Op. “Gotha 7”: Abbreviato, chieste 30 condanne per 271 anni di carcere

La pubblica accusa, con i pm VITO DI GIORGIO (foto in alto il Procuratore aggiunto di Messina) e FABRIZIO MONACO, ha chiesto pesanti condanne nel processo con il rito abbreviato scaturito dall’operazione antimafia “Gotha 7”, scattata il 24 gennaio 2018 stroncando la ricostituzione dei clan del barcellonese. In totale avanzati 271 anni di carcere. Si prosegue l’11 e il 19 febbraio prima della sentenza. Ci sono già stati 5 patteggiamenti, il 19 febbraio parte anche il processo ordinario…

La pubblica accusa ha chiesto pesanti condanne nel processo con il rito abbreviato scaturito dall’operazione antimafia “Gotha 7”, il settimo capitolo d’indagine sulla cosca mafiosa barcellonese. I pubblici ministeri Vito Di Giorgio, Procuratore aggiunto e Fabrizio Monaco, sostituto procuratore della Dda di Messina, a conclusione della loro requisitoria, hanno sollecitato 30 condanne per un totale di 271 anni di carcere. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha colpito il gruppo mafioso dei barcellonesi che, dopo l’arresto dei vecchi boss, stava cercando di ricompattarsi imponendo il proprio potere con estorsioni a tappeto ai danni di commercianti ed imprenditori. La richiesta di pena più alta, 14 anni di reclusione, è stata avanzata per Mariano Foti, Ottavio Imbesi e Carmelo Tindaro Scordino; 13 anni per Agostino Milone. Nell’udienza, presieduta dal Gup di Messina Salvatore Mastroeni, i pm hanno anche chiesto 12 anni per Antonino Antonuccio, Antonino D’Amico, Giuseppe Antonio Impalà, Francesco Carmelo Messina e 11 anni e 6 mesi per Sebastiano Chiofalo, Francesco Foti, Massimiliano Munafò. Inoltre chiesti 10 anni per Antonino Bellinvia, Tindaro Calabrese, Alessandro Crisafulli, Massimo Giardina, Sergio Spada, Antonio Giuseppe Treccarichi e Carmelo Trifirò e 10 anni e 6 mesi per Domenico Giuseppe Molino. Quindi pene minori richieste per Alessandro Maggio (5 anni), Antonino De Luca Cardillo e Tindaro Santo Scordino (3 anni), Carmela Milone e Antonino Polito (2 anni). Si torna in udienza l’11 e il 19 febbraio per le arringhe dei difensori. Poi la parola passerà al giudice per la sentenza.

I PATTEGGIAMENTI

Cinque patteggiamenti erano stati disposti dal Gup del tribunale di Messina Salvatore Mastroeni, lo scorso 14 gennaio, nell’ambito dell’operazione “Gotha 7”. Si tratta di Agostino Campisi, di Terme Vigliatore; Antonino Merlino, di Merì; Aurelio Micale, di Barcellona Pozzo di Gotto, da qualche tempo collaboratore di giustizia; Angelo Porcino, di Barcellona e Maurizio Trifirò, di Rodì Milici. Sono stati quelli che il 17 dicembre scorso avevano presentato richiesta per patteggiare la pena alla presenza del procuratore aggiunto della Dda Vito Di Giorgio. Queste le pene disposte in continuazione con altre sentenze dal giudice:

Il pentito Aurelio Micale (foto sopra)

Agostino Campisi, 6 mesi di reclusione e 700 euro di multa; Antonino Merlino, 7 anni e 6.000 euro di multa; Aurelio Micale, 6 mesi – in “continuazione” con la pena di 6 anni e 8 mesi decisa a suo carico nel 2014; Angelo Porcino, 8 anni, 1 mese e 10 giorni e 11.853 euro di multa;  Maurizio Trifirò, 1 anno e 7.500 euro di multa – in “continuazione” con la sentenza dell’operazione “Gotha 5”.

