Op. “Nebrodi”: Interdittiva antimafia al ristorante “La Quercia” di Brolo

Il Prefetto di Messina MARIA CARMELA LIBRIZZI, nell’ambito dell’operazione “Nebrodi”, ha firmato una interdittiva antimafia nei confronti del ristorante e sala ricevimenti “La Quercia”, posto tra Brolo e Gliaca di Piraino il cui gestore, GIUSEPPE CONDIPODERO MARCHETTA (foto in alto), già condannato per le operazioni “Romanza-Icaro”, è stato arrestato lo scorso 15 gennaio per associazione mafiosa. La ricostruzione di quanto avvenne a “La Quercia” nella seconda metà degli anni ’90. Il locale, per adesso, è chiuso…

Pericolo concreto e costante di infiltrazioni mafiose. E, soprattutto, un chiaro coinvolgimento, nelle recenti dinamiche dei clan, del suo “gestore di fatto”, Giuseppe Condipodero Marchetta, una vecchia conoscenza, arrestato nella maxi-operazione antimafia “Nebrodi” dello scorso 15 gennaio con l’accusa di associazione mafiosa. Sono sostanzialmente questi – ricostruisce la Gazzetta del Sud in edicola oggi in un pezzo a firma del giornalista Nuccio Anselmo – i motivi per i quali il Prefetto di Messina Maria Carmela Librizzi, dopo una lunga e articolata istruttoria dei suoi funzionari, ha adottato un provvedimento di “interdittiva antimafia” nei confronti del ristorante “La Quercia” di Brolo che, di fatto, chiude per adesso la propria attività. Il provvedimento prefettizio, coperto dal massimo riserbo, è già stato trasmesso anche al sindaco di Brolo Giuseppe Laccoto per la sua esecuzione e a tutti gli altri organi istituzionali previsti dalla normativa in materia, tra cui la Camera di Commercio di Messina.

IL RUOLO DEI CLAN NE “LA QUERCIA”

“La Quercia” (foto in alto l’ingresso) è posto tra Brolo e la frazione Gliaca del comune di Piraino ed è un ristorante e sala ricevimenti attivo dagli anni ‘70. “La “Quercia” – scrive il Gip di Messina Salvatore Mastroeni nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Nebrodi” -, per la mafia di Tortorici è la “sala del consiglio di amministrazione” della grande società imprenditoriale e di capitali ma la comparativa modestia dei soggetti e del luogo non deve fuorviare, i profitti su cui gli indagati lavorano saranno degni di altra sede e grattacieli, perché si arriva ai milioni di euro, ai finanziamenti europei, in qualche modo a Bruxelles». E poi ancora:”Quel ristorante era divenuto una base operativa e logistica per i tortoriciani, all’epoca facenti capo a Cesare Bontempo Scavo. In quel posto si chiedeva clemenza e venivano emesse sentenze spietate di morte dai fratelli Cesare e Vincenzo Bontempo Scavo, come da sentenze in giudicato in atti”. Il giudice fa riferimento agli atti delle operazioni antimafia “Romanza” (scattata con 31 arresti il 31 marzo 2000) e “Icaro” (eseguita il 29 novembre 2003 con 44 arresti), poi confluite in un unico processo terminato con dure sentenze di condanna definitive. Infatti, a “La Quercia”, già allora si tenevano summit mafiosi quando a Brolo, come risulta dagli atti delle due suddette operazioni, si trovava in latitanza, si era tra il 1997 ed il 1998, Cesare Bontempo Scavo, al tempo guida dell’omonimo clan insieme al fratello Vincenzo: oggi, entrambi, sono ristretti al “41 bis” (carcere duro) con sentenza definitiva di condanna all’ergastolo. Il personaggio centrale de “La Quercia” è stato il gestore Giuseppe Condipodero Marchetta, detto Pippo, di Brolo, difeso dall’avvocato Salvatore Cipriano, già condannato per la “Romanza-Icaro”, sottoposto a sequestro di beni nel gennaio 2006, che era tornato in libertà da tempo prima di essere nuovamente arrestato lo scorso 15 gennaio. Vicino ai Bontempo Scavo, l’imprenditore garantiva ospitalità anche ai Batanesi. “Un cambio di schieramento solo apparente – scrive il Gip Mastroeni -, in realtà i Batanesi sono il volto vivo, o almeno più efficace sul territorio, della mafia tortoriciana, in continuità e non già in discontinuità, pur se le strade non sempre sono state identiche, con la mafia dei Bontempo Scavo». Sono diversi gli incontri registrati, filmati e sottoposti a osservazione nel ristorante gestito da Condipodero Marchetta, in assidui rapporti con Salvatore Bontempo, classe 1972 e tra gli arrestati della “Nebrodi”. Quello ritenuto più rilevante si tenne l’1 luglio 2016. Particolarmente indicativa, per il giudice, «l’organizzazione di un appuntamento con una particolare cautela nelle conversazioni». A quella cena, infatti, partecipò Giovanni Pruiti, di Cesarò, ma nell’organizzare l’incontro era necessario che la sua presenza non venisse svelata. Così divenne centrale la figura di Giuseppe Calà Campana, uomo di fiducia di Pruiti e, di fatto, intermediario tra Salvatore Bontempo e lo stesso Pruiti. E, per l’occasione, gli ospiti mangiarono a base di ostrische, frutti di mare, aragoste, astice e spigola, come riporta il Gip nell’ordinanza. Al tavolo erano seduti: Condipodero Marchetta, Pruiti, Calà Campana, Salvatore e Sebastiano Bontempo, Salvatore Costanzo Zammataro e Andrea Caputo. “Una cena – scrive il giudice – per consentire a Sebastiano “biondino” Bontempo ed al cognato Giovanni Pruiti di interloquire riservatamente”. E sono proprio «l’eccesso di cautele, le conversazioni appartate, i nomi non detti a tradire gli associati» e il reale scopo della cena. Tant’è che nei giorni successivi il locale viene sottoposto ad una «attività capillare di bonifica», per portare allo scoperto microspie e telecamere. Ad occuparsene, come testimoniato da immagini registrate dai carabinieri del Ros, Andrea Caputo, un esperto del settore e presente a quella cena, immortalato mentre insieme a Condipodero Marchetta e, successivamente, a Salvatore Bontempo, smonta impianti per intercettazioni ambientali e va in cerca di telecamere dentro e fuori il ristorante. «Il dato è grave – rileva il Gip – ed evidenzia una associazione che si guarda e cerca di evitare le indagini».

             Giuseppe Lazzaro

Edited by, venerdì 13 febbraio 2020, ore 13,46.   

(Visited 11.196 times, 29 visits today)