Op. “Nebrodi”: Altre due scarcerazioni, sono 7 in totale

Salgono a 7 le scarcerazioni disposte per altrettanti imputati coinvolti nell’operazione “Nebrodi” scattata il 15 gennaio 2020 e rinviati a giudizio con il processo che, il 2 marzo, inizierà a Messina ma davanti al collegio giudicante del Tribunale di Patti. Ordinanza annullata per GINO CALCO’ LABRUZZO che torna libero dopo un anno di detenzione in carcere mentre ottiene gli arresti domiciliari FRANCESCO PROTOPAPA, di Castell’Umberto, difeso dall’avvocato ALESSANDRO PRUITI CIARELLO…

Altre due scarcerazioni sono state disposte nell’ambito dell’operazione “Nebrodi”, scattata il 15 gennaio 2020 ed il cui processo, con il rito ordinario, si aprirà il 2 marzo prossimo a Messina ma davanti al collegio giudicante del Tribunale di Patti. La Corte di Cassazione, in accoglimento del ricorso presentato dall’avvocato Luca Cianferoni, ha annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Gino Calcò Labruzzo, originario di Cesarò ma residente a Montalbano Elicona, tornato completamente libero dopo essere stato ristretto, per poco più di un anno, nel carcere di Frosinone. Il ricorso della Suprema Corte faceva riferimento alla precedente decisione, avverso la sua scarcerazione, del Tribunale del Riesame di Messina.

E ancora, ottiene gli arresti domiciliari Francesco Protopapa, di Castell’Umberto. Il giudice del tribunale di Messina Simona Finocchiaro ha accolto l’istanza presentata dal legale di fiducia, avvocato Alessandro Pruiti Ciarello. Il Protopapa, rinviato a giudizio come il suddetto Calcò Labbruzzo, è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.  

A inizio gennaio è stata disposta dal Tribunale della Libertà di Messina (presidente Maria Giuseppina Scolaro, giudici Maria Vermiglio e Domenico Armoleo), dopo il precedente annullamento con rinvio da parte della Cassazione, la scarcerazione di Giuseppe Costanzo Zammataro, di Biancavilla con origini di Tortorici, accusato di associazione mafiosa e ritenuto vicino al clan dei Batanesi. L’uomo – rinviato a giudizio – è difeso dagli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello e Michele Pansera. Il 30 dicembre 2020 un’altra sessione del Tribunale del Riesame di Messina (presidente Massimiliano Micali, giudici Alessia Smedile e Giuseppe Miraglia) ha disposto la scarcerazione di Davide Faranda, 37 anni, Sebastiano Craxi, 43, Gaetano Faranda, 50 anni – tutti e tre erano detenuti in carcere e Katia Crascì, 41 anni, che si trovava agli arresti domiciliari. I quattro, tutti di Tortorici, sono imputati nell’ambito dell’operazione “Nebrodi” e sono stati rinviati a giudizio per il processo che inizierà il 2 marzo 2021 per un totale di 97 imputati. Il TdR ha formulato questa decisione dopo la sentenza di annullamento con rinvio emessa nel novembre scorso dalla Corte di Cassazione, accogliendo le richieste che sono state avanzate dai difensori degli indagati, gli avvocati Alessandro Pruiti Ciarello, Alvaro Riolo e Giuliano Dominici. La Suprema Corte aveva rinviato gli atti, sostenendo di dover rivalutare nel merito le accuse ma solo per alcuni capi di imputazione. Nel corso del riesame il pm ha prodotto anche i verbali di dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, Carmelo Barbagiovanni, Giuseppe Marino Gammazza e Salvatore Costanzo Zammataro. Ieri il Tribunale della Libertà, con proprio provvedimento, ha pertanto annullato l’ordinanza cautelare emessa dal Gip del tribunale di Messina il 9 dicembre 2019 e poi sfociata nel blitz scattata il 15 gennaio 2020 e, da qui, l’immediata scarcerazione dei quattro. Le contestazioni si innestano nell’ambito di una vasta e complessa operazione di polizia con la quale è stata delineata l’esistenza di due sodalizi mafiosi operativi nell’area tirrenica della provincia di Messina, quelle dei clan dei Bontempo Scavo e dei Batanesi, dediti alla commissione di truffe ai danni dell’Agea per un totale di 490 capi di imputazione.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, lunedì 25 gennaio 2021, ore 9,21. 

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