IL QUADRO

Sono 30 gli imputati, su 43 originari indagati, che hanno optato per il rito alternativo, davanti al Gup del tribunale di Messina Salvatore Mastroeni, nell’aula bunker del carcere di Gazzi, a conclusione dell’udienza preliminare relativa all’operazione “Gotha VII”.  Ad aver scelto il rito ordinario lo scorso 17 dicembre 2018 sono stati: Francesca Cannuli, Carmelo Giambò, Filippo Milone, Santino Napoli, Salvatore Piccolo, Giovanni Rao, Francesco Salamone, Carmen Valenti (per Milone il suo difensore aveva richiesto che fosse dichiarato “incapace” di stare in giudizio ma l’istanza è stata rigettata). Su richiesta della Procura sono stati tutti rinviati a giudizio davanti al tribunale di Barcellona, la data fissata per l’inizio del processo è il 18 febbraio 2019. Tra loro spiccano i nomi dei due politici, ovvero l’ex vice presidente del consiglio comunale di Milazzo, Santino Napoli, che prima della “Gotha VII” non era stato addirittura mai coinvolto in inchieste di questa portata e l’ex consigliere comunale di Terme Vigliatore Francesco “Carmelo” Salamone, un tempo anche calciatore e dirigente di società calcistiche. I trenta giudizi abbreviati saranno invece trattati nel corso di quattro udienze, già fissate dal giudice per il 4, 12, 19 e 25 febbraio 2019. Sono coinvolti: Antonino Antonuccio, Antonino Bellinvia, Santino Benvenga, Tindaro Calabrese, Gianni Calderone, Domenico Chiofalo, Salvatore Chiofalo, Sebastiano Chiofalo, Alessandro Crisafulli, Antonino D’Amico, Antonino De Luca Cardillo, Francesco Foti, Mariano Foti, Fabrizio Garofalo, Massimo Giardina, Ottavio Imbesi, Giuseppe Antonio Impalà, Alessandro Maggio, Francesco Carmelo Messina, Agostino Milone, Carmela Milone, Domenico Giuseppe Molino, Massimiliano Munafò, Antonino Polito, Salvatore Santangelo, Carmelo Tindaro Scordino, Sergio Spada, Antonio Giuseppe Treccarichi, Carmelo Salvatore Trifirò.

I 43 IMPUTATI/INDAGATI

ANTONUCCIO Antonino, nato a Barcellona P.G. il 22.05.1963;

BENVENGA Santino, nato a Barcellona P.G. il 13.09.1992;

CALABRESE Tindaro, nato a Novara di Sicilia il 3.9.1973 (detenuto per altra causa e già condannato per precedenti operazioni. E’ ristretto dal 10 aprile 2008 e si trova da tempo al “41 bis”, il carcere duro);

CALDERONE Gianni, nato a Barcellona P.G. il 5.02.1983

CANNULI Francesca, nata a Messina il 09.07.1965, di Terme Vigliatore;

CHIOFALO Salvatore, nato a Barcellona P.G. il 26.09.1989;

CHIOFALO Sebastiano, nato a Barcellona P.G. il 18.09.1993;

D’AMICO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 17.2.1978;

DE LUCA CARDILLO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.9.1981;

FOTI Mariano, nato a Barcellona P.G. (ME) 31.03.1970;

GAROFALO Fabrizio, nato a Barcellona P.G. (ME) il 24.11.1969;

IMBESI Ottavio, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.06.1971;

IMPALA’ Giuseppe Antonio, nato a Barcellona P.G. il 19.11.1963;

MERLINO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.5.1968 (sta scontando anche la condanna definitiva, a 21 anni e mezzo, per essere stato accusato di avere ucciso il giornalista Beppe Alfano a Barcellona, la sera dell’8 gennaio 1993);

MESSINA Francesco Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.01.1947;

MILONE Agostino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 28.4.1969;

MILONE Filippo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.10.1936;

MOLINO Domenico Giuseppe, nato a Barcellona P.G. (ME) il 16.10.1959;

MUNAFO’ Massimiliano, nato a Barcellona P.G. (ME) il 30.03.1969;

PICCOLO Salvatore, nato a Terme Vigliatore (ME) il 08.12.1966;

RAO Giovanni, nato a Castroreale (ME) il 20.4.1961 (detenuto per altra causa e già condannato per altre operazioni);

SALAMONE Francesco, detto Carmelo, nato a Castroreale (ME) il 09.10.1961;

SANTANGELO Salvatore, nato Barcellona P.G. (ME) il 12/09/1984;

SCORDINO Carmelo Tindaro, nato a Barcellona P.G. (ME) il 20.01.1963;

SCORDINO Tindaro Santo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 08.05.1984;

SPADA Sergio, nato a Palermo il 07.09.1980;

TRECCARICHI Antonio Giuseppe, nato a Cesarò (ME) il 13.02.1964, residente a Tripi;

TRIFIRO’ Carmelo Salvatore, nato a Barcellona P.G. (ME) l’11.05.1972;

TRIFIRO’ Maurizio, nato a Rodì Milici (ME) il 6.7.1979.

