Op. “Gotha 4”: Condanne definitive per 24 imputati

Nel trascorso fine settimana sono state confermate, dalla Corte di Cassazione, le condanne emesse a suo tempo dalla Corte d’Appello di Messina per il processo scaturito dall’operazione antimafia “GOTHA 4” (in alto il cartellone), scattata il 10 luglio 2013 ed eseguita dai carabinieri del Ros con il coordinamento della Dda di Messina. Sono, quindi, definitive, le pene comminate nel 2016 per 24 imputati…

Nel trascorso fine settimana sono state confermate, dalla Corte di Cassazione, le condanne emesse a suo tempo dalla Corte d’Appello di Messina per il processo scaturito dall’operazione antimafia “Gotha 4”, scattata il 10 luglio 2013 ed eseguita dai carabinieri del Ros con il coordinamento della Dda di Messina. Sono, quindi, definitive, le pene comminate nel 2016 per i 24 imputati, l’elenco:

I barcellonesi Santo Alesci, condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi di reclusione; Gianni Calderone a 4 anni; Domenico Chiofalo a 7 anni e 8 mesi; Alessandro Crisafulli a 8 anni e 8 mesi; Carmelo Crisafulli a 6 anni e 8 mesi; Vito Vincenzo Gallo a 7 anni e 8 mesi; Salvatore Italiano a 6 anni e 7 mesi; Antonino Mazzeo a 8 anni e 8 mesi; Nunzio Fabio Mazzeo a 5 anni e 10 mesi; Lorenzo Mazzù a 10 anni; Aurelio Micale a 6 anni e 8 mesi; Carmelo Perroni a 7 anni e 2 mesi; Francesco Pirri a 6 anni e 8 mesi; Gianfranco Pirri a 7 anni e 8 mesi; quindi Stefano Rottino, di Mazzarrà Sant’Andrea, 10 anni e 4 mesi; il barcellonese Antonino Scordino a 9 anni e 4 mesi; il milazzese Maurizio Giacomo Sottile a 4 anni; Giuseppe Antonino Treccarichi, originario di Cesarò, residente a Tripi, a 10 anni e 8 mesi. Confermate anche le condanne per i collaboratori di giustizia Salvatore Campisi, di Terme Vigliatore, a 13 anni e per Salvatore Artino, di Mazzarrà Sant’Andrea, a 5 anni e 4 mesi; entrambi avevano beneficiato dell’attenuante concessa per la collaborazione. Annullamenti parziali della sentenza di appello, invece, sono stati decisi per il barcellonese Carmelo Mazzù, per la pena in aumento per la recidiva, il quale in secondo grado aveva avuto inflitti 7 anni e 8 mesi, in relazione all’attentato compiuto ai danni della sede del Centro di distribuzione alimentare di proprietà dell’imprenditore barcellonese Immacolato Bonina. Altro annullamento parziale è stato deciso per Massimo Giardina che, in appello, aveva avuto inflitti 7 anni e 4 mesi di reclusione, limitatamente alla mancata motivazione sulle generiche; annullamento parziale per un solo reato di estorsione per Salvatore Bucolo, condannato in appello a 8 anni e 2 giorni e per Antonino Bagnato che era stato condannato a 4 anni e 8 mesi, limitatamente alle attenuanti generiche. Accolti, invece, due ricorsi del procuratore generale contro l’assoluzione di Domenico Chiofalo e Antonino Bagnato, per un singolo episodio, i quali in appello erano stati assolti dall’estorsione in concorso con i titolari della concessionaria di autoveicoli “Megauto” di Olivarella (frazione di San Filippo del Mela), per costringere il titolare Francesco Scilipoti a versare la somma in contanti di circa 2.500 euro a titolo di saldo parziale per l’acquisto dell’autovettura fuoristrada. Per questa vicenda i due dovranno affrontare un nuovo processo.

IL PRECEDENTE APPELLO

Lo scorso 13 aprile la Corte d’Appello di Messina (presidente Alfredo Sicuro) ha confermato quattro delle cinque condanne (la quinta è stata modificata) nell’ambito di un troncone dell’operazione “Gotha IV”, che portò all’arresto delle nuove leve della mafia barcellonese.

