Op. “Gotha 7”: Regge l’impianto accusatorio al TdL. Confermati 26 arresti, annullate 2 ordinanze, in 7 ai domiciliari

Al termine delle discussioni sui ricorsi il Tribunale della Libertà di Messina ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio dell’operazione antimafia “GOTHA 7” (in alto il cartellone), scattata lo scorso 25 gennaio ed eseguita da carabinieri e polizia. Nello specifico il TdL ha rigettato 26 ricorsi, ha annullato un capo di imputazione per un indagato, per 7 indagati inizialmente in carcere sono stati concessi i domiciliari per affievolimento delle esigenze cautelari e sono state annullate due ordinanze di custodia cautelare con remissione in libertà…

Al termine delle discussioni sui ricorsi il Tribunale della Libertà di Messina ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio dell’operazione antimafia “Gotha 7”, scattata nel barcellonese lo scorso 25 gennaio ed eseguita da carabinieri e polizia. Nello specifico il TdL ha rigettato 26 ricorsi, ha annullato un capo di imputazione a carico di un indagato, per 7 indagati inizialmente in carcere sono stati concessi i domiciliari per affievolimento delle esigenze cautelari e sono state annullate in toto due ordinanze di custodia cautelare con remissione in libertà. Per fare il punto della situazione ecco il quadro iniziale al momento del blitz con i nomi di tutti gli indagati, quindi elencheremo i provvedimenti modificati dal TdL.

ARRESTATI DAI CARABINIERI:

ANTONUCCIO Antonino, nato a Barcellona P.G. il 22.05.1963;

BENVENGA Santino, nato a Barcellona P.G. il 13.09.1992;

CALABRESE Tindaro, nato a Novara di Sicilia il 3.9.1973 (detenuto per altra causa e già condannato per precedenti operazioni. E’ ristretto dal 10 aprile 2008 e si trova da tempo al “41 bis”, il carcere duro);

CALDERONE Gianni, nato a Barcellona P.G. il 5.02.1983;

CANNULI Francesca, nata a Messina il 09.07.1965;

CHIOFALO Salvatore, nato a Barcellona P.G. il 26.09.1989;

CHIOFALO Sebastiano, nato a Barcellona P.G. il 18.09.1993;

D’AMICO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 17.2.1978;

DE LUCA CARDILLO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.9.1981;

FOTI Mariano, nato a Barcellona P.G. (ME) 31.03.1970;

GAROFALO Fabrizio, nato a Barcellona P.G. (ME) il 24.11.1969;

IMBESI Ottavio, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.06.1971;

IMPALA’ Giuseppe Antonio, nato a Barcellona P.G. il 19.11.1963;

MERLINO Antonino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.5.1968 (sta scontando anche la condanna definitiva per essere stato accusato di avere ucciso il giornalista Beppe Alfano a Barcellona, la sera dell’8 gennaio 1993);

MESSINA Francesco Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.01.1947;

MILONE Agostino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 28.4.1969;

MILONE Filippo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.10.1936;

MOLINO Domenico Giuseppe, nato a Barcellona P.G. (ME) il 16.10.1959;

MUNAFO’ Massimiliano, nato a Barcellona P.G. (ME) il 30.03.1969;

PICCOLO Salvatore, nato a Terme Vigliatore (ME) il 08.12.1966;

RAO Giovanni, nato a Castroreale (ME) il 20.4.1961 (detenuto per altra causa e già condannato per altre operazioni);

SALAMONE Francesco, detto Carmelo, nato a Castroreale (ME) il 09.10.1961;

SANTANGELO Salvatore, nato Barcellona P.G. (ME) il 12/09/1984;

SCORDINO Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 20.01.1963;

SCORDINO Tindaro Santo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 08.05.1984;

SPADA Sergio, nato a Palermo il 07.09.1980;

TRECCARICHI Antonio Giuseppe, nato a Cesarò (ME) il 13.02.1964, residente a Tripi;

TRIFIRO’ Carmelo Salvatore, nato a Barcellona P.G. (ME) l’11.05.1972;

TRIFIRO’ Maurizio, nato a Rodì Milici (ME) il 6.7.1979.

Il TdL ha concesso gli ARRESTI DOMICILIARI

ARRESTATI DALLA POLIZIA:

BELLINVIA Antonino, nato a Barcellona P.G. l’8.08.1954;

CAMPISI Agostino, nato a Patti il 16.11.1961 (padre del pentito Salvatore);

CRISAFULLI Alessandro, nato a Barcellona P.G. il 18.08.1982;

FOTI Francesco, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.01.1941;

GIAMBO’ Carmelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 23.07.1971;

GIARDINA Massimo, nato a Patti il 10.09.1977;

LENA Tindaro, nato il 2.04.1973 a Patti;

MAGGIO Alessandro, nato a Barcellona P.G. (ME) il 21.8.1987;

MARINO Tindaro, nato il 15.06.1960 a Gioiosa Marea (ME) (già arrestato per l’operazione “Gotha 1”);

NAPOLI Santo, nato a Milazzo (ME) il 9.9.1950;

PORCINO Angelo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 19.04.1956.

