Op. “Tekno”: Il Cas nel mirino. Sei sospensioni, sei sequestri, 57 indagati

E’ stata denominata “TEKNO” l’operazione scattata stamane ed eseguita dalla Dia di Messina e del Centro operativo di Catania. Nel mirino il Cas, il Consorzio autostrade siciliane, in una inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto di Messina SEBASTIANO ARDITA. Le accuse, a vario titolo, sono falso, abuso d’ufficio, peculato, falsità ideologica e truffa. Sei le sospensioni dalle funzioni, sei i sequestri di beni eseguiti (totale 1 milione di euro) e 57 gli indagati. Tra di loro anche l’ingegnere ANNA SIDOTI, attuale sindaco di Montagnareale (indagata come tecnico e non come amministratore) e CARMELO INDAIMO, di Ficarra…

Foto in alto: il Procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, coordina l’indagine

Personale della Direzione investigativa antimafia di Messina e del Centro operativo Dia di Catania ha eseguito misure cautelari, che prevedono la sospensione dalla professione, nei confronti di sei tra dirigenti e dipendenti del Consorzio per le autostrade siciliane (Cas). I reati ipotizzati dal Gip, che ha emesso l’ordinanza su richiesta della Procura sono, a vario titolo, falso, abuso d’ufficio e truffa. Le indagini, durate circa due anni, hanno fatto luce sulla gestione amministrativa del Cas.

I dipendenti sospesi sono: Antonio Lanteri, di 64 anni, di Messina; Stefano Magnisi, di 64 anni, di Furnari; Angelo Puccia, di 57 anni, di Castelbuono; Gaspare Sceusa, di 62 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto; Alfonso Schepisi, di 65 anni, di San Piero Patti e Anna Sidoti, di 45 anni, nella qualità di ingegnere (è anche l’attuale sindaco di Montagnareale). La Dia ha eseguito un sequestro beni per un milione di euro complessivo di beni nei loro confronti e di altri sei indagati che sono: Carmelo Cigno, di 69 anni di Palermo; Letterio Frisone, di 64 anni, di Messina; Carmelo Indaimo, di 71 anni, di Ficarra; Antonino Spitaleri, di 68 anni, di Roccella Valdemone; Antonino Liddino, di 69 anni di Messina e Corrado Magro, di 70 anni, di Avola.

I reati ipotizzati dal Gip, a vario titolo, sono peculato e falsità ideologica e avrebbero incassato degli incentivi non dovuti da un minimo di 30.000 a circa 160.000 euro ciascuno. Indagati altri 45 funzionari del Consorzio.

Foto in alto: l’ingegnere Anna Sidoti, sindaco di Montagnareale

Sono settanta i decreti di pagamento al centro delle indagini della Dia, coordinate dal Procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, riferiti a 60 opere da realizzare. Di questi, secondo l’accusa, tutti erano viziati di forma e alcuni erano completamente inesistenti perché mancavano i progetti. Lo stesso Gip nel provvedimento parla “di fatti sconcertanti”. Alcuni degli indagati nell’inchiesta facevano lavori come Responsabile unico del procedimento (Rup) per il ripristino delle cabine di Sos nelle autostrade, facendosi liquidare come straordinario un lavoro ordinario così da ottenere il 2% in più previsto dalla legge. Tra gli indagati Anna Sidoti, sindaco di Montagnareale, già sotto processo a Patti per l’affidamento di un incarico progettuale ad una cugina. Nell’inchiesta, denominata “Tekno”, sono contestati la concessione e il pagamento ai 57 dipendenti, con quote diverse, di incentivi ottenuti per del lavoro che, secondo l’accusa, sarebbe stato svolto nell’orario d’ufficio e per compiti previsti dalla mansione svolta per conto del Consorzio per le autostrade siciliane. Un dipendente, sentito da Dia e Procura, ricostruisce: “Lavoravo all’assistenza delle colonnine Sos dell’autostrada, in quanto competenza dell’ufficio in cui lavoravo, su segnalazioni della Polizia stradale e dell’Anas, non sapevo che l’attività facesse parte di un progetto”. Per questo sostiene di “non avere ricevuto incarico formale per questa attività” che era di routine ma quando è andato in pensione ha avuto accredito nel Trattamento di fine rapporto una somma in più, circa 2.000 euro, frutto di un decreto dirigenziale che, rileva, “presumo possa essere l’incentivo dell’attività svolta”. Incassato, sostiene, a sua insaputa. Secondo l’accusa molti progetti per cui sarebbero stati incassati i soldi non sarebbero stati conclusi o, addirittura, neppure esistiti. Il danno per il consorzio in due anni è stato stimato in oltre un milione di euro e la Dia, in esecuzione del provvedimento del Gip, sta eseguendo, oltre a perquisizioni domiciliari e negli uffici, anche un sequestro beni equivalente per lo stesso importo. I dipendenti coinvolti nell’inchiesta sono complessivamente 57, indagati dalla Procura di Messina. Un altro dipendente ha dichiarato: “La mia attività – afferma nella dichiarazione agli atti dell’inchiesta – consisteva nel compilare tabelle, un’attività che avevo reso per dovere d’ufficio, comunque non riconosciuti da incentivi progettuali, in relazione ai rapporti del Cas con altri enti e per tratte autostradali diverse”. Il lavoro, precisa il dipendente, “è stato da me espletato in ufficio, trasmesso a un geometra e discusso col Rup, e comunque normalmente nelle ore ordinarie d’ufficio: è capitato anche fuori dal normale orario di lavoro”. La dichiarazione, secondo l’accusa, “evidenzia come le attività svolte e ricondotte nell’alveo degli incentivi progettuali rientravano nell’ordinaria attività del dipendente, svolta principalmente nelle ore d’ufficio”. “E’ il frutto di un’indagine molto complessa durata due anni sull’amministrazione interna del Consorzio per le autostrade siciliane, coordinata dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita”, ha affermato il capo centro della Direzione investigativa antimafia di Catania, Renato Panvino. “L’operazione – ha aggiunto Panvino – è ancora in corso in diverse città siciliane dove sono presenti investigatori Dia impegnati nella notifica dei provvedimenti ai dipendenti del Cas, con perquisizioni domiciliari e negli uffici. E’ la prosecuzione dell’operazione già condotta sempre dalla Dia nel 2015 nei confronti di imprenditori e funzionari del Consorzio per le autostrade siciliane che ha fatto luce sull’affidamento degli appalti a ditte compiacenti con modalità di corruzione”. Il presidente del Cas Rosario Faraci in una nota si dice ”profondamente rammaricato per gli sviluppi della vicenda giudiziaria su fatti risalenti al 2012 e 2013 e manifesta, anche a nome dell’amministrazione e della direzione generale, la totale fiducia nell’operato della magistratura”. “Il Cas procederà – aggiunge Faraci – secondo legge, ad adottare ogni conseguente provvedimento nei confronti dei dipendenti in servizio destinatari delle misure interdittive disposte dal magistrato”.

           Giuseppe Lazzaro

Edited by, mercoledì 12 aprile 2017, ore 12,03. 

 

(Visited 1.452 times, 1 visits today)