Condanna confermata, a 12 anni, per Francesco Aliberti, di Barcellona Pozzo di Gotto, ritenuto dall’accusa elemento di vertice dell’organizzazione criminale e ad 11 anni per Carmelo Giambò, barcellonese, entrambi detenuti in regime di “41 bis”, il carcere duro. Condanna confermata a 5 anni e mezzo per Carmelo Maio, di Barcellona (per altra vicenda è stato condannato all’ergastolo anche in appello per omicidio) e a 2 anni e mezzo per Sebastiano De Pasquale, di Barcellona. Nei confronti di Salvatore Treccarichi, originario di Cesarò, residente a Rometta, in primo grado condannato a 3 anni, ritenute le attenuanti generiche, la condanna è stata ridotta a 2 anni con la sospensione della pena.

Confermato il risarcimento del danno, pari a 50.000 euro, per i comuni di Mazzarrà Sant’Andrea e Barcellona Pozzo di Gotto, costituitisi parte civile e di 15.000 euro per le associazioni Sos Impresa e Acai. I legali impegnati nel processo sono stati gli avvocati Pinuccio Calabrò, Paolo Pino, Tommaso Autru Ryolo, Nunzio Rosso, Tino Celi e Tindaro Grasso.

I FATTI E LE ACCUSE

La “Gotha 4” è scattata il 10 luglio 2013 quando i carabinieri del Ros sgominarono le nuove leve della criminalità organizzata barcellonese. Determinanti le rivelazioni del giovane pentito Salvatore Campisi che, tra l’altro, si è auto accusato dell’omicidio di Ignazio Artino, esponente di spicco del clan dei “Mazzarroti”, ucciso a Mazzarrà Sant’Andrea la sera del 12 aprile 2011. Il padre dei suddetti imputati, Salvatore (altro collaboratore di giustizia) e Alessandro, fu ucciso per dare un segnale forte sull’egemonia di Campisi nel territorio. Lo stesso pentito ha rivelato che, insieme a lui, quella sera agì il fedele gregario Salvatore Maio, inteso “Spillo”, in separata sede condannato in primo e secondo grado, per questo fatto, all’ergastolo. Sette mesi di indagini serrate, riscontri, interrogatori, nuovi sequestri per una delle più importanti inchieste di mafia, l’operazione “Gotha 4”, che portò in carcere vecchi “boss” ed emergenti ed affiliati di Cosa Nostra barcellonese. La mafia del Longano in pochi mesi aveva serrato le fila e si era ricostituita attorno a nuovi capi, imprenditori incensurati e del tutto sconosciuti alle forze dell’ordine, a volte facendo ricorso alle armi. E’ il caso di Francesco Aliberti, imprenditore di Barcellona nel settore dei serramenti e Giuseppe Treccarichi, allevatore originario di Cesarò e residente a Rometta. Erano loro, sino alla prima metà del 2013, i nuovi capi della cupola mafiosa secondo la Dda di Messina ed era Aliberti ad occuparsi della raccolta di fondi per le famiglie dei detenuti e di una cassa comune con i proventi delle estorsioni per sostenere l’associazione mafiosa. Un’organizzazione duramente provata dalla collaborazione dell’ex capo del clan dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano, Alfio Castro e Santo Gullo che avevano già consentito di arrestare i “padrini” storici della mafia di Barcellona. Poi il colpo definitivo con il pentimento di Salvatore Campisi. Quest’ultimo, figlio d’arte e soggetto emergente, ha consentito di far luce sui due tentati omicidi ai danni di Carmelo Giambò e sull’omicidio di Ignazio Artino il quale era stato messo ai vertici dell’organizzazione mafiosa di Terme Vigliatore e Mazzarrà Sant’Andrea e si occupava dei proventi delle estorsioni e della gestione criminale della discarica di Mazzarrà. Ruolo ambito proprio da Campisi che, insieme a Carmelo Maio, attese Artino sotto casa e lo freddò con alcuni colpi di lupara, stando alle rivelazioni dello stesso Campisi. La collaborazione del giovane ha consentito di fare luce anche su decine di estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti. Un ruolo lo ebbe anche Giovanni Perdichizzi, cassiere delle estorsioni del gruppo barcellonese di San Giovanni, diretto da Ottavio Imbesi. L’uomo fu ucciso il giorno di Capodanno 2013 a Barcellona all’interno di un bar perché ritenuto inaffidabile. Nel provvedimento sono confluiti anche i sequestri di beni eseguiti dalla Dda nell’ottobre 2013 nei confronti di Treccarichi, Aliberti e Mazzeo.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, lunedì 24 luglio 2017, ore 11,49.

 

 

(Visited 911 times, 4 visits today)