Op. “Nemesi”: Fatta luce su 4 omicidi, scattati quattro arresti

Le rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia sono sfociate nell’operazione “NEMESI”, scattata all’alba ed eseguita dai carabinieri del R.O.S. sotto il coordinamento della DDA di Messina. Fatta luce su quattro omicidi, commessi tra Barcellona e Milazzo, tra il 1997 e il 2001, in particolare su quello di MIMMO TRAMONTANA, esponente di spicco del sodalizio criminale del Longano, ucciso a Calderà di Barcellona la notte fra il 4 e il 5 giugno 2001 (foto in alto il luogo dell’agguato e l’auto del Tramontana). Eseguiti quattro arresti fra presunti mandanti e killer…

All’alba di oggi i carabinieri del R.O.S. hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del tribunale di Messina su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di quattro persone, gravemente indiziate di concorso in omicidio, aggravato dal cosiddetto metodo mafioso. L’operazione si chiama “Nemesi”. Le indagini si sono giovate del contributo di diversi collaboratori di giustizia e, attraverso mirate attività di riscontro condotte dai militari del Raggruppamento Operativo Speciale, hanno consentito di ricostruire compiutamente autori e movente di quattro omicidi commessi a Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo in un periodo compreso tra il 1997 e il 2001. Due di questi omicidi erano già stati trattati in precedenti procedimenti ma le odierne investigazioni hanno permesso di contestarli ad ulteriori indiziati. In particolare:

Salvatore Micale

L’omicidio di CATALFAMO Giovanni, commesso a Barcellona il 29 settembre 1998, che viene contestato a MICALE Salvatore, in concorso con altri soggetti già giudicati per lo stesso fatto. CATALFAMO venne ucciso a colpi d’arma da fuoco da killer, giunti a bordo di una moto rubata, mentre tentava di sottrarsi all’azione di fuoco rifugiandosi all’interno del complesso residenziale in cui abitava. Il movente dell’omicidio sarebbe da ricercarsi nell’intenzione da parte dell’organizzazione mafiosa di inviare un avvertimento inequivocabile a chi esercitava l’attività di usura, cosa di cui sarebbe stato sospettato il CATALFAMO. MICALE avrebbe avuto il compito di segnalare agli esecutori materiali il passaggio della vittima per dare il via all’azione delittuosa.

Giovanni Rao

L’omicidio di TRAMONTANA Domenico, detto Mimmo, commesso la notte fra il 4 e il 5 giugno 2001 in località Calderà a Barcellona Pozzo di Gotto. Il delitto è già stato oggetto del procedimento “GOTHA 6” ma in quella sede il giudice aveva rigettato la richiesta di misura cautelare nei confronti di RAO Giovanni, esponente di vertice del sodalizio mafioso barcellonese, al quale l’omicidio viene adesso contestato, in qualità di mandante, alla luce delle dichiarazioni dei nuovi collaboratori e delle indagini condotte dal R.O.S. dei carabinieri. Tale omicidio assunse una particolare valenza negli assetti della mafia barcellonese di quel periodo poiché TRAMONTANA, come riportato anche nell’ordinanza di custodia cautelare della “GOTHA 6”, faceva parte del direttivo dell’organizzazione mafiosa barcellonese, talché la sua soppressione non poteva che essere decretata dai vertici del sodalizio. Alla base di tale decisione, l’asserita, eccessiva intraprendenza del TRAMONTANA, che pretendeva di espandere eccessivamente i propri profitti.

Gli altri due gravi fatti di sangue oggetto dell’ordinanza erano rimasti, invece – fino ad oggi – senza colpevoli e nello specifico:

Antonino Calderone

L’omicidio di BONOMO Santino, scomparso da Barcellona Pozzo di Gotto il 12 dicembre 1997 con il metodo della lupara bianca, contestato a CALDERONE Antonino, in concorso con altri. BONOMO sarebbe stato ucciso, per decisione dell’allora vertice della famiglia mafiosa barcellonese, poiché commetteva furti senza la preventiva autorizzazione del clan, mettendo in crisi il tradizionale controllo del territorio da parte dell’organizzazione mafiosa. La vittima sarebbe stata attirata in un’area isolata alla periferia di Barcellona con il pretesto di compiere alcuni furti e qui soppressa a colpi d’arma da fuoco. Gli autori avrebbero, poi, occultato il cadavere, che non è stato mai ritrovato.

Sebastiano Puliafito

L’omicidio di OTERI Stefano, ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 27 giugno 1998, davanti all’abitazione della sorella, a Milazzo, da killer giunti a bordo di una moto. Il delitto viene contestato a PULIAFITO Sebastiano, ex agente della polizia penitenziaria, e, secondo la ricostruzione dei collaboratori, il movente sarebbe da attribuire al comportamento dell’OTERI che si sarebbe “atteggiato a boss” nella zona di Milazzo, entrando in contrasto con il PULIAFITO che avrebbe rappresentato, in quella zona, il gruppo criminale barcellonese.

L’operazione rappresenta l’ulteriore progressione della manovra di contrasto che ormai da un decennio la DDA di Messina e l’Arma dei Carabinieri stanno conducendo contro l’articolazione barcellonese, sicuramente l’espressione più rappresentativa e militarmente organizzata della mafia in provincia di Messina, tanto da vantare rapporti privilegiati con Cosa nostra palermitana e catanese.

Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 30 gennaio 2019, ore 11,35.

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