Op. “Gotha 6”: Sentenza di primo grado. Inflitti 8 ergastoli e due condanne pesanti

 

Otto ergastoli e due pesanti condanne. Questa la sentenza del processo di primo grado scaturito dall’operazione “GOTHA 6”, vale a dire la mattanza di Cosa nostra barcellonese a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000. Agli atti 17 omicidi e un agguato, che tra il 1993 e il 2012, insanguinarono la zona del Longano. A giugno la Cassazione ha reso definitive le condanne per un altro procedimento della “Gotha 6”, scattata il 3 febbraio 2016 ed eseguita dai carabinieri del Ros sotto il coordinamento della Dda di Messina. Foto in alto: i dieci condannati…

Otto ergastoli e due pesanti condanne. Questa la sentenza del processo di primo grado scaturito dall’operazione “Gotha 6”, vale a dire la mattanza di Cosa nostra barcellonese a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000. Agli atti 17 omicidi e un agguato, che tra il 1993 e il 2012, insanguinarono la zona del Longano. Alla sbarra in dieci tra capi e killer del clan. La Corte d’Assise di Messina (presidente Mario Samperi, a latere Letteria Silipigni) ha condannato all’ergastolo Antonino Calderone, inteso “Caiella” (classe 1975), Giovanni Rao, Salvatore “Sem” Di Salvo, Domenico Chiofalo, Carmelo Giambò, Pietro Nicola Mazzagatti, Angelo Caliri e Giuseppe Gullotti. Pene pesanti anche per Antonino Calderone (classe 1988) e per il collaboratore di giustizia Aurelio Micale, che con le sue dichiarazioni ha consentito di fare luce sulla catena ventennale di omicidi: condannati rispettivamente a 28 anni e 18 anni di reclusione. Nel giugno scorso la Corte di Cassazione ha reso definitiva un’altra serie di condanne, fra 30 e 12 anni di reclusione, nei confronti di altri imputati coinvolti nella “Gotha 6” (vedere servizio in archivio sul link Cronaca). L’operazione, coordinata dalla Dda di Messina ed eseguita dai carabinieri del Ros, scattò il 3 febbraio 2016.

RICHIESTE DELL’ACCUSA

L’accusa, nel luglio scorso, aveva chiesto in totale 30 ergastoli per 8 dei 10 imputati. I pm Vito Di Giorgio (procuratore aggiunto di Messina), Fabrizio Monaco e Francesco Massara (sostituti procuratori) avevano chiesto la condanna all’ergastolo per Antonino Calderone (classe 1975), Giovanni Rao, Salvatore Di Salvo, Domenico Chiofalo, Carmelo Giambò, Pietro Nicola Mazzagatti, Angelo Caliri e Giuseppe Gullotti. Chiesti inoltre 24 anni per Antonino Calderone (classe 1988) e 18 anni per il collaboratore di giustizia Aurelio Micale.

GLI OMICIDI

Triplice omicidio di RAIMONDI Sergio, MARTINO Giuseppe e GERACI Giuseppe (Barcellona Pozzo di Gotto, 4 giugno 1993). L’azione sarebbe stata organizzata per punire le tre vittime, le quali sarebbero state solite commettere furti in territorio di Barcellona senza l’autorizzazione della criminalità organizzata locale;

Omicidio di SBOTO Antonino (Barcellona Pozzo di Gotto, 3 maggio 1999), ritenuto responsabile di alcuni furti non autorizzati dalla “famiglia barcellonese”, uno dei quali ai danni della sorella di un esponente del sodalizio. L’esecuzione dello SBOTO avvenne secondo una precisa e agghiacciante simbologia mafiosa: dopo l’esplosione di due colpi di pistola alla testa, gli vennero amputate entrambe le mani. Il cadavere fu fatto ritrovare il giorno dopo con una telefonata anonima ai carabinieri;

Omicidio di DA CAMPO Salvatore (Terme Vigliatore, 2 febbraio 1995), sospettato di aver fornito ai carabinieri indicazioni sul nascondiglio di CALDERONE Antonino (all’epoca ricercato);

Omicidio di MAZZÙ Nunziato (Oliveri, 13 dicembre 2005), soppresso perché si temeva potesse aprirsi alla collaborazione con la giustizia;

Omicidio di IANNELLO Felice (Falcone, 5 marzo 1996). Si riteneva che la vittima spacciasse stupefacenti, anche a soggetti minorenni, nella zona di Barcellona senza autorizzazione del locale sodalizio mafioso;

