Pettineo: Il ragioniere del comune mano lesta condannato al pagamento di 550.000 euro

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La Sezione giurisdizionale siciliana della Corte dei Conti ha condannato il ragioniere FRANCESCO VOTRICO (foto in alto), di Palermo, ex capo dell’Area finanziaria del comune di Pettineo, a pagare a favore dello stesso ente oltre 550.000 euro. Votrico venne arrestato con l’accusa di peculato e, attualmente, sta scontando ai domiciliari la condanna a 5 anni con il patteggiamento. L’ex ragioniere del comune di Pettineo è stato accusato di avere emesso, in favore del figlio SALVATORE (foto in basso), anch’egli arrestato al tempo, 73 mandati di pagamento per 550.000 euro…

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La Sezione giurisdizionale siciliana della Corte dei Conti ha condannato il ragioniere Francesco Votrico, 63 anni, di Palermo, ex capo dell’Area finanziaria del comune di Pettineo, a pagare a favore dello stesso ente oltre 550.000 euro. Il sequestro conservativo di beni immobili disposto a suo carico dalla Corte dei Conti è stato convertito nel pignoramento riferito alla somma che dovrà pagare. Questo il contenuto della sentenza dei giudici contabili che hanno accolto quanto richiesto dalla pubblica accusa. I fatti oggetto del procedimento si riferiscono al 7 novembre 2013, quando il sindaco di Pettineo, Giuseppe Liberti, denunciò ai carabinieri della Compagnia di Mistretta che, dopo una verifica della liquidità delle casse comunali, erano state riscontrate diverse anomalie riconducibili all’operato del Votrico, responsabile dell’Area finanziaria che, stando poi agli accertamenti svolti, aveva emesso mandati e disposto pagamenti a proprio favore e per il figlio Salvatore, al tempo senza occupazione. Stando alle indagini subito scattate, coordinate dalla Procura di Patti e condotte dai carabinieri, il Votrico senior, abusando della propria posizione, che gli garantiva l’accesso al servizio informatico di gestione dei mandati di pagamento e una piena autonomia nei rapporti con la filiale della Unicredit di Tusa, alla quale il comune di Pettineo aveva affidato il servizio di tesoreria, aveva messo in piedi un meccanismo tutto particolare. Venivano prodotti mandati di pagamento apparentemente regolari e plausibili, sebbene privi di titolo giustificativo, quindi alla tesoreria erano presentati altri mandati, dove erano riportate le coordinate bancarie del proprio conto corrente o di quello intestato al figlio. Una volta riscosse le somme, per non lasciare traccia dell’avvenuta distrazione del denaro, il responsabile dell’Area finanziaria distruggeva i mandati restituiti dalla banca con il timbro di avvenuto pagamento, per sostituirli con quelli recanti i dati apparentemente regolari e plausibili, sui quali faceva falsamente apparire apposto il timbro bancario. Danno quantificato in 73 mandati di pagamento per oltre 550.000 euro. Su ordinanza di custodia cautelare spiccata dall’allora Gip del tribunale di Patti Maria Giuseppa Scolaro, i due Votrico furono arrestati, con l’accusa di peculato, il 13 gennaio 2014: il padre finì in carcere, il figlio ai domiciliari. Successivamente vennero sequestrati i beni il 9 gennaio 2015 e il Votrico padre patteggiò la pena a 5 anni di reclusione che sta scontando agli arresti domiciliari. Oggetto di un separato processo penale c’erano altri 37 mandati per oltre 134.000 euro. I mandati si sarebbero concretizzati nel periodo intercorrente tra il 2008 e il 2013, prima della denuncia del sindaco che fece aprire il clamoroso caso.

      Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Edited by, giovedì 20 ottobre 2016, ore 9,48.
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