Op. “Linea d’addio 2”. Furti e violenze nelle abitazioni. Arrestati in otto dalla polizia di Patti

Chiuso il cerchio per i componenti della banda di rapinatori responsabili di incursioni criminali in ville del messinese e del palermitano. Scoperta dalla polizia una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a rapine e furti. Otto le persone arrestate nell’ambito dell’operazione “LINEA D’ADDIO 2” scattata all’alba ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Patti, sotto il coordinamento del sostituto procuratore di Patti GIORGIA ORLANDO. Hanno collaborato la polizia del Commissariato di Termini Imerese e del posto fisso di Tortorici. Foto in alto gli otto arrestati con i nomi, sono tutti residenti a Termini Imerese e Campofelice di Roccella e, con due rumeni, c’è anche un uomo di Tortorici: FRANCO GALATI RANDO, unico finito ai domiciliari (gli altri sono tutti in carcere). In basso alcune immagini dove prevale la figura del presunto capo della banda, il termitano GIANLUCA TERRANA…

Sono stati definitivamente incastrati dalla polizia i componenti della pericolosa banda, protagonisti di violente incursioni criminali in abitazioni del messinese e del palermitano tra l’ottobre e dicembre scorsi. All’odierno risultato si arriva a seguito di un minuzioso ed intenso lavoro investigativo svolto dai poliziotti del Commissariato di Patti, al comando del dirigente Giusy Interdonato (sul precedente lavoro del già dirigente Carmelo Alba, oggi vice capo della Squadra Mobile di Messina) coordinato dalla Procura della Repubblica di Patti che ha portato a chiudere il cerchio, con l’operazione “Linea d’addio 2” e a smascherare le gravi responsabilità in capo ad una banda di malviventi che, privi di alcun scrupolo e con violente scorribande, si ingegnavano al fine di mettere a segno tutta una serie di colpi presso abitazioni private, per lo più ville isolate, del messinese e palermitano, spesso incutendo terrore alle loro vittime.

All’alba i poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Patti, coadiuvati dai colleghi del Commissariato di Termini Imerese e del posto fisso di polizia di Tortorici, hanno dato esecuzione all’ordinanza di misure cautelari emessa dal Gip del tribunale di Patti Andrea La Spada, su richiesta del sostituto procuratore Giorgia Orlando, con la quale risultano chiare le responsabilità di otto individui.

Sette sono gli esponenti della banda ad essere stati raggiunti da misura cautelare in carcere, si tratta di:

TERRANA Gianluca, classe 1986, di Termini Imerese (ritenuto il capo della banda);

INCARDONA Angelo, classe 1976, di Campofelice di Roccella;

AUGETTO Giuseppe, classe 1987, di Termini Imerese;

LAMIA Francesco, classe 1988, di Termini Imerese;

LA BUA Antonino, classe 1989, di Termini Imerese;

AIOANI Robert Costantin, nato in Romania nel 1995;

HATOS Iulian Georgian, nato in Romania nel 1994.

Destinatario di misura cautelare degli arresti domiciliari è:

GALATI RANDO Franco, classe 1969, residente a Tortorici.

Foto in alto: il presunto capo della banda, Gianluca Terrana, durante un bisogno fisiologico si riprende con in mano una banconota da 500 euro, provente di furto

A seguito di una prima fase di indagine, scattata dopo la violenta rapina ai danni dei coniugi anziani di Ucria, sorpresi in piena notte nel sonno, nell’ottobre 2016, nella loro abitazione dai malviventi, che incappucciati e armati di coltello e mannaia, li derubavano con violenza di tutto ciò che di valore i due possedevano in casa e addosso, tenendoli, altresì, sotto sequestro, mentre i malviventi raggiungevano e razziavano una seconda abitazione sita a Capo d’Orlando, i poliziotti riuscivano nello scorso mese di gennaio, a bloccare i pericolosi criminali, individuando a loro carico tutta una serie di responsabilità non solo per la predetta rapina ma anche per la commissione di altri furti in abitazione, messi a segno a Termini Imerese e a Sant’Agata Militello. In quella occasione scattò l’operazione “Linea d’addio 1”. Da allora, grazie al prosieguo di un poderoso lavoro investigativo, incessantemente condotto dai poliziotti, è stato possibile individuare e rivelare una pluralità di soggetti, risultati assiduamente impegnati in una frenetica attività di procacciamento di illeciti profitti, nonché a delineare i contorni di un sodalizio criminoso ben costituito ed organizzato, oggi ritenuto responsabile non solo dei fatti già accertati nella prima fase di indagine ma di tutta una serie di nuovi fatti, commessi anche attraverso violenza diretta alle vittime.

Foto in alto: svariate banconote da 50, 100 e 200 euro sequestrate dalla polizia alla banda durante le due operazioni

L’attività investigativa, sviluppata attraverso capillari operazioni di intercettazione telefoniche e di una attenta disamina dei tabulati telefonici, ulteriormente corroborate da preziosissimi elementi acquisiti, soprattutto in questa seconda fase, dall’analisi dei supporti telefonici sequestrati ai soggetti colpiti dalla prima ordinanza di misure cautelari (foto, messaggi vocali e conversazioni istantanee del tipo chat dell’applicativo whatsapp), ha consentito di cristallizzare in capo ai malviventi una vera e propria associazione per delinquere dedita alla commissione di reati contro il patrimonio e la persona, facendo emergere la sussistenza di saldi legami tra gli associati, rafforzati da un stretta condivisione di interessi, da una assidua frequentazione personale, nonché da prassi operative condivise e reiterate. Una organizzazione che passa attraverso un collaudato modus operandi che parte dalla condivisione informativa dei luoghi e delle abitazioni da colpire, passando poi dai relativi sopralluoghi fino al raggiungimento degli illeciti emergendo, così, il sistematico ricorso a veri e propri “copioni”, messi in atto mediante il sapiente coordinamento dell’operato di più persone dislocate in posti diversi con specifica ripartizione di ruoli. Infatti, nell’articolazione emergente all’interno del sodalizio criminoso, sono isolabili posizioni marcatamente distinte e precise.