Omicidio di DI PAOLA Giovanni (Brolo, 6 ottobre 1995). La vittima era sospettata di aver sottratto delle somme dalle casse di una società operante nel settore del calcestruzzo, sulla quale convergevano gli interessi di esponenti mafiosi barcellonesi;

Omicidio di MILICI Mario (Barcellona Pozzo di Gotto, 19 agosto 1998), ucciso perché il vertice barcellonese gli imputava di trattenere per sé i proventi delle estorsioni e del gioco d’azzardo. L’agguato sarebbe iniziato presso una stalla nella disponibilità del MILICI il quale, benché ferito, sarebbe riuscito a fuggire a piedi per un breve tratto. Raggiunto e immobilizzato dagli assassini, veniva ripetutamente colpito con la canna del fucile fino a trapassargli il collo;

Omicidio di FICARRA Fortunato (Santa Lucia del Mela, 1 luglio 1998), ucciso perché avrebbe infastidito alcune donne all’interno di un esercizio commerciale locale;

Omicidio di TRAMONTANA Domenico, detto Mimmo (Barcellona P.G., 4 giugno 2001). I vertici dell’organizzazione criminale barcellonese avrebbero saputo dell’intenzione del TRAMONTANA di voler eliminare BISOGNANO Carmelo, all’epoca organico alla famiglia mafiosa barcellonese nonché responsabile dell’area di Mazzarrà Sant’Andrea ed attualmente collaboratore di giustizia e ne avrebbero deciso l’uccisione;

Omicidio di DE PASQUALE Carmelo (Barcellona Pozzo di Gotto, 15 gennaio 2009), ucciso perché si riteneva volesse, a sua volta, uccidere D’AMICO Carmelo (oggi pentito) al fine di prenderne il posto in seno al gruppo;

Omicidio di GRASSO Carmelo (Falcone, 10 aprile 1995), ucciso perché si riteneva avesse avviato rapporti criminali con soggetti catanesi nella zona di Oliveri, con ciò sminuendo il prestigio e l’autorità della locale organizzazione mafiosa;

Omicidio di MAZZA Carmelo (Olivarella, frazione di San Filippo del Mela, 27 marzo 2009), accusato di praticare attività estorsiva senza l’autorizzazione del gruppo. L’uccisione del MAZZA venne ripresa dalle telecamere della palestra dalla quale era appena uscito e testimonia l’estrema freddezza e le capacità militari del gruppo di fuoco impiegato nell’occasione: l’auto condotta dai killer affiancava la vettura (una mini car) della vittima che veniva raggiunta da un primo colpo di fucile. Perdeva, quindi, il controllo del mezzo e sfondava il cancello di recinzione della palestra, andando a schiantarsi sul muro. Qui veniva raggiunta dagli assassini che la finivano con diversi colpi d’arma da fuoco;

Omicidio di ISGRÒ Giovanni (Barcellona Pozzo di Gotto, 1 dicembre 2012), che aveva militato nella fazione perdente facente capo a PERDICHIZZI Giovanni, a sua volta ucciso la sera di Capodanno del 2013 a Barcellona. Giovanni Isgrò, che era incensurato, venne freddato all’interno di una sala da barba. Il padre è ingegnere, la madre docente;

Tentato omicidio di GIAMBÒ Carmelo (Barcellona Pozzo di Gotto, 3 marzo 2011). GIAMBÒ era accusato di trattenere per sé i proventi estorsivi raccolti per conto della famiglia ed inoltre si temeva che potesse iniziare a collaborare con gli inquirenti. Al termine di un concitato inseguimento per le vie cittadine, durante il quale i killer esplodevano numerosi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della vettura sulla quale viaggiava, il GIAMBÒ – tra i destinatari dell’ordinanza, poiché gravemente indiziato di due degli omicidi trattati – riusciva a mettersi in salvo presso la caserma della Compagnia dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto.

Omicidio di PELLERITI Domenico (Terme Vigliatore, 24 luglio 1993). Il PELLERITI sarebbe stato sospettato di una serie di furti ai danni di un esercizio di vendita di ceramiche e pertanto GULLOTTI Giuseppe, al tempo al vertice dell’organizzazione barcellonese, cui si era rivolto il derubato, avrebbe deciso di punire il presunto autore con la morte. Secondo la ricostruzione fornita dai collaboratori, la vittima avrebbe subito un violento interrogatorio per indurla a confessare il furto, al termine del quale il GULLOTTI avrebbe concesso un’ultima sigaretta prima di dare il via libera all’esecuzione dell’omicidio.

                Giuseppe Lazzaro

Edited by, domenica 24 novembre 2019, ore 10,07. 

 

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