Op. “Vecchia maniera”: Condanne confermate in appello per il pentito Carmelo Bisognano e l’imprenditore Tindaro Marino

   

La Corte d’Appello di Messina ha confermato le due condanne, decise dal tribunale di Barcellona il 28 settembre 2017, nel processo scaturito dall’operazione antimafia “VECCHIA MANIERA”: 5 anni per il pentito ed ex capo del clan dei “Mazzarroti” CARMELO BISOGNANO (foto in alto a sx) e 2 anni per l’imprenditore di Gioiosa Marea TINDARO MARINO (foto in alto a dx), con capi di accusa diversificati. L’operazione venne condotta ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Barcellona allora guidato dal dirigente MARIO CERAOLO…

La Corte d’Appello di Messina (presidente Alfredo Sicuro) ha confermato le due condanne, decise dal tribunale di Barcellona il 28 settembre 2017, nel processo scaturito dall’operazione antimafia “Vecchia maniera”. La conferma delle pene decise in primo grado hanno riguardato il collaboratore di giustizia, l’ex capo del clan dei “Mazzarroti” Carmelo Bisognano, per il quale era stata determinata la condanna a 5 anni di reclusione, in quanto riconosciuto colpevole di tentata estorsione nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Torre, di Terme Vigliatore e di intestazione fittizia di beni in relazione alla creazione della società “Ldm Costruzioni srl” e l’imprenditore Tindaro Marino, di Gioiosa Marea, che era stato condannato a 2 anni di reclusione, accusato di intestazione fittizia di beni, sempre in relazione alla creazione della società “Ldm”, costituita in provincia di Pesaro Urbino grazie a prestanome che avrebbero favorito il duo “Bisognano e Marino” e per i quali è ancora pendente un processo in Tribunale. Bisognano è stato difeso dall’avvocato Fabio Repici, Marino è stato assistito dall’avvocato Pinuccio Calabrò. Al dibattimento si sono costituiti parti civili: l’associazione antiracket “Fonte di libertà” con l’avvocato Ugo Colonna; l’Acai con l’avvocato Vito Calabrese e l’impresa “Torre srl”, con sede legale a Terme Vigliatore, con gli avvocati Giovanni e Laura Cicala. Per tutti è stato disposto il risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile. 

Bisognano è stato accusato di intestazione fittizia di beni e di tentata estorsione ai danni dell’imprenditore Giuseppe Torre e della società “Torre srl”. I reati sono stati commessi tra il 2015 e il 2016 mentre Bisognano si trovava in regime di protezione. Tindaro Marino, arrestato e condannato nell’ambito dell’operazione “Gotha”, scattata il 24 giugno 2011, è stato invece accusato solo di intestazione fittizia di beni. Entrambi erano stati arrestati il 16 maggio 2016, nell’ambito dell’operazione “Vecchia maniera”. Le manette scattarono anche per Angelo Lorisco, di Mazzarrà Sant’Andrea, uomo fidato di Bisognano, che ha scelto il rito abbreviato e per gli stessi reati che hanno portato ora alla condanna del pentito, l’8 gennaio 2017 è stato condannato a 3 anni di reclusione.

L’OPERAZIONE

“Vecchia maniera”, sotto il coordinamento della DDA di Messina, venne guidata ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Barcellona agli ordini dell’allora dirigente Mario Ceraolo. Gli agenti scoprirono che Bisognano dalla località protetta dove si trovava, usando il fidato Angelo Lorisco, aveva costituito una società ed avviando l’attività di imprenditore, sotto mentite spoglie, grazie all’aiuto di Tindaro Marino, sottoposto alla misura di prevenzione patrimoniale e condannato all’epoca per concorso esterno alla mafia. Per tornare operativo, Bisognano tramite Lorisco aveva strumentalizzato il ruolo di collaboratore e tentato di sottoporre ad estorsione la famiglia Torre, titolare di un’azienda, minacciando di fare dichiarazioni sul loro conto. In cambio dell’aiuto economico di Tindaro Marino, il Bisognano, come hanno svelato le intercettazioni, si era impegnato a fare nuove e diverse dichiarazioni, nell’ambito di indagini difensive, favorevoli a Marino, che ne alleggerissero la posizione in vista del giudizio della Cassazione per concorso esterno alla mafia (relativamente alla prima operazione “Gotha”) e di quello diretto al sequestro di tutti i beni nel procedimento di prevenzione patrimoniale pendente in appello. Dal 7 luglio 2017 Carmelo Bisognano si trova rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, giovedì 28 marzo 2019, ore 14,27. 

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