Foto in alto: le immagini della polizia riprendono le fasi di una rapina, pistola in mano agisce uno degli arrestati

Tra loro spicca, certamente, la figura di TERRANA Gianluca, a cui è attribuibile un ruolo carismatico. Dotato di una evidente carica propulsiva rispetto alle attività illecite del sodalizio, è il promotore ed organizzatore delle attività illecite imputabili alla banda. Svolge una funzione di minuziosa pianificazione e preparazione dei colpi da eseguire, sia tenendo i contatti a monte con i “basisti” INCARDONA E GALATI RANDO dai quali acquisisce le informazioni necessarie all’individuazione degli obiettivi e alla esecuzione degli illeciti, sia procedendo ad accurati sopralluoghi preventivi sui luoghi prescelti, studiandone i relativi percorsi. Funge da raccordo delle attività dei sodali e, generalmente, rimane all’esterno delle abitazioni delle vittime a coordinare le materiali condotte dei complici durante gli assalti criminali, rivolgendo loro precisi ordinativi che vengono dagli stessi eseguiti, recuperando gli uomini alla fine o nel momento della fuga. Accompagna sui luoghi gli associati, dallo stesso ritenuti abili e affidabili per operare nelle incursioni nelle case prescelte, decidendo addirittura l’abbigliamento da indossare. Dispone, organizza e dirige attraverso un collaudato linguaggio metaforico, denominando le azioni criminali come “campionato di calcetto”, ovvero definendo le stesse, soprattutto nella loro fase operativa, come “operazioni” mutuando chiaramente la terminologia dal gergo militare. La sua personalità spregiudicata e caratura criminale è facilmente intuibile laddove lo stesso, come estrapolato dall’analisi del proprio apparecchio telefonico, si ritrae fotografandosi, mentre ostenta un notevole quantitativo di banconote di grosso taglio, provento di una delle tante incursioni, sintomatico della sua spavalderia. LA BUA Antonino, LAMIA Francesco e AUGETTO Giuseppe sono collaboratori perfettamente a conoscenza delle attività del sodalizio, cui partecipano di volta in volta fattivamente, conseguendone parte dei proventi. Rappresentano i fedeli collaboratori di TERRANA, quasi sempre presenti fisicamente nell’esecuzione dei colpi; mettono a disposizione i propri veicoli per gli spostamenti, per i sopralluoghi e per l’esecuzione dei delitti.

Foto in alto: ancora Gianluca Terrana mostra il frutto di alcuni furti

INCARDONA Angelo è soggetto di vertice che, alla stregua di conoscenze imputabili ad attività personale o discendenti da qualificate relazioni con ulteriori fonti, dispone di un preciso patrimonio informativo connesso a selezionati obiettivi per le azioni criminali del gruppo e le mette a disposizione di esso dietro corrispettivo, interloquendo tendenzialmente con TERRANA. Partecipa personalmente a taluni colpi e, comunque, interviene direttamente al bisogno per assicurare la fuga dei sodali. Altra figura di “basista” può certamente individuarsi in GALATI RANDO Franco, fonte di cui ci si avvale per la selezione di obiettivi per attività criminali da compiere nel messinese e segnatamente nel territorio nebroideo.

Infine, i rumeni AIOANI Robert Costantin e HATOS Iulian Georgian costituiscono manifestamente la pericolosa manovalanza delle cui attitudini ed abilità fisiche il sodalizio si avvale, disponendone secondo le esigenze, governandone i movimenti, conducendoli sui luoghi del delitto e recuperandoli a conclusioni delle operazioni criminali o in caso di fuga. L’intensa attività di indagine ulteriormente svolta ha permesso di evidenziare la pericolosità del gruppo e di individuarne le responsabilità dei sodali in relazione ad una serie infinita di scorribande, oltre quelle già evidenziate. Tra questi, tre furti in abitazione perpetrati nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre scorsi a Lascari ed altro nella notte del 14 dicembre a Campofelice di Roccella, ove emergono chiare le modalità sistematiche di intervento del gruppo criminale, che opera con metodi ben definiti e tempistiche ravvicinate. L’organizzazione della banda e la sua pericolosità emergono ampiamente nella violenta tentata rapina in abitazione a Termini Imerese la sera del 10 dicembre, laddove i malviventi, questa volta armati di pistole e tutti travisati, con scuri passamontagna, sciarpe e guanti facevano irruzione all’interno di una abitazione sita in zona di campagna, intimando, sotto la minaccia delle armi, alle tre donne anziane presenti di entrare nella stanza accanto. La riluttanza opposta da una delle donne, colpita da malore, scatenava la aggressività dei criminali, che iniziavano a schiaffeggiare le malcapitate, scaraventandole per terra. La brutale azione criminosa veniva interrotta ed i tre erano costretti a darsi a precipitosa fuga nelle campagne circostanti, grazie alle grida lanciate dalle donne, che attiravano l’attenzione di parenti, vicini di abitazione, che intervenivano in soccorso, ritrovandosi anche essi coinvolti nell’aggressione e ricevendo dai malviventi violente percosse. In questa occasione, un ulteriore elemento di carica criminosa è rappresentato dal nuovo e più evoluto modus operandi della banda, che, per la prima volta, dall’inizio dell’osservazione del sodalizio, ha fatto ricorso all’utilizzo di armi.

           Giuseppe Lazzaro

Edited by, martedì 20 giugno 2017, ore 15,41.

 

 

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