Questi gli indagati al tempo arrestati dalla polizia:

BELLINVIA Antonino, nato a Barcellona P.G. l’8.08.1954;

CAMPISI Agostino, nato a Patti il 16.11.1961, di Terme Vigliatore (padre del pentito Salvatore);

CRISAFULLI Alessandro, nato a Barcellona P.G. il 18.08.1982;

FOTI Francesco, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.01.1941;

GIAMBO’ Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 23.07.1971;

GIARDINA Massimo, nato a Patti il 10.09.1977, residente a Fondachelli Fantina;

MAGGIO Alessandro, nato a Barcellona P.G. (ME) il 21.8.1987;

NAPOLI Santo, nato a Milazzo (ME) il 9.9.1950, ex vice presidente del consiglio comunale di Milazzo;

PORCINO Angelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 19.04.1956.

INDAGATI NON ARRESTATI AL TEMPO

DOMENICO CHIOFALO, 33 anni, di Barcellona P.G.;

AURELIO MICALE, 40 anni, di Barcellona, da poco tempo collaboratore di giustizia;

CARMELA MILONE, 51 anni, di Barcellona;

ANTONINO POLITO, 46 anni, di Torregrotta;

CARMEN VALENTI, 30 anni, di Terme Vigliatore.

L’OPERAZIONE

Era scattata il 24 gennaio 2018, in provincia di Messina ed in altre località del territorio nazionale, l’operazione “Gotha 7” con la quale i carabinieri del Comando di Provinciale di Messina e del ROS e la Polizia di Stato, eseguirono una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Messina, sulla base della richiesta della DDA di Messina, a carico di 40 soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso e di numerosissimi reati, quali estorsione (consumata e tentata), rapina, trasferimento fraudolento di valori, reati in materia di armi e violenza privata, reati aggravati dal cosiddetto metodo mafioso per aver fatto parte dell’associazione mafiosa denominata “Famiglia barcellonese” riconducibile a “Cosa Nostra” ed operante prevalentemente sul versante tirrenico della provincia di Messina. L’operazione, sulla scia di quelle precedenti iniziate il 24 giugno 2011, è stata denominata “Gotha 7”. I carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento a carico di 29 soggetti (22 in stato di libertà e 7 già detenuti per altra causa) mentre, contestualmente, la Polizia di Stato ha dato esecuzione al medesimo provvedimento nei confronti degli ulteriori 11 soggetti (8 in stato di libertà e 3 già detenuti per altra causa).

IL PROVVEDIMENTO RESTRITTIVO

L’indagine, convenzionalmente denominata “GOTHA 7”, costituisce la fase più recente e numericamente più consistente, della manovra di contrasto condotta dall’Arma dei Carabinieri e Polizia nell’ultimo decennio e che ha consentito di disarticolare sistematicamente la “famiglia” mafiosa barcellonese. In particolare, la misura cautelare segue le precedenti operazioni “Gotha” compiute negli ultimi anni dai carabinieri del Comando Provinciale di Messina, del ROS e dalla Polizia di Stato e scaturisce dagli esiti delle attività d’indagine condotte dalla Compagnia carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, dalla Sezione Anticrimine di Messina, dalla Squadra Mobile di Messina e dal Commissariato P.S. di Barcellona P.G., che hanno avuto originariamente ad oggetto il riscontro delle dichiarazioni del capo mafia Carmelo D’AMICO, tratto in arresto il 30 gennaio 2009 a seguito dell’operazione “POZZO” e di alcuni altri esponenti di spicco della medesima consorteria (tra cui, i collaboratori di giustizia Salvatore CAMPISI, Franco MUNAFÒ e Alessio ALESCI), anch’essi destinatari di analoghe misure cautelari (operazioni “GOTHA 4” e “5”), condotte a termine dall’Arma e dalla Polizia di Stato rispettivamente nel 2013 e nel 2015. L’inchiesta, che colpisce vertici e affiliati alla fazione più ortodossa e militarmente organizzata della criminalità mafiosa della provincia peloritana, capace di documentate interlocuzioni con esponenti di Cosa nostra palermitana e catanese, ha consentito, da un lato, di documentare come il sodalizio sia stato sistematicamente in grado di riorganizzare i propri assetti interni a seguito delle operazioni di polizia che, nell’ultimo decennio, ne hanno ripetutamente decimato le fila e, dall’altro, di fare piena luce su decine di episodi estorsivi, verificatisi nell’area tirrenica barcellonese tra il 1990 e il dicembre 2017, individuandone puntualmente mandanti ed esecutori materiali. Come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare il sodalizio criminale, avvalendosi della forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa natura, contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’ordine pubblico ed altro, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta e indiretta la gestione ed il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per l’associazione. Inoltre, per raggiungere questi fini, si avvaleva di un consistente arsenale di armi micidiali, necessarie al clan per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento e non esitava a porre in essere condotte violente nei confronti dei pochi che osavano rompere il diffuso muro di omertà relativo alla sistematica attività estorsiva posta in essere nei confronti dei locali imprenditori.