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LE DECISIONI DEL TRIBUNALE DELLA LIBERTA’

Confermate 26 ordinanze di custodia cautelare. Le modifiche riguardano i seguenti indagati.

Il TdL ha concesso gli arresti domiciliari a MASSIMO GIARDINA, FRANCESCO FOTI, FRANCESCO MESSINA, DOMENICO GIUSEPPE MOLINO, FRANCESCO SALAMONE detto CARMELO, TINDARO SANTO SCORDINO, ANTONIO GIUSEPPE TRECCARICHI.

ANNULLATA L’ORDINANZA E SONO TORNATI IN LIBERTA’, TINDARO MARINO e TINDARO LENA.

ANNULLATO UN SOLO CAPO DELLE ACCUSE CONTENUTE NELL’ORDINANZA, IL “25”, PER MASSIMILIANO MUNAFO’ CHE RESTA IN CARCERE.

NON AVEVANO PRESENTATO RICORSO AL TDL FABRIZIO GAROFALO, AGOSTINO CAMPISI E CARMELO GIAMBO’.

ERA GIA’ STATA REVOCATA DAL GIP, DOPO L’INTERROGATORIO, POCHI GIORNI DOPO L’OPERAZIONE, L’ORDINANZA NEI CONFRONTI DI FRANCESCA CANNULI CHE ERA TORNATA SUBITO LIBERA.

L’OPERAZIONE

E’ scattata il 25 gennaio scorso, in provincia di Messina ed in altre località del territorio nazionale, l’operazione “Gotha 7” con la quale i carabinieri del Comando di Provinciale di Messina e del ROS e la Polizia di Stato, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale di Messina, sulla base della richiesta della DDA di Messina, a carico di 40 soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso e di numerosissimi reati, quali estorsione (consumata e tentata), rapina, trasferimento fraudolento di valori, reati in materia di armi e violenza privata, reati aggravati dal cosiddetto metodo mafioso per aver fatto parte dell’associazione mafiosa denominata “famiglia barcellonese” riconducibile a “Cosa Nostra” ed operante prevalentemente sul versante tirrenico della provincia di Messina. L’operazione, sulla scia di quelle precedenti iniziate il 24 giugno 2011, è stata denominata “Gotha 7”. I carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento a carico di 29 soggetti (22 in stato di libertà e 7 già detenuti per altra causa) mentre, contestualmente, la Polizia di Stato ha dato esecuzione al medesimo provvedimento nei confronti degli ulteriori 11 soggetti (8 in stato di libertà e 3 già detenuti per altra causa).

IL PROVVEDIMENTO RESTRITTIVO

L’indagine, convenzionalmente denominata “GOTHA 7”, costituisce la fase più recente e numericamente più consistente, della manovra di contrasto condotta dall’Arma e Polizia nell’ultimo decennio e che ha consentito di disarticolare sistematicamente la “famiglia” mafiosa barcellonese. In particolare, la misura cautelare segue le precedenti operazioni “Gotha” compiute negli ultimi anni dai carabinieri del Comando Provinciale di Messina, del ROS e dalla Polizia di Stato e scaturisce dagli esiti delle attività d’indagine condotte dalla Compagnia carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, dalla Sezione Anticrimine di Messina, dalla Squadra Mobile di Messina e dal Commissariato P.S. di Barcellona P.G., che hanno avuto originariamente ad oggetto il riscontro delle dichiarazioni del capo mafia Carmelo D’AMICO, tratto in arresto il 30 gennaio 2009 a seguito dell’operazione “POZZO” e di alcuni altri esponenti di spicco della medesima consorteria (tra cui, i collaboratori di giustizia Salvatore CAMPISI, Franco MUNAFÒ e Alessio ALESCI), anch’essi destinatari di analoghe misure cautelari (operazioni “GOTHA 4” e “5”), condotte a termine dall’Arma e dalla Polizia di Stato rispettivamente nel 2013 e nel 2015. L’inchiesta, che colpisce vertici e affiliati alla fazione più ortodossa e militarmente organizzata della criminalità mafiosa della provincia peloritana, capace di documentate interlocuzioni con esponenti di Cosa nostra palermitana e catanese, ha consentito, da un lato, di documentare come il sodalizio sia stato sistematicamente in grado di riorganizzare i propri assetti interni a seguito delle operazioni di polizia che, nell’ultimo decennio, ne hanno ripetutamente decimato le fila e, dall’altro, di fare piena luce su decine di episodi estorsivi, verificatisi nell’area tirrenica barcellonese tra il 1990 e il dicembre 2017, individuandone puntualmente mandanti ed esecutori materiali. Come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare il sodalizio criminale, avvalendosi della forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa natura, contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’ordine pubblico ed altro, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta e indiretta la gestione ed il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per l’associazione. Inoltre, per raggiungere questi fini, si avvaleva di un consistente arsenale di armi micidiali, necessarie al clan per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento e non esitava a porre in essere condotte violente nei confronti dei pochi che osavano rompere il diffuso muro di omertà relativo alla sistematica attività estorsiva posta in essere nei confronti dei locali imprenditori.

