieri della Compagnia di Patti. I dettagli e la ricostruzione di un quadro accusatorio andato in cenere…

A otto anni di distanza dai clamorosi arresti eccellenti per l’allora sindaco di Raccuja, prof. Cono Salpietro Damiano e per gli imprenditori Michele Tripoli, di Raccuja e Giuseppe Astone, di Ucria, mandati ai domiciliari e l’obbligo di presentazione per altri imprenditori coinvolti, ieri la Corte d’ Appello di Messina ha assolto tutti gli imputati, tra amministratori pubblici e imprenditori, a conclusione del processo “Eolo”. La formula è per insussistenza del fatto, i giudici hanno disposto anche il dissequestro delle quote societarie a suo tempo confiscate. Al centro dell’inchiesta “Eolo” c’erano gli affidamenti da parte della ditta “Maltauro” alla impresa “Ser” e i successivi subappalti alla “Astone srl”, per i lavori di realizzazione degli impianti eolici del Comune di Raccuja e di altri centri vicini. La sentenza, in attesa delle motivazioni, dice in pratica che quegli affidamenti furono legittimi.

PRIMO GRADO E VICENDA

Ridimensionamento dell’originario capo di imputazione, pene più lievi rispetto al quadro prospettato dal pm e nove condanne. Questo era stato l’esito del processo di primo grado, chiuso il 22 gennaio 2016, davanti al collegio giudicante del tribunale di Patti (presidente, in applicazione, Maria Pina Lazzara, a latere Vona e Mandanici), relativo all’operazione “Eolo”, scattata a Raccuja l’8 ottobre 2010 da parte della polizia del Commissariato di Capo d’Orlando e dei carabinieri della Compagnia di Patti quando, tra gli altri, venne arrestato l’allora sindaco Cono Salpietro Damiano. L’originario capo di imputazione, concussione in concorso, venne derubricato in concussione per induzione. Quindi l’ex sindaco Salpietro Damiano era stato condannato a 4 anni di reclusione (8 anni la richiesta del pm Rosanna Casabona); il fratello, Carmelo Salpietro Damiano, fu condannato a 3 anni e 6 mesi (6 anni la richiesta del pm); l’imprenditore di Ucria Calogero Astone era stato condannato a 3 anni di reclusione. Furono condannati, invece, a 2 anni e tutti con la sospensione della pena, gli altri imputati: l’imprenditore Giuseppe Astone (figlio del suddetto Calogero), di Ucria e Calogero Manera, Michele Tripoli, Leo Tripoli, Riccardo e Leo Palazzolo, tutti di Raccuja ed imprenditori. Dal procedimento era uscito, in udienza preliminare, l’ex consigliere comunale Carmelo Palazzolo, padre del suddetto Riccardo.

L’inchiesta “Eolo” venne coordinata dalla Procura di Patti ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando e dai carabinieri della Compagnia di Patti. L’8 ottobre 2010 furono arrestati l’allora sindaco Salpietro, Giuseppe Astone e Tripoli, agli altri vennero imposti degli obblighi. Grazie alle denunce presentate da diversi imprenditori, gli inquirenti si accorsero di alcune irregolarità sulla gestione degli appalti relativi ai lotti per il posizionamento di numerose torri anemometriche e la realizzazione delle opere necessarie alla creazione del parco eolico “Nebrodi”, posto tra Ucria, Floresta e Raccuja. Dopo l’originaria convenzione stipulata nel 2002 tra l’Api Holding (società concessionaria) poi divenuta SER e SER 1 ed il Comune di Raccuja, il sindaco Salpietro avrebbe “abusato della qualità e dei poteri riconnessi alla funzione di primo cittadino, costringendo e minacciando di una serie di comportamenti ostruzionistici”, la società Maltauro (di Vicenza, aggiudicataria dell’appalto) per rescindere i contratti con le ditte di fiducia al fine di far ottenere i lavori in sub-appalto alla società M.T.P. i cui soci erano Tripoli, Leo e Riccardo Palazzolo e Manera, alla quale fu dirottato il subappalto. Carmelo Palazzolo (come detto uscito dal procedimento in udienza preliminare), al tempo consigliere di minoranza, sarebbe passato in maggioranza per garantire l’affidamento dei lavori a Giuseppe e Calogero Astone, rispettivamente amministratore unico e responsabile tecnico della “Astone Costruzioni srl”. La Maltauro, società incaricata di individuare le ditte che dovevano realizzare i lavori relativi alle infrastrutture, inizialmente aveva l’incarico per l’esecuzione dei lavori a ditte specializzate e di fiducia ma, a seguito di pressioni, sarebbe stata costretta e rescindere i contratti con tali imprese e ad incaricare la “Astone Costruzioni”. L’ex sindaco Salpietro ed il fratello Carmelo furono accusati anche di una seconda ipotesi di concussione per avere, in concorso tra loro, indotto la “Api Holding spa”, ditta committente dell’intero parco eolico, a spostare indebitamente una torre dal terreno cui era predestinata in quello della cognata del sindaco (la moglie del fratello Carmelo), cui sarebbe stata procurata la percezione dei canoni di affitto, con ulteriore danno della stessa impresa che sarebbe stata costretta a sopportare l’aggiuntivo esborso di 20.000 euro per l’estirpazione di duecento alberi che si trovavano nel fondo inserito in un progetto regionale di rimboschimento. Tutte accuse adesso andate in cenere con la sentenza di assoluzione decretata dalla Corte d’Appello di Messina che non ha accolto le richieste di conferma della decisione di primo grado che aveva avanzato, al termine della requisitoria, il sostituto procuratore generale Adriana Costabile. Il collegio difensivo è stato costituito dagli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello, Carmelo Occhiuto, Maria Americanelli e Giuseppe Condipodero Marchetta.

             Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 20 dicembre 2018, ore 11,03. 

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