Op. “Gotha/Pozzo 2”: Confermata la condanna a 7 anni per gli imprenditori Francesco Scirocco e Mario Aquilia

Gotha SCIROCCO Franco   GOTHA, aquilia_mario

La Corte d’Appello di Messina ha confermato la condanna a 7 anni di reclusione, emessa in primo grado il 27 marzo 2015 dal collegio giudicante del tribunale di Barcellona, nei confronti di FRANCESCO SCIROCCO (foto in alto a sx), imprenditore di Gioiosa Marea e MARIO AQUILIA (foto in alto a dx), costruttore di Barcellona, coinvolti nell’operazione “Gotha-Pozzo 2”, scattata il 24 giugno 2011 ed eseguita dai carabinieri del Ros di Messina. L’accusa nei loro confronti è di concorso esterno in associazione mafiosa mentre è stata confermata l’assoluzione per estorsione aggravata. Nel 2014 era stata confermata la confisca dei beni (30 milioni di euro) nei confronti di Scirocco…

La Corte d’Appello di Messina (presidente Alfredo Sicuro) ha confermato la condanna a 7 anni di reclusione, emessa in primo grado il 27 marzo 2015 dal collegio giudicante del tribunale di Barcellona, nei confronti di Francesco Scirocco, 50 anni, imprenditore di Gioiosa Marea e Mario Aquilia, 47 anni, costruttore di Barcellona Pozzo di Gotto, coinvolti nell’operazione “Gotha-Pozzo 2”, scattata il 24 giugno 2011 ed eseguita dai carabinieri del Ros di Messina. La Corte d’Appello di Messina ha confermato il verdetto per concorso esterno in associazione mafiosa ribadendo l’assoluzione dei due dall’accusa di estorsione aggravata.

Il procedimento era uno stralcio dell’operazione “Gotha/Pozzo 2” e i due imprenditori erano reclusi dal 24 giugno 2011, quando furono arrestati dai carabinieri del Ros, dapprima con una lunga detenzione in carcere, poi ai domiciliari. Hanno difeso gli avvocati Giuseppe Lo Presti e Nicola Verderico per Aquilia, Carmelo Occhiuto e Nino Favazzo per Scirocco. I due erano tra coloro che gestivano le imprese del cartello del clan mafioso dei “Barcellonesi”. Veniva loro contestata una estorsione aggravata dalle modalità mafiose nei confronti dei titolari di una impresa che denunciarono le vessazioni subite in subappalti per i lavori di metanizzazione eseguiti nell’hinterland di Barcellona. A parlare di Mario Aquilia e Francesco Scirocco, che sarebbero riconducibili all’impresa “Isma srl” con sede a Barcellona intestata ad un prestanome e degli altri imprenditori che, secondo l’accusa, comporrebbero il cartello delle ditte cointeressate alla criminalità organizzata del Longano, sono stati alcuni collaboratori di giustizia, in particolare l’ex capo del clan dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano, l’acese Alfio Giuseppe Castro ed il brolese Santo Lenzo, che hanno altresì riferito di forti interessi del sodalizio barcellonese nel settore degli appalti pubblici. Tale aspetto dell’attività del clan, stando alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia, sarebbe stato curato principalmente da Salvatore Di Salvo, detto “Sem”, che si sarebbe avvalso di imprenditori organici al gruppo quali, per l’appunto, Mario Aquilia e Francesco Scirocco. Nello specifico, Carmelo Bisognano ha indicato in Salvatore “Sem” Di Salvo il soggetto che, per conto del sodalizio mafioso, gestiva le gare truccate, specificando le ditte cui si appoggiava per l’aggiudicazione, assieme ad altri imprenditori a lui vicini, quali Mario Aquilia e Francesco Scirocco e altri ancora.

La Corte d’Appello di Messina, nel giugno 2014, ha confermato la confisca dei beni dell’imprenditore di Gioiosa Marea Francesco Scirocco per circa 30 milioni di euro disposta nel dicembre 2011 dalla Prima sezione penale del tribunale di Messina che aveva accolto la proposta della Direzione distrettuale antimafia e della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Messina. I giudici di secondo grado restituirono solo il consorzio “Sviluppo, Territorio ed Ambiente”, risultato estraneo al patrimonio di Scirocco, con esclusione di una Audi 8 che sebbene intestata al Consorzio era normalmente utilizzata dall’imprenditore di Gioiosa Marea. Complessivamente, la confisca riguardava le quote sociali di dodici società, due appartamenti, alcune autovetture di grossa cilindrata, polizze assicurative e disponibilità bancarie. In precedenza erano state invece già dissequestrate una Ferrari 430, poiché gli inquirenti avevano accertato che non era più di proprietà di Scirocco e due società intestate a terzi.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 21 gennaio 2017, ore 11,58.

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