L’ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO

Sono circa una trentina gli episodi estorsivi ricostruiti dalle indagini. A tal riguardo si evidenzia che alcuni degli arrestati – sebbene già condannati e sottoposti a misure di sicurezza ovvero attualmente sottoposti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale – si dedicavano stabilmente al racket delle estorsioni. Il “modus operandi” prevedeva dapprima il collocamento di una bottiglia con liquido infiammabile nei pressi della saracinesca dell’esercizio commerciale e, successivamente, “l’avvicinamento” da parte di taluni degli arrestati per richiedere il pagamento del “pizzo”, da corrispondere, di norma, in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto. Come è emerso dalle indagini, inoltre, oggetto delle estorsioni, talvolta, non era il solo “pizzo” ma anche quello di subentrare nei lavori pubblici, imponendo agli imprenditori titolari degli appalti, il sub-appalto in favore delle ditte controllate dagli esponenti dell’associazione. In taluni casi, infine, alcuni titolari di un esercizio commerciale sono stati vittime di rapina a mano armata col fine di finanziare la predetta consorteria barcellonese. Tra gli episodi più eclatanti si segnalano: oltre una ventina di commercianti – di genere di ogni specie (dal più piccolo esercizio commerciale ai più rilevanti), nonché una decina di imprenditori vittime di costanti episodi estorsivi, commessi con le modalità sopra descritte; degli arrestati, in una circostanza, hanno selvaggiamente picchiato un imprenditore edile che aveva osato “pretendere” il legittimo compenso a fronte di una precedente fornitura di calcestruzzo in favore di uno degli associati; l’imposizione attraverso una società di comodo operante nel settore della vigilanza privata, della guardiania a tutti i vivaisti del comprensorio barcellonese (in particolar modo a Terme Vigliatore), oppressi dai continui furti. Nell’ambito dell’indagine è emerso anche il movente della brutale aggressione avvenuta, nel settembre del 2017, in pieno giorno e nel centro di Barcellona, nei confronti di un professionista barcellonese, Luigi La Rosa, ex presidente dell’Aias di Milazzo, il quale si era “permesso” di denunciare un’estorsione commessa ai suoi danni da tre membri dell’associazione, successivamente condannati per tale reato alla pena di oltre 8 anni di reclusione.

ARMI

E’ stato accertato che l’associazione aveva la disponibilità di enormi quantità di armi da sparo, comuni e da guerra. Infatti, sono stati rinvenuti nell’ambito delle indagini – in due distinte perquisizioni nel territorio di Barcellona – due consistenti arsenali di armi appositamente reperite ed occultate dagli appartenenti all’associazione, al fine di garantirsi il pieno controllo del territorio. In particolare sono stati rinvenuti 4 pistole semiautomatiche ed un revolver di grosso calibro, 2 fucili a pompa nonchè un fucile mitragliatore da guerra unitamente a centinaia di munizioni di vario genere e calibro.

TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI BENI

Nel corso delle indagini sono state individuate due società, riconducibili ovvero di fatto riferibili a cinque esponenti dell’associazione che, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, erano state attribuite fittiziamente a due prestanome – incensurati – quali teste di legno. In particolare era stata trasferita in un caso la disponibilità del compendio aziendale e, nell’altro, era stato affidato in locazione un ramo d’azienda.

PERSONAGGI DI SPICCO

Tra i personaggi colpiti dal provvedimento emergono le figure – fra le altre – del noto MERLINO Antonino, resosi responsabile di varie estorsioni ai danni di commercianti del luogo per trarne il sostentamento proprio e quello della famiglia barcellonese e che sta scontando la condanna definitiva, a 21 anni e mezzo di reclusione, poiché accusato di essere stato il killer che uccise, la sera dell’8 gennaio 1993 a Barcellona, il giornalista e docente Beppe Alfano. Quindi SALAMONE Francesco, detto Carmelo, eletto consigliere di maggioranza nelle elezioni amministrative del giugno 2013 a Terme Vigliatore, in una lista civica locale e, successivamente, sospeso da quella carica dal luglio 2016, poiché colpito da misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Triade”. Salamone è un volto noto anche negli ambienti calcistici. Tanti anni fa fu un buon calciatore, poi dirigente e reggente della società della Ciappazzi di Terme Vigliatore che portò in Promozione.

            Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 27 febbraio 2018, ore 11,23.

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