Op. “Majari”: Ai domiciliari la Parisi, all’obbligo di dimora Paterniti. Mutamenti per i capi del sodalizio

   

Dal carcere ai domiciliari ELVIRA PARISI (foto in alto a sx), di Santo Stefano di Camastra, dai domiciliari all’obbligo di dimora GINO PATERNITI (foto in alto a dx), di Tortorici. Si tratta dei due presunti capi del sodalizio criminale smantellato con l’operazione “MAJARI” scattata lo scorso 12 maggio ed eseguita dalla polizia. Le decisioni, su richiesta dell’avvocato ALESSANDRO PRUITI CIARELLO, disposte dal giudice del tribunale di Patti EUGENIO ALIQUO’…

Ancora decisioni del giudice del tribunale di Patti Eugenio Aliquò nell’ambito dell’operazione “Majari” scattata lo scorso 12 maggio ed eseguita dalla polizia. Accogliendo la richiesta avanzata dal legale di fiducia, avvocato Alessandro Pruiti Ciarello, il giudice ha concesso gli arresti domiciliari ad Elvira Parisi, di Santo Stefano di Camastra, dopo due mesi e mezzo di detenzione in carcere e ha disposto l’obbligo di dimora per Gino Paterniti, di Tortorici, inizialmente in carcere e poi ai domiciliari. Sia la Parisi che il Paterniti sono ritenuti a capo del sodalizio criminale smantellato nell’operazione.

LE PRECEDENTI DECISIONI

Il giudice del tribunale di Patti Eugenio Aliquò, accogliendo l’istanza formulata dai legali di fiducia, avvocati Tonino Ricciardo e Alessandro Pruiti Ciarello, aveva sostituito la misura degli arresti domiciliari con quella dell’obbligo di dimora a Santo Stefano di Camastra, nei confronti di Gaetano Capra, ritenendo cessate le esigenze di custodia cautelare. Lo stesso giudice, per uguali motivazioni, aveva concesso gli arresti domiciliari a Lidia Messina, di Santo Stefano di Camastra, che si trovava in carcere da due mesi. L’indagata è difesa dagli avvocati Antonio Amata e Gianfranco Spanò. Pochi giorni fa il giudice Aliquò, accogliendo la richiesta dell’avvocato Tonino Ricciardo e del co-difensore, avvocato Bonaventura Candido, ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con quella dell’obbligo di dimora nel Comune di Santo Stefano di Camastra, ritendo attenuate le esigenze cautelari, nei confronti di Francesco Ranno. E sempre per l’attenuamento delle esigenze cautelari, lo stesso giudice Aliquò aveva rimesso in libertà Teresa Prinzi, di Santo Stefano di Camastra, difesa dall’avvocato Alessandro Pruiti Ciarello.

L’OPERAZIONE

Il cartellone dell’operazione

A capo del sodalizio criminale vi erano PARISI Elvira, di Santo Stefano di Camastra e PATERNITI Gino, di Tortorici, detto “il conte”, promotori ed organizzatori della compagine associativa, i “perni” del sodalizio, fantomatici operatori dell’occulto, in continuo contatto tra loro, i quali si consigliavano sulle migliori “strategie” da adottare per “gestire” i clienti, che sovente si scambiavano, ripartendosi in percentuale i guadagni così illecitamente ottenuti.

NEGRU RODICA Doina, rumena e domiciliata a Capo d’Orlando, svolgeva un ruolo di collegamento tra i due indagati principali, PARISI Elvira e PATERNITI Gino, forniva assistenza nell’attività esoterica, interpretava il ruolo della fantomatica “Alessia” (donna dall’accento straniero) per la circonvenzione delle vittime, metteva a disposizione la propria carta Postepay per riceverne i pagamenti.

La stefanese MESSINA LIDIA, molto vicina a PARISI Elvira, le forniva costante assistenza, dandole suggerimenti e consigli, individuando, procacciando e gestendo numerose vittime, interpretando in alcuni casi il ruolo della fantomatica “Ester”.

PRINZI Teresa, anch’essa di Santo Stefano di Camastra, detta “Titti”, nipote di PARISI Elvira, forniva assistenza alla propria zia nella circonvenzione di diverse vittime.

LOMBARDO FACCIALE Rosario, originario di Tortorici, residente a Rocca di Caprileone, detto “Carlo”, dapprima assumeva il ruolo di vittima e, successivamente, di consociato, in quanto divenuto stretto collaboratore di PARISI Elvira, fornendole consulenza ed assistenza, procacciandole nuovi clienti, interpretando anche il ruolo di intermediario tra la stessa PARISI Elvira ed alcune delle vittime.

CAPRA GAETANO, detto “Tanino”, di Santo Stefano di Camastra, dapprima anch’egli “vittima”, è poi divenuto il compagno di PARISI Elvira e le ha fornito assistenza nella circonvenzione di altri soggetti, occupandosi di ritirare il denaro contante e, anch’egli, era intestatario di una delle carte prepagate su cui avvenivano le ricariche. Le vittime, per procurarsi la liquidità necessaria a soddisfare le incessanti richieste degli indagati, non solo attingevano a tutti i loro risparmi, vendendo gioielli, attrezzature di lavoro (in un caso, addirittura, un intero allevamento di bestiame) e persino immobili di proprietà (le stesse case di abitazione) ma erano costrette anche a contrarre gravosi debiti con amici e parenti (ai quali tacevano il reale motivo del prestito), fino a contrarre debiti a tassi usurari che non riuscivano poi ad onorare. Per ogni consulenza/rito i malcapitati clienti versavano una “parcella” di qualche centinaio di euro, fino ad arrivare a corrispondere, nel corso del tempo, in totale, cifre anche superiori ai 10.000 euro. Nei casi più gravi, due vittime hanno consegnato, rispettivamente, oltre 1 milione di euro uno e 70.000 euro un altro. In alcune conversazioni erano gli stessi indagati a suggerire alle vittime come procurarsi ancora ulteriore denaro, per esempio chiedendo prestiti ai familiari o vendendo gioielli al compro-oro.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, lunedì 3 agosto 2020, ore 9,17. 

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