Op. “Nemesi”: Omicidio Catalfamo (Barcellona, 1998). Condannato a 30 anni Salvatore Micale

Il Gup del tribunale di Messina VALERIA CURATOLA ha condannato a 30 anni di carcere, con il rito abbreviato, SALVATORE MICALE (foto in alto), di Barcellona Pozzo di Gotto, nell’ambito dell’udienza preliminare stralcio per l’operazione antimafia “NEMESI” (già rinviati a giudizio altri tre imputati). Micale è accusato di avere partecipato al gruppo di fuoco che, il 29 settembre 1998 a Barcellona, uccise GIOVANNI CATALFAMO…

Il Gup del tribunale di Messina Valeria Curatola, in accoglimento della richiesta a suo tempo avanzata dal pm, il sostituto procuratore della Dda Francesco Massara, ha condannato a 30 anni di carcere, con il rito abbreviato, Salvatore Micale, di Barcellona Pozzo di Gotto, nell’ambito dell’udienza preliminare stralcio per l’operazione antimafia “Nemesi”: lo stesso Micale, difeso dagli avvocati Giuseppe Lo Presti e Tommaso Calderone, è stato l’unico a scegliere l’abbreviato. La condanna scaturisce dalla partecipazione, secondo l’accusa, in concorso con altri soggetti, del Micale al gruppo di fuoco che, il 29 settembre 1998 a Barcellona, uccise Giovanni Catalfamo.

Erano già stati rinviati a giudizio, con il processo in corso di svolgimento con il rito ordinario davanti alla Corte d’Assise di Messina dall’11 dicembre 2019, altri tre imputati: il boss Giovanni Rao, Antonino Calderone e Sebastiano Puliafito.

L’OPERAZIONE

Il 30 gennaio 2019 i carabinieri del Ros diedero esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del tribunale di Messina su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di quattro persone, gravemente indiziate di concorso in omicidio, aggravato dal cosiddetto metodo mafioso. L’operazione venne detta “Nemesi”. Le indagini si sono giovate del contributo di diversi collaboratori di giustizia e, attraverso mirate attività di riscontro condotte dai militari del Raggruppamento Operativo Speciale, consentirono di ricostruire compiutamente autori e movente di quattro omicidi commessi a Barcellona Pozzo di Gotto e Milazzo in un periodo compreso tra il 1997 e il 2001. Due di questi omicidi erano già stati trattati in precedenti procedimenti ma le investigazioni della “Nemesi” hanno permesso di contestarli ad ulteriori indiziati. In particolare:

L’omicidio di CATALFAMO Giovanni, commesso a Barcellona il 29 settembre 1998, che viene contestato a MICALE Salvatore (per questo adesso condannato), in concorso con altri soggetti già giudicati per lo stesso fatto. CATALFAMO venne ucciso a colpi d’arma da fuoco da killer, giunti a bordo di una moto rubata mentre tentava di sottrarsi all’azione di fuoco rifugiandosi all’interno del complesso residenziale in cui abitava. Il movente dell’omicidio sarebbe da ricercarsi nell’intenzione da parte dell’organizzazione mafiosa di inviare un avvertimento inequivocabile a chi esercitava l’attività di usura, cosa di cui sarebbe stato sospettato il CATALFAMO. MICALE avrebbe avuto il compito di segnalare agli esecutori materiali il passaggio della vittima per dare il via all’azione delittuosa.

L’omicidio di TRAMONTANA Domenico, detto Mimmo, commesso la notte fra il 4 e il 5 giugno 2001 in località Calderà a Barcellona Pozzo di Gotto. Il delitto è già stato oggetto del procedimento “GOTHA 6” ma in quella sede il giudice aveva rigettato la richiesta di misura cautelare nei confronti di RAO Giovanni, esponente di vertice del sodalizio mafioso barcellonese, al quale l’omicidio viene adesso contestato, in qualità di mandante, alla luce delle dichiarazioni dei nuovi collaboratori e delle indagini condotte dal Ros dei carabinieri. Tale omicidio assunse una particolare valenza negli assetti della mafia barcellonese di quel periodo poiché TRAMONTANA, come riportato anche nell’ordinanza di custodia cautelare della “GOTHA 6”, faceva parte del direttivo dell’organizzazione mafiosa barcellonese, talché la sua soppressione non poteva che essere decretata dai vertici del sodalizio. Alla base di tale decisione, l’asserita, eccessiva intraprendenza del TRAMONTANA, che pretendeva di espandere eccessivamente i propri profitti. Gli altri due gravi fatti di sangue oggetto dell’ordinanza erano rimasti, invece senza colpevoli e nello specifico.

L’omicidio di BONOMO Santino, scomparso da Barcellona Pozzo di Gotto il 12 dicembre 1997 con il metodo della lupara bianca, contestato a CALDERONE Antonino, in concorso con altri. BONOMO sarebbe stato ucciso, per decisione dell’allora vertice della famiglia mafiosa barcellonese, poiché commetteva furti senza la preventiva autorizzazione del clan, mettendo in crisi il tradizionale controllo del territorio da parte dell’organizzazione mafiosa. La vittima sarebbe stata attirata in un’area isolata alla periferia di Barcellona con il pretesto di compiere alcuni furti e qui soppressa a colpi d’arma da fuoco. Gli autori avrebbero, poi, occultato il cadavere, che non è stato mai ritrovato.

L’omicidio di OTERI Stefano, ucciso a colpi d’arma da fuoco la sera del 27 giugno 1998, davanti all’abitazione della sorella, a Milazzo, da killer giunti a bordo di una moto. Il delitto viene contestato a PULIAFITO Sebastiano, ex agente della polizia penitenziaria e, secondo la ricostruzione dei collaboratori, il movente sarebbe da attribuire al comportamento dell’OTERI che si sarebbe “atteggiato a boss” nella zona di Milazzo, entrando in contrasto con il PULIAFITO che avrebbe rappresentato, in quella zona, il gruppo criminale barcellonese.

         Giuseppe Lazzaro

Edited by, venerdì 29 maggio 2020, ore 16,20.

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