Op. “Montagna”: La Cassazione mette il punto finale. Eseguiti 7 arresti

La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al maxi-procedimento scaturito dall’operazione “MONTAGNA”, scattata il 22 marzo 2007 in una vasta area dei Nebrodi, da Tortorici a Mistretta sino a Capizzi, coordinata dalla Dda di Messina ed eseguita dai carabinieri del Ros. Eseguiti 7 arresti. Tutti i dettagli…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud (edizione di sabato 19 gennaio 2019)

La Corte di Cassazione (foto in alto la sede a Roma) ha messo la parola fine al maxi-procedimento scaturito dall’operazione “Montagna”, scattata il 22 marzo 2007 in una vasta area dei Nebrodi, da Tortorici a Mistretta sino a Capizzi, coordinata dalla Dda di Messina ed eseguita dai carabinieri del Ros. La sentenza di secondo grado era stata emessa dalla Corte d’Appello di Messina nel 2016 mentre 16 imputati, indagati preliminarmente, erano stati assolti in primo grado dal tribunale di Patti il 30 giugno 2012. L’operazione vide inizialmente coinvolte 38 persone. Al centro dell’inchiesta, una delle più importanti delle vicende legate alla criminalità organizzata nebroidea, gli interessi delle consorterie mafiose di Capizzi e Mistretta, del clan dei Batanesi di Tortorici e di esponenti criminali dell’area catanese, nonché i collegamenti tenuti con Cosa Nostra per la gestione degli appalti pubblici nella fascia tirrenica e nell’area nebroidea. Ed ancora l’ascesa dei nuovi “boss” ai vertici delle associazioni criminali dopo che, il 29 novembre 2003, l’operazione “Icaro” aveva provocato un azzeramento dei clan nebroidei (44 arresti in quella occasione), dando così inizio a nuovi assetti mafiosi. Agli atti anche i collegamenti tra le organizzazioni criminali a cavallo tra le province di Messina, Catania ed Enna. Le indagini consentirono di accertare che alcuni imprenditori si aggiudicavano l’esecuzione dei lavori grazie alla presentazione di una serie di offerte concordate e necessarie per predeterminare la media del ribasso di gara. Oltre a ciò venivano messi in atto una serie di atti intimidatori alle aziende concorrenti per costringerle ad adoperare, negli appalti non aggiudicati al “cartello”, mezzi e materiali delle società ritenute “amiche”. La decisione finale della Cassazione ha portato all’esecuzione di sette arresti disposti dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Messina ed eseguiti ieri dai carabinieri delle Compagnie di Mistretta, Santo Stefano di Camastra e Sant’Agata Militello e delle Stazioni di Tortorici, Capizzi e San Fratello. Sono stati raggiunti dai provvedimenti restrittivi: Giuseppe Antonino Calandra, 72 anni, di Capizzi, ritenuto all’epoca il capo della famiglia mafiosa di Mistretta, che deve espiare un residuo di pena di 3 anni con applicazione della libertà vigilata per 2 anni; Bartolomeo Testa Camillo, 51 anni, di Capizzi, residente a Cerami, condannato a 12 anni con 2 anni di libertà vigilata; Antonino Fazio, 48 anni, di Capizzi, deve espiare un residuo di pena di 2 anni e 6 mesi con 2 anni di libertà vigilata; Giacomo Mancuso Catarinella, 53 anni, di Capizzi, deve espiare un residuo di pena di 2 anni con applicazione di 2 anni di libertà vigilata; Francesco Antonino Fazio, 35 anni, di Capizzi, deve espiare un residuo di pena di 2 anni con applicazione della libertà vigilata per 2 anni; Salvatore Costanzo Zammataro, 35 anni, di Tortorici, condannato a 12 anni e 7 mesi, con applicazione della libertà vigilata per 3 anni; Antonino Calabrese, 66 anni, di San Fratello, deve espiare un residuo di pena di 2 anni e 6 mesi con applicazione della libertà vigilata per 1 anno e 6 mesi. Confermato il riconoscimento delle liquidazioni in favore delle associazioni antiracket costituite parte civile: la Fai (Federazione antiracket italiana), l’Acio di Capo d’Orlando e l’Acis di Sant’Agata Militello.  

Edited by, sabato 19 gennaio 2019, ore 13,30. 

 

 

 

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