Op. “Senza tregua”: Mafia ed estorsione. Giuseppe Sinagra condannato a 6 anni

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E’ stato condannato a 6 anni di reclusione, con il rito abbreviato dal Gup del tribunale di Messina MONICA MARINO, il sinagrese GIUSEPPE SINAGRA (foto in alto), che resta agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Si tratta di uno degli imputati coinvolto nell’operazione “Senza tregua”, scattata il 29 maggio scorso ed eseguita, con 23 arresti, dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando, del posto fisso di Tortorici e della Squadra Mobile di Messina, che azzerò la ricostituzione della cosca malavitosa di Tortorici…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud (edizione di domenica 18 dicembre 2016)

E’ stato condannato a 6 anni di reclusione (era stata di 9 anni la richiesta del pm Francesco Massara al termine della requisitoria), con il rito abbreviato dal Gup del tribunale di Messina Monica Marino, il sinagrese Giuseppe Sinagra, 40 anni, che resta agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Si tratta di uno degli imputati coinvolto nell’operazione “Senza tregua”, scattata il 29 maggio scorso ed eseguita, con 23 arresti, dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando, del posto fisso di Tortorici e della Squadra Mobile di Messina, che azzerò la ricostituzione della cosca malavitosa di Tortorici dopo gli arresti del passato che portarono in carcere capi ed affiliati del clan dei Bontempo Scavo. Giuseppe Sinagra, detto “Pippo finestra”, nell’udienza dello scorso 30 novembre, attraverso il suo legale di fiducia, avvocato Alessandra Ioppolo, aveva chiesto di essere giudicato con l’abbreviato ed è accusato di associazione mafiosa finalizzata all’estorsione. Leggendo l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Messina Salvatore Mastroeni, il Sinagra viene indicato come affiliato al nuovo clan di Tortorici, guidato dal presunto capo Antonio Foraci (ristretto in carcere), insieme alla moglie Rina Calogera Costanzo, al figlio Cristian ed a Giovanni Montagno Bozzone e Massimo Rocchetta. “Una associazione a delinquere di stampo mafioso – scrive il Gip – operante nella fascia tirrenica della provincia di Messina, finalizzata mediante la forza di intimidazione, derivante dal vincolo associativo, alla commissione di una indeterminata serie di delitti contro il patrimonio, nonché all’acquisizione in modo diretto o indiretto alla gestione e al controllo di attività imprenditoriali o commerciali o, comunque, alla realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti per sé e gli altri”. Nel dettaglio Antonio Foraci e Giuseppe Sinagra “programmano le attività criminose”, scrisse il Gip nell’ordinanza. Il Gup, il 30 novembre, ha rinviato a giudizio Giuseppina Chiaia; Francesco Costanzo; Calogera Rina Costanzo; Luca Destro Pastizzaro; Andrea Favazzo; Gianluca Favazzo; Antonio Foraci; Cristian Foraci; Roberto Galati Rando; Sebastiano Galati Rando; Simone Ingrillì; Giovanni Montagno Bozzone; Domenico Giuseppe Raneri; Salvatore Massimo Rocchetta. Un gruppo, come detto, è accusato di associazione mafiosa finalizzata all’estorsione e alla tentata estorsione, un altro è finito nel banco degli imputati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla cessione di sostanze stupefacenti sul territorio nebroideo. Il processo inizierà il 28 marzo 2017 davanti al collegio giudicante del tribunale di Patti.

Edited by, lunedì 19 dicembre 2016, ore 11,45. 

 

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