Op. “Gotha IV”: Cassazione, condanna definitiva per 5 imputati

Diventa definitiva la condanna di cinque imputati del processo relativo al troncone ordinario scaturito dall’operazione antimafia “GOTHA IV”, scattata il 10 luglio 2013, che portò in carcere le nuove leve della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi”. La ricostruzione delle altre tappe giudiziarie dell’operazione che, di fatto, si conclude adesso. Foto in alto, da sx: CARMELO GIAMBO’ e FRANCESCO ALIBERTI; sotto, da sx: CARMELO MAIO e SEBASTIANO DE PASQUALE, sono quattro dei cinque condannati…

Salvatore Treccarichi, l’altro condannato

Diventa definitiva la condanna dei cinque imputati del processo relativo al troncone ordinario scaturito dall’operazione antimafia “Gotha IV”, scattata all’alba del 10 luglio 2013, che ha portato in carcere le nuove leve della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi”. I giudici della V Sezione della Corte di Cassazione hanno rigettato i ricorsi degli imputati, ritenendoli inammissibili, che erano stati presentati contro la sentenza emessa il 12 aprile 2017 dalla Corte d’Appello di Messina. La conferma, alla pena più alta, è stata per il già imprenditore Francesco Aliberti, 64 anni, condannato a 12 anni di reclusione, considerato il promotore di un nuovo gruppo di fiancheggiatori della mafia “Barcellonese” che assicurava il sostentamento ai detenuti arrestati. Le altre conferme di condanna hanno riguardato: Carmelo Giambò, 47 anni, condannato a 11 anni di reclusione e ad una multa di 4.500 euro; Carmelo Maio, 26 anni, condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione e 9.000 euro di multa; Sebastiano De Pasquale, residente a Rodì Milici, cugino di Maio, condannato soltanto per il riciclaggio di uno scooter alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione e 800 euro di multa; infine Salvatore Treccarichi, 55 anni, originario di Cesarò e residente a Rometta, a 2 anni di reclusione.

LA TRANCHE DEL LUGLIO 2017

Tre pene confermate e rideterminazione della condanna per altre cinque posizioni. Questo l’esito scaturito dalla sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria per una tranche dell’operazione “Gotha IV”, scattata nel luglio 2013, riguardante le nuove leve del clan mafioso dei “Barcellonesi”. Si è finiti a Reggio Calabria, invece che a Messina, dopo che la Corte di Cassazione, nel luglio 2017, aveva rinviato il procedimento, appunto ad altra Corte d’Appello che, per il distretto di Messina, diventa quello reggino. In appello, il 24 luglio 2018, furono confermate le condanne per Domenico Chiofalo, a 7 anni e 8 mesi di reclusione, Gianni Calderone a 4 anni e Maurizio Giacomo Sottile a 4 anni. I tre, tutti di Barcellona Pozzo di Gotto, sono stati accusati di estorsione con l’aggravante dell’associazione mafiosa. Modificando poi la stessa sentenza emessa in primo grado il 12 aprile 2016, sono state rideterminate le altre pene. Per Antonino Bagnato, a 4 anni di reclusione e 1.000 euro di multa (4 anni e 8 mesi in primo grado); aumento per il barcellonese Alessandro Crisafulli, condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione, dopo la condanna del primo grado a 8 anni e 8 mesi. Quindi Massimo Giardina, di Patti, condannato a 6 anni (7 anni e 4 mesi in primo grado); Carmelo Mazzù, di Oliveri, a 6 anni e 4 mesi di reclusione (10 anni in primo grado) mentre il milazzese Santo Alesci è stato condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione (7 anni e 8 mesi in primo grado), per l’attentato alla sede del Centro di distribuzione alimentare di proprietà dell’imprenditore Immacolato Bonina a Barcellona. Parti civili costituite Francesco Scilipoti, vigilantes della concessionaria di autoveicoli “Megauto” di Olivarella di San Filippo del Mela (sottoposto ad estorsione con il pagamento di 2.500 euro quale saldo parziale per l’acquisto di un fuoristrada), assistito dall’avvocato Ugo Colonna ed i Comuni di Barcellona Pozzo di Gotto (avvocato Rocco Bruzzese) e Mazzarrà Sant’Andrea (avvocato Cesare Santonocito).

