Op. “Vecchia maniera”: Il pentito Bisognano condannato a 5 anni, due anni per l’imprenditore Marino

     

5 anni per il pentito CARMELO BISOGNANO (foto in alto a sx), 2 anni per l’imprenditore di Gioiosa Marea TINDARO MARINO (foto in alto a dx). Questa la sentenza disposta dal collegio giudicante del tribunale di Barcellona nell’ambito dell’operazione “VECCHIA MANIERA”, scattata il 16 maggio 2016 ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Barcellona sotto il coordinamento della DDA di Messina…

Il collegio giudicante del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto (presidente Processo, a latere Alligo e Gioeli) ha condannato a 5 anni di reclusione il collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano, di Furnari, già a capo del clan mafioso dei “Mazzarroti” e a 2 anni l’imprenditore di Gioiosa Marea Tindaro Marino, già arrestato e condannato per l’operazione “Gotha” scattata il 24 giugno 2011. Bisognano è stato difeso dall’avvocato Fabio Repici, Marino è stato assistito dall’avvocato Pinuccio Calabrò. A conclusione della requisitoria il pm Federica Paiola aveva chiesto la condanna a 6 anni per Bisognano e a 4 anni e 6 mesi per Marino. Al dibattimento si sono costituiti parti civili: l’associazione antiracket “Fonte di libertà” con l’avvocato Ugo Colonna; l’Acai con l’avvocato Vito Calabrese e l’impresa “Torre srl”, con sede legale a Terme Vigliatore, con gli avvocati Giovanni e Laura Cicala. Per tutti è stato disposto il risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile.  

Bisognano è stato accusato di intestazione fittizia di beni e di tentata estorsione ai danni dell’imprenditore Giuseppe Torre e della società “Torre srl”. I reati sono stati commessi tra il 2015 e il 2016 mentre Bisognano si trovava in regime di protezione. Tindaro Marino è stato invece accusato solo di intestazione fittizia di beni. Entrambi erano stati arrestati il 16 maggio 2016, nell’ambito dell’operazione “Vecchia maniera”. Le manette scattarono anche per Angelo Lorisco, di Mazzarrà Sant’Andrea, uomo fidato di Bisognano, che ha scelto il rito abbreviato e per gli stessi reati che hanno portato ora alla condanna del pentito, l’8 gennaio scorso è stato condannato a 3 anni di reclusione.

L’OPERAZIONE

“Vecchia maniera”, sotto il coordinamento della DDA di Messina, venne guidata ed eseguita dalla polizia del Commissariato di Barcellona agli ordini del dirigente, il vicequestore Mario Ceraolo. Gli agenti scoprirono che Bisognano dalla località protetta dove si trovava, usando il fidato Angelo Lorisco, aveva costituito una società ed avviando l’attività di imprenditore, sotto mentite spoglie, grazie all’aiuto di Tindaro Marino, sottoposto alla misura di prevenzione patrimoniale e condannato all’epoca per concorso esterno alla mafia. Per tornare operativo, Bisognano tramite Lorisco aveva – secondo l’ipotesi accusatoria che ha trovato un primo positivo riscontro – strumentalizzato il ruolo di collaboratore e tentato di sottoporre ad estorsione la famiglia Torre, titolari di un’azienda, minacciando di fare dichiarazioni sul loro conto. A Bisognano, la cui collaborazione ha permesso di mettere alla sbarra vari esponenti della mafia del Longano e a Marino fu contestato al momento degli arresti anche un altro reato. In cambio dell’aiuto economico di Tindaro Marino, il Bisognano, come hanno svelato le intercettazioni, si era impegnato a fare nuove e diverse dichiarazioni, nell’ambito di indagini difensive, favorevoli a Marino, che ne alleggerissero la posizione in vista del giudizio della Cassazione per concorso esterno alla mafia (relativamente alla prima operazione “Gotha” del 24 giugno 2011) e di quello diretto al sequestro di tutti i beni nel procedimento di prevenzione patrimoniale pendente in appello. Per quest’ultimo capo di accusa i sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Messina, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, gli stessi che hanno gestito la collaborazione di Bisognano e avevano chiesto gli arresti, hanno proposto l’archiviazione. Ma il Gup di Messina Monica Marino lo scorso 28 giugno ha rigettato la richiesta ordinando l’imputazione coattiva per il reato di false dichiarazioni al difensore rilasciate nell’ambito delle investigazioni difensive. Dallo scorso 7 luglio Carmelo Bisognano si trova rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.

          Giuseppe Lazzaro

Edited by, sabato 30 settembre 2017, ore 11,41.

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