L’ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO

Sono circa una trentina gli episodi estorsivi ricostruiti dalle indagini. A tal riguardo si evidenzia che alcuni degli arrestati – sebbene già condannati e sottoposti a misure di sicurezza ovvero attualmente sottoposti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale – si dedicavano stabilmente al racket delle estorsioni. Il “modus operandi” prevedeva dapprima il collocamento di una bottiglia con liquido infiammabile nei pressi della saracinesca dell’esercizio commerciale e, successivamente, “l’avvicinamento” da parte di taluni degli arrestati per richiedere il pagamento del “pizzo”, da corrispondere, di norma, in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto. Come è emerso dalle indagini, inoltre, oggetto delle estorsioni, talvolta, non era il solo “pizzo” ma anche quello di subentrare nei lavori pubblici, imponendo agli imprenditori titolari degli appalti, il sub-appalto in favore delle ditte controllate dagli esponenti dell’associazione. In taluni casi, infine, alcuni titolari di un esercizio commerciale sono stati vittime di rapina a mano armata col fine di finanziare la predetta consorteria barcellonese. Tra gli episodi più eclatanti si segnalano: oltre una ventina di commercianti – di genere di ogni specie (dal più piccolo esercizio commerciale ai più rilevanti), nonché una decina di imprenditori vittime di costanti episodi estorsivi, commessi con le modalità sopra descritte; degli arrestati, in una circostanza, hanno selvaggiamente picchiato un imprenditore edile che aveva osato “pretendere” il legittimo compenso a fronte di una precedente fornitura di calcestruzzo in favore di uno degli associati; l’imposizione attraverso una società di comodo operante nel settore della vigilanza privata, della guardiania a tutti i vivaisti del comprensorio barcellonese (in particolar modo a Terme Vigliatore), oppressi dai continui furti. Nell’ambito dell’indagine è emerso anche il movente della brutale aggressione avvenuta, nel settembre del 2017, in pieno giorno e nel centro di Barcellona, nei confronti di un professionista barcellonese, Luigi La Rosa, ex presidente dell’Aias di Milazzo, il quale si era “permesso” di denunciare un’estorsione commessa ai suoi danni da tre membri dell’associazione, successivamente condannati per tale reato alla pena di oltre 8 anni di reclusione.

ARMI

E’ stato accertato che l’associazione aveva la disponibilità di enormi quantità di armi da sparo, comuni e da guerra. Infatti, sono stati rinvenuti nell’ambito delle indagini – in due distinte perquisizioni nel territorio di Barcellona – due consistenti arsenali di armi appositamente reperite ed occultate dagli appartenenti all’associazione, al fine di garantirsi il pieno controllo del territorio. In particolare sono stati rinvenuti 4 pistole semiautomatiche ed un revolver di grosso calibro, 2 fucili a pompa nonchè un fucile mitragliatore da guerra unitamente a centinaia di munizioni di vario genere e calibro.

TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI BENI

Nel corso delle indagini sono state individuate due società, riconducibili ovvero di fatto riferibili a cinque esponenti dell’associazione che, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, erano state attribuite fittiziamente a due prestanome – incensurati – quali teste di legno. In particolare era stata trasferita in un caso la disponibilità del compendio aziendale e, nell’altro, era stato affidato in locazione un ramo d’azienda.

PERSONAGGI DI SPICCO

Tra i personaggi colpiti dal provvedimento emergono le figure – fra le altre – del noto MERLINO Antonino, resosi responsabile di varie estorsioni ai danni di commercianti del luogo per trarne il sostentamento proprio e quello della famiglia barcellonese e che sta scontando la condanna definitiva, a 21 anni e mezzo di reclusione, poiché accusato di essere stato il killer che uccise, la sera dell’8 gennaio 1993 a Barcellona, il giornalista e docente Beppe Alfano. Quindi SALAMONE Francesco, detto Carmelo, eletto consigliere di maggioranza nelle elezioni amministrative del giugno 2013 a Terme Vigliatore, in una lista civica locale e, successivamente, sospeso da quella carica dal luglio 2016, poiché colpito da misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Triade”. Salamone è un volto noto anche negli ambienti calcistici. Tanti anni fa fu un buon calciatore, poi dirigente e reggente della società della Ciappazzi di Terme Vigliatore che portò in Promozione.

            Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 5 febbraio 2019, ore 10,25. 

 

 

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