CASSAZIONE LUGLIO 2017

Nel luglio del 2017 la Cassazione aveva disposto le condanne definitive per: Vito Vincenzo Gallo a 7 anni e 8 mesi; Salvatore Italiano a 6 anni e 7 mesi; Antonino Mazzeo a 8 anni e 8 mesi; Nunzio Fabio Mazzeo a 5 anni e 10 mesi; Lorenzo Mazzù a 10 anni; Aurelio Micale (oggi collaboratore di giustizia) a 6 anni e 8 mesi; Carmelo Perroni a 7 anni e 2 mesi; Francesco Pirri a 6 anni e 8 mesi; Gianfranco Pirri a 7 anni e 8 mesi; quindi Stefano Rottino, di Mazzarrà Sant’Andrea, 10 anni e 4 mesi; il barcellonese Antonino Scordino a 9 anni e 4 mesi; il milazzese Maurizio Giacomo Sottile a 4 anni; Giuseppe Antonino Treccarichi, originario di Cesarò, residente a Tripi, a 10 anni e 8 mesi. Confermate anche le condanne per i collaboratori di giustizia Salvatore Campisi, di Terme Vigliatore, a 13 anni e per Salvatore Artino, di Mazzarrà Sant’Andrea, a 5 anni e 4 mesi (entrambi avevano beneficiato dell’attenuante concessa per la collaborazione). E ancora: annullamento parziale per un solo reato di estorsione per Salvatore Bucolo, di Mazzarrà Sant’Andrea, condannato a 8 anni e 2 giorni.

I FATTI E LE ACCUSE

La “Gotha 4” scattò il 10 luglio 2013 quando i carabinieri del Ros sgominarono le nuove leve della criminalità organizzata barcellonese. Determinanti le rivelazioni del giovane pentito Salvatore Campisi che, tra l’altro, si autoaccusò dell’omicidio di Ignazio Artino, esponente di spicco del clan dei “Mazzarroti”, ucciso a Mazzarrà Sant’Andrea la sera del 12 aprile 2011. Il padre dei suddetti imputati, Salvatore (altro collaboratore di giustizia) e Alessandro, fu ucciso per dare un segnale forte sull’egemonia di Campisi nel territorio. Lo stesso pentito rivelò che, insieme a lui, quella sera agì il fedele gregario Salvatore Maio, inteso “Spillo”, in separata sede condannato dalla Cassazione a 28 anni, come conferma da appello. Sette mesi di indagini serrate, riscontri, interrogatori, nuovi sequestri per una delle più importanti inchieste di mafia, l’operazione “Gotha 4”, che portò in carcere vecchi “boss” ed emergenti ed affiliati di Cosa Nostra barcellonese. La mafia del Longano in pochi mesi aveva serrato le fila e si era ricostituita attorno a nuovi capi, imprenditori incensurati e del tutto sconosciuti alle forze dell’ordine, a volte facendo ricorso alle armi. E’ il caso di Francesco Aliberti, imprenditore di Barcellona nel settore dei serramenti e Giuseppe Treccarichi, allevatore originario di Cesarò e residente a Rometta. Erano loro, sino alla prima metà del 2013, i nuovi capi della cupola mafiosa secondo la Dda di Messina ed era Aliberti ad occuparsi della raccolta di fondi per le famiglie dei detenuti e di una cassa comune con i proventi delle estorsioni per sostenere l’associazione mafiosa. Un’organizzazione duramente provata dalla collaborazione dell’ex capo del clan dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano, Alfio Castro e Santo Gullo che avevano già consentito di arrestare i “padrini” storici della mafia di Barcellona. Poi il colpo definitivo con il pentimento di Salvatore Campisi. Quest’ultimo, figlio d’“arte” e soggetto emergente, consentì di fare luce sui due tentati omicidi ai danni di Carmelo Giambò e sull’omicidio di Ignazio Artino il quale era stato messo ai vertici dell’organizzazione mafiosa di Terme Vigliatore e Mazzarrà Sant’Andrea e si occupava dei proventi delle estorsioni e della gestione criminale della discarica di Mazzarrà. Ruolo ambito proprio da Campisi che, insieme a Carmelo Maio, attese Artino sotto casa e lo freddò con alcuni colpi di lupara, stando alle rivelazioni dello stesso Campisi (condannato a 13 anni definitivamente per questo fatto). La collaborazione del giovane ha consentito di fare luce anche su decine di estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti. Un ruolo lo ebbe anche Giovanni Perdichizzi, cassiere delle estorsioni del gruppo barcellonese di San Giovanni, diretto da Ottavio Imbesi. L’uomo fu ucciso il giorno di Capodanno 2013 a Barcellona all’interno di un bar perché ritenuto inaffidabile. Nel provvedimento confluirono anche i sequestri di beni eseguiti dalla Dda nell’ottobre 2013 nei confronti di Treccarichi, Aliberti e Mazzeo.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 16 marzo 2019, ore 11,15. 

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