Op. “Senza tregua”: Il processo, parlano i pentiti D’Amico e Siracusa. Si riprende il 10 ottobre

   

Udienza importantissima del processo relativo all’operazione “SENZA TREGUA”, messa a segno dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando il 30 maggio 2016 e che portò da un lato allo smantellamento del ricostituito clan mafioso di Tortorici e, dall’altro, alla disarticolazione di una ramificata organizzazione dedita al traffico e alla cessione di sostanze stupefacenti. Hanno deposto i pentiti CARMELO D’AMICO (foto in alto a sx) e NUNZIATO SIRACUSA (foto in alto a dx), il primo considerato il braccio armato del clan dei Barcellonesi, il secondo riferimento della stessa cosca a Terme Vigliatore. Dopo altri quattro testi, rinvio al 10 ottobre…

Di Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Udienza importantissima quella relativa all’operazione “Senza tregua”, messa a segno dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando il 30 maggio 2016 e che portò da un lato allo smantellamento del ricostituito clan mafioso di Tortorici e, dall’altro, alla disarticolazione di una ramificata organizzazione dedita al traffico e alla cessione di sostanze stupefacenti. Davanti al collegio giudicante del tribunale di Patti (presidente Bruno Finocchiaro, a latere Vona e Sergi) hanno deposto, in videoconferenza dalle località protette dove si trovano, due collaboratori di giustizia del calibro di Carmelo D’Amico, prima del pentimento considerato il capo del braccio armato del clan dei Barcellonesi e Nunziato Siracusa, elemento di spicco della “cellula” mafiosa di Terme Vigliatore, collegata alla suddetta cosca. I due collaboratori, sotto il fuoco di fila delle domande del pm, hanno parlato del ruolo di Antonio Foraci all’interno del clan dei Bontempo Scavo. Foraci non è un nome a caso: nella “Senza tregua” è stato arrestato con l’accusa di essere il nuovo capo del clan di Tortorici e, dallo scorso inverno, si trova rinchiuso al “41 bis”, il carcere duro (all’udienza ha assistito in videoconferenza). Secondo i due pentiti, il Foraci sarebbe stato il collettore delle tangenti per conto dei Bontempo Scavo e, in due occasioni, lo stesso D’Amico avrebbe concordato con Foraci il pagamento di 5.000 euro a favore dei Bontempo Scavo quale percentuale sulle tangenti. Lo stesso D’Amico ha poi parlato di un acquisto di droga che sarebbe avvenuto in Calabria e di una partita di armi. Dopo l’escussione di altri quattro testi citati dal pm Fabrizio Monaco (Dda di Messina), il processo è stato rinviato al 10 ottobre per sentire altri testi. L’operazione venne eseguita dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando e del posto fisso di Tortorici insieme alla Squadra Mobile di Messina. Il Gup di Messina Monica Marino aveva rinviato a giudizio: Giuseppina Chiaia, domiciliata a Capo d’Orlando; Francesco Costanzo, di Bronte; Calogera Rina Costanzo; Luca Destro Pastizzaro; Andrea Favazzo; Gianluca Favazzo; Antonio Foraci ed il figlio Cristian Foraci; Roberto Galati Giordano, tutti di Tortorici; Sebastiano Galati Rando, di Maniace; Simone Ingrillì, di Capo d’Orlando; Giovanni Montagno Bozzone, nato a Tortorici, residente a Torrenova; Domenico Giuseppe Raneri, di Sant’Agata Militello; Salvatore Massimo Rocchetta, di Tortorici. Era stata stralciata la posizione di quattro indagati iniziali: del sinagrese Giuseppe Sinagra (condannato a 6 anni con il rito abbreviato); Giovanni Aspri, di Messina; Sebastiano Favazzo, di Tortorici e Vincenzo Rosano, di Adrano. La “Senza tregua” è una discendenza dalla precedente operazione denominata “Rinascita” (scattata il 13 giugno 2008) ed ha stroncato sul nascere la ricostruzione dell’organizzazione mafiosa tortoriciana e ha visto la Polizia di Stato continuare a fronteggiare “senza tregua” ogni nuovo tentativo di riorganizzazione. Colpito il clan di Tortorici dei Bontempo Scavo, operante tra il settembre 2013 e il dicembre 2014 e altre due associazioni a delinquere dedite al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine prese avvio dall’arresto in flagranza di reato, effettuato dalla polizia del Commissariato di Capo d’Orlando, durante un tentativo di estorsione ai danni di un locale nel centro paladino, perpetrato da quattro giovani tortoriciani nell’aprile 2013.

Foto in alto: il cartellone dell’operazione

La struttura operativa, facente capo per l’appunto ad Antonio Foraci, affiancato dalla moglie Calogera Rina Costanzo, dal figlio Cristian e dal sodale Giovanni Montagno Bozzone, operava sul territorio, mantenendo saldi contatti con altri appartenenti alla medesima associazione, sia in libertà (Giuseppe Sinagra) che detenuti (Massimo Rocchetta), portando a termine estorsioni in danno di commercianti ed imprenditori, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo mafioso. Le estorsioni, consumate o tentate, consistevano sia nella materiale dazione di denaro, che nella richiesta di attività lavorative per i familiari. Inoltre consistenti le quantità di sostanze stupefacenti sequestrate. Per i reati inerenti l’associazione mafiosa e le estorsioni sono accusati Antonio Foraci con la moglie Calogera Rina Costanzo ed il figlio Cristian, quindi Montagno Bozzone, Rocchetta e Sinagra. Per reati inerenti il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti sono accusati: Aspri, Chiaia, Costanzo, Destro Pastizzaro, Andrea, Gianluca e Sebastiano Favazzo, sempre Antonio Foraci con la moglie ed il figlio, Galati Giordano, Galati Rando, Ingrillì, Montagno Bozzone, Raneri e Rosano.

Edited by, giovedì 28 settembre 2017, ore 16,08. 

      

 

         

 

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